29 Settembre 2010

My Generation di Marco Villa

La serie che non potete non guardare se siete nati tra il 1980 e il 1985

Nel 1961 il regista Winfried Junge decise di realizzare un documentario sui bambini di Golzow, un paesino tedesco al confine con la Polonia. Girò una serie di interviste e dopo un po’ di tempo tornò a vedere come stavano quei bambini. Junge è una persona coscienziosa e metodica e per questo è tornato a Golzow regolarmente fino al 2007, raccontando come – nell’arco di cinquant’anni – una manciata di ragazzini (Die Kinder von Golzow il titolo del suo lavoro) sia ormai arrivata a un passo dalla pensione. Un approccio radicale, che ha poi ispirato altri esperimenti simili, il più famoso dei quali è costituito dalle Up Series della BBC, che dal 1964 intervista ogni sette anni lo stesso gruppo di persone.

Una lunga premessa per dare alcuni riferimenti a My Generation, adattamento ammeregano della coproduzione svedese/danese God’s Highway. La versione statunitense è stata curata da Noah Hawley (The Unusuals e Bones) e va in onda dal 23 settembre su ABC.
Ah, l’ulteriore premessa è che il pilot mi ha distrutto. Steso. Come direbbe la Tatangelo, mi ha emozionato.

Ma entriamo in tema. My Generation è una serie che sfrutta l’escamotage del mockumentary per realizzare una versione pop dei progetti titanici di cui sopra. In sostanza, nel 2000 otto individui appena usciti dal liceo hanno parlato con una troupe televisiva, raccontando i propri progetti per il futuro. Dieci anni dopo, cioè oggi, quella stessa troupe è tornata a trovarli per vedere come sono andate effettivamente le cose.

Al di là dell’originalità dell’impianto narrativo, My Generation è da premiare per molti aspetti. Innanzitutto la capacità di creare fin dal primo episodio un legame strettissimo con i personaggi. Giocando sul continuo parallelo tra il 2000 e il 2010, ognuno di essi viene infatti presentato in modo esaustivo e coinvolgente già nei 40 minuti del pilot.
Grazie a questa modalità di racconto, possono poi essere messe in scena storie di assoluta normalità, che mai avrebbero trovato posto in una serie canonica. Non ci sono poliziotti, supereroi, geni della medicina o serial killer. Ci sono casalinghe, insegnanti, soldati, manager, baristi e avvocati che fanno una vita normale. Prevedibilmente, la loro normalità verrà stravolta nel corso delle prossime puntate, ma il punto di partenza è ancorato a terra come non mai e questo impone di per sé una strada da percorrere.
Infine, l’ultimo motivo per cui sono stato preso a sberle da My Generation è prettamente personale e riguarda l’anagrafe. Quel “my” nel titolo sta proprio per la mia generazione, o più in generale di chi è nato tra il 1980 e il 1985. Perché le vite dei personaggi si intersecano con gli eventi storici del peggior decennio dal dopoguerra a oggi e ne escono per forza di cose segnate.

Previsioni sul futuro: puntata dopo puntata, vedremo progredire le vite dei personaggi e nel frattempo scopriremo gli eventi che ne hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni.

Perché guardarlo: perché ha trovato una strada originale e una struttura narrativa agile e interessante, che cala immediatamente lo spettatore nella vicenda

Perché mollarlo: perché non ci sono poliziotti, supereroi, geni della medicina o serial killer.

UPDATE: la serie è stata cancellata da ABC dopo la seconda puntata, a causa di pessimi risultati d’ascolto.



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