1 Luglio 2011 6 commenti

Wilfred di Diego Castelli

Il miglior amico dell’uomo è un tizio travestito da cane

Chi di voi ha un cane?
Bene. Molti.
Quanti di voi rivolgono al suddetto cane frasi di senso compiuto – “smettila di leccare”, “sul divano no ché lo sporchi”, “puoi cortesemente evitare di grattarti il culo sul tappeto” – che la povera bestiola non potrà mai capire perché, giustappunto, è un cane?
Bene. Quasi tutti.
Ora, a quanti di voi il cane risponde con frasi altrettanto articolate?
E qui vi volevo…

Questa è Wilfred, la nuova serie di FX. L’attendevo con trepidazione, e ha ripagato in pieno le mie aspettative!
Prima una nota produttiva: siamo di fronte al remake di un telefilm australiano, ma il protagonista è lo stesso attore nonché co-creatore dello show, quindi non mi sentirò in colpa nemmeno per un secondo per il fatto di non conoscere bene la versione dell’Oceania (a parte la visione di qualche ampio spezzone su YouTube).

Veniamo a noi, che c’è tanta roba. Wilfred racconta la vicenda di Ryan, un giovane di brutte prospettive interpretato da Elijah Wood (bravi, Frodo), che all’inizio della serie è in profonda crisi esistenzial-lavorativa: non è ancora riuscito a trovare il suo posto del mondo, e avrebbe anche fatto un pensierino ad uscirne (dal mondo). Strumenti dell’operazione: una manciata di pillole blu di non meglio specificata provenienza, cibi e succhi vari, un frullatore.
Sembrerebbe tutto deciso, e saremmo di fronte al pilot più corto della storia, se non fosse per Wilfred. Wilfred è il cane della vicina di Ryan, ma Lassie e Rex non c’entrano nulla. Se infatti tutti i personaggi vedono Wilfred per quello che è, cioè un quadrupede peloso e dalla lingua penzolante, Ryan ha una percezione leggermente diversa: ai suoi occhi, e ai nostri, Wilfred è un uomo con la barba, alto approssimativamente un metro e ottanta, che se ne va in giro vestito da cane, fumando, bevendo, e parlando del più e del meno con pesante accento australiano.

O_O

Questa la mia faccia quando ho letto per la prima volta della cosa. E non potete capire la mia gioia quando, da bravo amante delle storie strane, mi sono trovato di fronte una serie che non solo ha un concept abbastanza folle da giustificare di per sé la visione di almeno tre episodi, ma che dimostra di essere una commedia originale, ispirata e dannatamente divertente.
Perché Wilfred è prima di tutto una comedy, e non potrebbe essere altrimenti, visto che il povero Jason Gann non fa altro che andare in giro in quel costume che mi fa caldo solo a vederlo.
Il primo episodio, per la verità, mostra subito quali sono le potenzialità a lungo termine: il nuovo amico di Ryan aiuta il ragazzo a ritrovare una strana ma salutare voglia di vivere, e non mancheranno riflessioni che potremo definire “filosofiche”.
Ma la cosa importante, al primo impatto, è che Wilfred fa ridere! Motore principale del divertimento è la totale e ingiustificata incoerenza tra ciò che Wilfred fa come uomo (parlare, pensare, fumare erba, ecc) e ciò che invece fa come cane. Se infatti il nostro cucciolone è capace di prendere in mano una bottiglia di birra, non è in grado di scavalcare un’alta staccionata, perché, giustamente, non ha le braccia. E se può consigliare Ryan su cosa fare per riscoprire il suo istinto animale, allo stesso tempo non riesce a dargli la zamp… la mano, perché “non ha mai imparato”.

Se cercate verosimiglianza e coerenza, siete cascati male. Non ha nemmeno senso chiedersi se Ryan sia affetto da una qualche malattia mentale: sarebbe una spiegazione forse ragionevole, ma che servirebbe solo a togliere poesia al tutto.
Con una delle idee pià bislacche della storia recente, gli autori costruiscono un prodotto che, in quanto a surrealtà, merita di essere accomunato agli Scrubs, ai Community e ai My Name Is Earl. In questo senso, non aspettatevi nemmeno di ridere in maniera troppo sguaiata. Wilfred non è una sitcom classica, non ha le risate di sottofondo, e non punta a farvi rotolare per terra. La sua è una comicità più ragionata, cerebrale, che lascia soddisfatti per la qualità e imprevedibilità dell’invenzione di turno, piuttosto che per la capacità di sparare a raffica battute magari banali, ma sostenute dal loro stesso ritmo. Insomma, è comicità da pay tv, prendere o lasciare.

Riconoscere i meriti di Gann non deve nemmeno farci dimenticare l’apporto di Elijah Wood. L’ex hobbit, con la sua faccia stralunata da eterno fattone, gli occhioni blu spalancati nel vuoto e lo strano sorriso da aspirante serial killer (non gli affiderei nemmeno un pesce rosso), è perfetto nei panni depressi di Ryan, un personaggio tutto da scoprire che si merita un volto così strano. In questo, la scelta sembra migliorativa rispetto all’originale australiano, dove il protagonista pare ben più anonimo. In generale, a giudicare dai vari spezzoni circolanti in rete, il Wilfred statunitense vanta un budget più alto, location più ricche e immagine più cinematografiche, anche se la patina vagamente amatoriale dell’originale non sembra stonare affatto con l’atmosfera completamente demente che permea l’intero show.
A dare una bella spinta alla versione a stelle e strisce c’è anche la penna di David Zuckerman, già prolifico sceneggiatore di Family Guy. Scelta probabilmente non casuale: se bisogna cercare un parente stretto di Wilfred nella televisione recente, lo si trova facilmente in Brian Griffin, cane parlante, alcolista e aspirante scrittore, che è una delle colonne portanti della serie animata di Seth McFarlane. Anche le gag legate alla contrapposizione tra comportamento umano e canino sono uno dei punti di forza di Family Guy, a riprova del fatto che Wilfred, se proprio non ha copiato, per lo meno si è fortemente ispirato al simil-Snoopy della Fox.

Certo, se Brian Griffin è un cartone animato che si muove in mondo di disegni, dove tutto è strano e folle quasi per definizione, Wilfred cammina su due gambe in una realtà assai simile alla nostra, nella quale questo normalissimo cane è in realtà un tizio in costume, e nessuno se ne accorge.
Ve lo assicuro, questa roba vi prende il cervello e ve lo riduce in una splendida poltiglia, da non perdere!

Previsioni sul futuro: in un crescendo di follia, Wilfred insegnerà a Ryan tante cose sulla vita, come una specie di Grillo Parlante con le pulci.
Perché seguirlo: c’è del genio più o meno ogni due minuti.
Perché mollarlo:  non guarderete mai più allo stesso modo i vostri animali domestici.



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