9 Maggio 2011 4 commenti

Fringe 3 – Finale di stagione di Diego Castelli

Peter e Walter non hanno ancora finito di stupire

Copertina, On Air

ATTENZIONE: SPOILER COME SE PIOVESSE!!!!!

Con l’avanzare della primavera, inizia per i serialminders un periodo tutto particolare. Molte serie arrivano a una conclusione (magari definitiva), altre sono pronte a partire per la messa in onda estiva. Il dispiacere per l’obbligato arrivederci ai personaggi preferiti si mescola al desiderio di tirare le somme dopo un’intera stagione.

Quest’anno non si poteva iniziare con un finale più potente. Fringe, la serie fantascientifica partorita dal folle genio di J.J. Abrams, è riuscita a sopravvivere ai ratings debolucci e allo spostamento al venerdì sera (da molti considerato l’anticamera della cancellazione), facendosi confermare per una quarta stagione. Gioia e giubilo, se permettete, anche perché sapere di avere in saccoccia altri 22 episodi ci ha dato la serenità necessaria a goderci appieno questo splendido finale.

Dico splendido per vari motivi. Al consueto pendolarismo tra le dimensioni parallele, l’ultimo episodio di quest’anno ha aggiunto un altro dei marchi di fabbrica del buon J.J.: i viaggi nel tempo.
Gli ultimi secondi del penultimo episodio ci avevano mostrato un Peter Bishop risvegliatosi chissà come in mezzo a detriti ed esplosioni, subito dopo essere entrato nella misteriosa Macchina che doveva permettergli di difendere il nostro universo dalle mire distruttive di Walternate.
Ebbene, dopo aver pensato di essere finiti in una terza dimensione alternativa (mi chiedo se il suo colore distintivo sarebbe stato il lilla, o forse il malva), scopriamo invece di trovarci nel futuro, precisamente nel 2026. Dopo aver notato che i nostri personaggi sono invecchiati pochissimo (che il futuro abbia portato con sé ottime creme antirughe?), inizia un racconto di straordinaria forza, capace di dare soluzione a molti dei misteri che le puntate precedenti avevano lentamente costruito, ma senza per questo lasciare da parte un approfondimento psicologico degno del miglior drama.

Ovviamente, raccontare il futuro ha di per sé una grande forza attrattiva. Prima di preoccuparsi delle questioni importanti, lo spettatore è portato a notare con fanciullesca curiosità tutti i cambiamenti occorsi negli ultimi quindici anni: la piccola Ella cresciuta ed entrata nella Divisione Fringe, Broyles diventato senatore, Olivia promossa e finalmente capace di usare a piacimento i suoi poteri mentali, e via dicendo.
Si fa presto, però, a concentrarsi sugli accadimenti più rilevanti. Invece di mostrarci in tempo reale i minuti successivi l’entrata di Peter nella Macchina, gli autori decidono di portarci direttamente alle estreme conseguenze: l’Altro lato è stato completamente distrutto, nel tentativo di salvare il nostro universo. Il problema, però, è che nessuno aveva calcolato che i due mondi erano strettamente connessi, e la distruzione di uno sta causando lo sfaldamento dell’altro. Come se non bastasse, Walternate è sopravvisuto ed è in cerca di vendetta.

Proprio le mire di Walternate, inserite in un contesto fantascientifico sufficientemente articolato per fare la gioia degli appassionati del genere, ci portano a considerare le implicazioni più propriamente psicologiche e morali, che danno alla serie uno spessore ben maggiore di un semplice racconto ai confini della realtà.
Già perché nel futuro Walter è in prigione, condannato per aver dato avvio a quegli esperimenti che, alla lunga, hanno portato alla morte di miliardi di persone. Lo scenario che pian piano si dipana di fronte ai nostri occhi è una trama intricata in cui la divisione tra buoni e cattivi è molto più difficile di quello che si potrebbe pensare. Il nostro amato e tenero Walter, a cui vogliamo bene come al primo orsacchiotto dell’infanzia, è effettivamente lo scienziato che, con le sue ambizioni, ha scatenato la catena di eventi che sta portando all’Apocalisse. Ed è anche colui che, per sostituire il proprio figlio morto, è andato a rapire quello di un altro poveraccio. Ovviamente, proprio l’amore paterno e la “follia” generata dalla dolorosissima perdita di Peter è di nuovo un elemento che ci porta a una parziale, seppur non totale, assoluzione.
Dall’altra parte, Walternate è il cattivo che vuole distruggere il mondo. Ma chi l’ha reso così, se non lo stesso uomo che, da un altro universo, è venuto per portargli via ciò che aveva di più caro? Walternate ha perso Peter, e alla fine ha perso letteralmente tutto il suo mondo. Avrà pur diritto di essere incazzato, o no? In questo senso, le puntate dedicate esplicitamente all’Altro lato, di cui abbiamo già parlato in passato, ricoprono un ruolo fondamentale: facendoci concretamente esperire l’universo parallelo, gli autori gli hanno dato una reale consistenza, una vera dignità in quanto mondo a sè stante, aumentando la tensione, per noi spettatori, tra il “massì, distruggiamo tutto, basta che i nostri beniamini sopravvivano” e il “ok, però uccidere sei miliardi di innocenti non è proprio bellissimo”.

Chiaramente, l’ambiguità non raggiunge le estreme conseguenze. Walternate rimane il “cattivo” perché a fronte di una azione involontaria e accidentale (Walter e Peter non volevano distruggere niente), ne fa corrispondere una consapevole e studiata a tavolino con fredda determinazione. Ma in fin dei conti, come in parte il finale ci vuole suggerire, non possiamo trattarlo alla stregua di un normale criminale.
Tanto più, e qui c’è un’altra grande trovata, che Walter non ha perso il vizio. Dopo che il suo doppio ha ucciso Olivia – che bello quando i racconti di fantascienza o magia possono farti vedere la morte dei protagonisti, lasciandoti la relativa certezza che si possa rimediare – il nostro brillante anzianotto comprende qual è il senso della Macchina, e quali sono le speranze di salvare la biondina, in un passato che può ancora essere riscritto. Senza entrare nell’interessante dettaglio del paradosso temporale, che forse nella prossima stagione verrà ulteriormente approfondito – si racconta giustamente che il passato non può essere modificato da chi ne sta già subendo le conseguenze, ma si postula che una coscienza opportunamente informata dei fatti possa modificare il futuro prima che si formi – quello che qui ci interessa è che Walter non sembra aver imparato granché dagli errori passati. E come se non bastasse tira dentro nel suo gioco anche Peter, che si trova nella condizione di prendere la stessa decisione che il padre “adottivo” fece a suo tempo: infrangere pericolosamente le regole dello spaziotempo in nome dell’amore.
E’ chiaro che qui la situazione è un po’ diversa: se non barano l’universo va a ramengo, non è che ci sia chissà quale indecisione su ciò che bisogna fare. Eppure, le conseguenze negative ci sono comunque: nel sorprendente finale, quando il Peter del presente decide di far incontrare i due Walter per trovare una soluzione comune (invece che distruggere l’universo), l’ex Pacey scompare nel nulla, senza che agli altri gliene freghi niente. A darci poche, frammetarie informazioni sono gli osservatori, di cui ancora non abbiamo capito il ruolo, e che ancora ci devono spiegare perché non hanno i peli.

Di certo, il loro “non è mai esistito, è servito allo scopo” ci fa sonoramente applaudire, ma ci sta anche pesantemente sui testicoli: ce ne sbatte delle esigenze dell’universo, vogliamo una nuova stagione in cui i due Walter riescano a ricucire gli strappi della realtà, e in cui qualcuno riesca a riportare indietro il giovane Bishop perché, come dice l’antico monito, no Peter no party.

Quel che ci rimane, al momento, è la certezza che Fringe si conferma uno dei prodotti meglio congegnati, scritti e interpretati del panorama telefilmico attuale. Uno show talmente pieno di sfaccettature e di punti di interesse, da poter essere inquadrato in mille prospettive diverse, dal poliziesco alla fantascienza, dal drama romantico alla tragedia familiare. Probabilmente esistono universi paralleli dove versioni alternative di me (spero per loro meno calve) stanno scrivendo lo stesso articolo, notando elementi diversi da quelli che ho notato io, e sollevando riflessioni assai differenti dalle mie, ma ugualmente legittime. Con un unico punto in comune, in qualunque realtà: Fringe è una figata!

[Mi aggiungo anche io al post del Castelli. Se lui è stato entusiasta della costruzione dell’episodio e meno del finale, io ho esultato alla fine dell’ultima sequenza. Dalle Torri Gemelle allo scambio di Olivie, fino a questa botta con compresenza degli universi e sparizione di Peter, Fringe si candida a essere la serie con i migliori finali della storia. Un finale talmente forte che forse sarebbe stato degno di chiudere non una stagione, ma l’intera serie. E se questo è il punto di partenza, ben vengano altre 22 puntate in cui ogni cosa viene portata talmente vicina al punto limite da far credere che no, questa volta va tutto a puttane. E invece. Sottoscrivo: Fringe è una figata! (mv)]

Appuntamento a settembre!



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