19 Novembre 2010 10 commenti

Him & Her – La serie tv sulla convivenza di Marco Villa

La lunga strada dal letto al wc

Lo sapete che a noi piace fare il giochino di inventarci come sarebbe una certa serie se venisse prodotta e girata in Italia.
L’abbiamo fatto qua e in varia misura in altri post, tipo questo o questo.
Stavolta non abbiamo bisogno di inventarci niente, perché in realtà in Italia già ci hanno provato.
Siamo in un appartamento, c’è un lui, c’è una lei. Giochini tra innamorati, intrusioni dei vicini, pochi soldi, intimità da coppia, tutto dialogo, zero azione.
Un concept da basso budget, tutti incentrato sulla bravura degli attori. E degli autori.
Mettendo insieme tutte queste cose, da noi è uscito Love Bugs con De Luigi e svariate partner incapaci, da loro, nella perfida Albione, è venuto fuori Him & Her.
Che è uno spettacolo, un vero e proprio gioiellino.

La serie è andata in onda tra settembre e ottobre scorsi su BBC Three, con sei episodi di mezz’ora ciascuno ed è stata prontamente rinnovata per altrettante puntate.
Protagonisti sono Sarah Solemani e Russel Tovey, lei bellissima e pressoché sconosciuta da queste parti, lui, invece, già lupo mannaro in Being Human, altra serie brit da applausi.
Come detto, tutto accade all’interno di un piccolo appartamento e ruota intorno ai dialoghi tra i due e alcuni personaggi di contorno.

Da un lato si potrebbe dire che è la vittoria della normalità sulle storie esasperate, dall’altro che è l’estasi della retorica indie della cameretta e della chiusura su se stessi o sulla coppia.
In realtà, nessuna delle due cose.

Him & Her è innanzitutto un esperimento.
Niente colonna sonora, svolgimento in tempo reale. Costruzione narrativa ridotta al minimo, tutto basato su eventi minuscoli e discorsi per nulla epici. Si parla di cose come dimenticare di tirare lo sciacquone, di prestare o meno dvd agli amici, del permesso di poter mangiare a letto e altre amenità simili.
La coppia viene mostrata come un’entità sufficiente a se stessa: ogni intervento esterno è considerato una scocciatura, un’invasione. L’appartamento è il regno esclusivo di Steve e Becky, il luogo dove possono mettersi a vicenda le dita nel naso e dirsi tutto e il contrario di tutto.
Qui sta la genialità della serie. Non vediamo interazioni complesse o stravolgimenti nel rapporto: la serie funziona proprio perché non succede niente.
È come prendere il Grande Fratello, concentrare sei mesi in mezz’ora e scriverlo meglio, con equilibrio e tono.
Poi, certo, potrete odiarla dopo tre minuti scarsi e la cosa sarebbe ampiamente legittima.
Però sareste un po’ senza cuore, sappiatelo.

Previsioni per il futuro: Becky e Steve parleranno, parleranno, parleranno e parleranno.

Perché seguirlo: perché il parlare della riga precedente è semplicemente irresistibile. Si ride, parecchio.

Perché mollarlo: perché non si andrà mai oltre il discorso: “Mi fai un pompino?” – “No, dai, sono stanca”. Oppure: “Mi fai un toast?” – “Beh dai, fattelo da sola”.

P.S.: sì, lo so, Love Bugs è un format canadese. Del Canada francofono, per giunta, ma sono sicuro che la versione fatta in Quebec sia più divertente. Tu chiamalo, se vuoi, pregiudizio.



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