7 Giugno 2011 1 commenti

Vera – Un po’ come Montalbano, ma in Inghilterra di Marco Villa

Tutto il mondo è Vigata

Brit, Copertina, On Air

Leggerete del fascino dei paesaggi, dell’ambientazione insolita. Vi diranno della protagonista atipica e così fuori dal tempo. Proveranno a convincervi dell’assoluta qualità e dell’unicità di stile e tono. Balle. Il motivo di questo inizio in stile canzone-per-le-nuove-generazioni-firmata-da-Roberto-Vecchioni è per mettervi in guardia: Vera ha tutte le caratteristiche per essere incensato in modo fighetto, ma è un prodotto di una medietà disarmante. Forse anche meno che medio.

Vera è andato in onda nel mese di maggio sul canale inglese ITV. Quattro puntate di un’ora e mezza ciascuna, in perfetto stile miniserie. Ogni episodio del telefilm, un caso da risolvere. Al centro dell’azione la detective Vera Stanhope, personaggio nato sulle pagine dei romanzi di Ann Cleves. Fuori dallo stereotipo della detective, Vera, interpretata da Brenda Belthyin, è una giovane nonna senza figli o nipoti o una attempata zitella con il cuore ormai in pace. A voi la scelta, il risultato non cambia: siamo dalle parti di una Miss Marple del nuovo millennio, dinamica e sempre in movimento, in grado di guidare e controllare senza problemi un’intera squadra di polizia. L’ambientazione – molto suggestiva – è quella invernale del Northumberland, nel Nord Est dell’Inghilterra, con una sequela di spiagge enormi e deserte, portatrici di uno spleen capace da solo di dare identità alla serie.

Nonostante tutte queste belle cose – dicevo – Vera è un prodotto medio. Vado con i segni meno. Prima di tutto, è una miniserie che non riesce a emanciparsi dall’origine letteraria da cui proviene: dal meccanismo dell’indagine e dallo sviluppo dell’intreccio, fino alla definizione dei personaggi e dei loro caratteri, tutto suona troppo di carta, dove per carta si intende proprio il fruscio delle pagine del libro. Per dire, ogni singola svolta dell’indagine arriva in seguito a dialoghi o a colpi di genio stile Jessica Fletcher e non è mai un elemento visivo o di azione a dare un cambio di ritmo. Un’impostazione che diventa letale e ridicola nel finale, quando si ha il colpevole che confessa con tanto di spiegone, mentre compare e scompare dalle finestre di un castello diroccato, illuminato solo da una torcia. Roba che a teatro direbbero: “No, è troppo teatrale”. Filodrammatica rulez. La durata di 90 minuti – poi – è decisamente esagerata: Vera non è noioso, anzi si fa seguire con facilità. Il problema è che quell’ora e mezza è del tutto ingiustificata: la narrazione prevede lunghi momenti di sostanziale inattività, durante i quali vengono mostrati per bene i personaggi, alternati a improvvise accelerazioni delle indagini che sembrano cadere dal cielo. Di nuovo: il peso del romanzo.

Ricapitolando: protagonista carismatico, bei paesaggi, durata eccessiva, nessuna importanza alla parte visiva, intreccio troppo letterario. Se ancora non vi è suonata una campanella, ve la attivo io. Vera non è altro che la versione britannica del Commissario Montalbano. Entrambi sono figli dello stesso modo di intendere la trasposizione televisiva di un romanzo ed entrambe arrivano ad avere stessi pregi e stessi difetti. Quindi, quando arriverà qualcuno a dirvi che “Ah, Vera sì che è un bel giallo, mica come i telefilm prodotti in Italia”, potrete ribattere che no, va bene essere spietati con la nostra programmazione, ma incensare tutto quello che c’è fuori è ancora più provinciale. Da un Montalbano a una Stanhope, l’unica reale differenza è che gli spaghetti allo scoglio di Enzo sono sostituiti dal brandy invecchiato a tutte le ore.

Previsioni sul futuro: quattro puntate, quattro casi. Tutti piuttosto complessi e intrecciati, risolti da improvvise illuminazioni fletcheriane.

Perché seguirlo: perché a suo tempo avevate Tele + sempre sintonizzato su Hallmark e i paesaggi inglesi alla Rosamunde Pilcher vi fanno vibbbrare dentro.

Perché mollarlo: perché è sostanzialmente il più inutile dei prodotti inglesi di cui abbiamo parlato su Serial Minds. Non brutto, ma davvero poco importante.



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