5 Luglio 2011 1 commenti

Anteprima assoluta: Charlie’s Angels – Il remake che non serviva a nessuno di Diego Castelli

Avevano un pomeriggio libero, e han fatto una serie…

Due settimane dopo Alcatraz, è nuovamente tempo di anteprima assoluta!
Stavolta siamo riusciti a vedere il pilot di Charlie’s Angels, il remake dell’omonima e famosissima serie anni Settanta, che debutterà il prossimo 22 settembre su ABC.

E se Alcatraz ci ha convinto, pur rimanendo in attesa di capire gli sviluppi dell’intricata storia orchestrata da JJ Abrams, Charlie’s Angels ci ha entusiasmato, con la sorprendente qualità della sua scrittura e il livello eccelso della regia, del montaggio, della recitazione…
Ecco, questo è più o meno quello che avrei scritto se Charlie’s Angels non si fosse rivelato una clamorosa CAGATA.

Contestualizziamo un filo va’, senza metterci a fare troppi paragoni. Anche perché se rivedo oggi una puntata della vecchia serie poi devo mungermi il latte dalle ginocchia, quindi non è che siamo qui a dire “ehhhhh, quello vecchio era tutta un’altra cosa, e le attrici non erano troie, e il gelato costava 50 lire”.
Il primo Charlie’s Angels divenne un cult assoluto fin dalla prima stagione. Una vera e propria mania collettiva, che fece esplodere il mito della bionda Farrah Fawcett (il fatto che l’attrice mollò lo show proprio alla fine del primo anno fa capire che bastarono quei 9 mesi per creare un fenomeno clamoroso). I motivi del successo furono diversi, ma per quello che qui ci interessa citeremo l’arrivo sulla scena poliziesca di tre avvenenti eroine (in un genere tipicamente monopolizzato dai maschi), l’atmosfera solare e spensierata della California, la bellezza delle protagoniste, che erano sì fighe-da-paura, ma anche molto caste nel loro combattere il male. Come a dire che le fantasie fornicatorie funzionano meglio se nascono quasi solo nella mente dello spettatore. Ultimo punto, la semplicità di accesso, che trasformava la serie in un racconto di azione e d’avventura piuttosto che in un vero e proprio poliziesco, consentendo ai fan di spegnere il cervello e godersi il volume dei capelli.

E’ ovvio che, in fase di realizzazione di un remake, bisogna tener conto del passaggio del tempo. In questo senso, per esempio, il fatto che le protagoniste siano “detective” sprovviste di pene non fa certo sgranare gli occhi, e non può di per sé essere considerato motivo d’attrazione (non attrazione telefilmica, per lo meno). Lo sapevano i realizzatori dei due film tratti dalla serie, che puntarono su atmosfere più moderne, ironia più smaccata, azione più incalzante. Con risultati altalenanti, ma con un’idea ben precisa in mente.
In questo senso, il nuovo Charlie’s Angels sembra cercare una via di mezzo tra il classico e il moderno, naufragando malamente in una pozza di inutilità.

I tre nuovi angeli sono Kate Prince (Annie Ilonzeh), Eve French (Minka Kelly) e Abby Sampson (Rachael Taylor). Facce pressoché sconosciute al pubblico seriale – a parte la Kelly/Lyla Garrity in Friday Night Lights, che peraltro somiglia in maniera inquietante alla Blair Waldorf di Gossip Girl – scelte forse nel tentativo di imporre nomi nuovi, non contaminati da eccessivi brandelli di fama televisiva. Belle sono belle, nulla da dire, ma per ora sembrano anche abbastanza anonime, bambolotte senza carisma in abitini succinti.
Se Charlie non si vede, ovviamente, critico grandemente la scelta di trasformare il buffo Bosley, pacioccoso aiutante degli angeli ma sostanzialmente uomo da “dietro le quinte”, in un ragazzotto gagliardo con il talento per il computer. Ramòn Rodriguez, questo il nome dell’attore, interpreta un Bosley sciupafemmine che, al di là dell’essere troppo diverso dall’originale (ma potremmo anche metterci un chissenefrega) è del tutto superfluo, perché troppo simile alle sue colleghe. Se già abbiamo tre gnoccone che usano il fascino per ottenere ciò chevogliono, che ce ne facciamo del loro clone maschile?

Lasciando perdere il casting, che forse si poteva fare meglio ma che in fondo non fa gridare vendetta, veniamo ai reali problemi. La struttura di fondo è rimasta la stessa dell’originale: più che investigare, gli angeli vengono indirizzati verso un cattivo che ha fatto cose cattive, si infiltrano nella sua rete di malvagità, vengono scoperte (perché nella suddetta rete sono tutti russi/turchi/sudamericani coi peli sulle spalle e loro invece sono fotomodelle senza cellulite), una di loro rischia la vita, e infine le altre la salvano riuscendo nel frattempo a sconfiggere il bastardo di turno. Era quasi sempre così nella serie originale, ed è così in questo pilot. A dire il vero c’è anche un twist carino pochi minuti dopo l’inizio, ma non voglio spoilerare troppo.
Fin qui non ci sarebbe niente di male. Ma la sfida di un prodotto del genere, specie nel 2011, dovrebbe essere quella di puntare sul “contorno”. Se la componente investigativa non è così importante (scelta legittima), lo sforzo di autori, registi, montatori ecc deve allora puntare alla realizzazione di un grande spettacolo. Dovrebbero esserci scene d’azione ottimamente orchestrate, dialoghi pieni di battute a effetto, immagini ampie e luminose di luoghi inarrivabili per noi comuni mortali. E dovrebbe esserci una buona costruzione della suspense, ovviamente basata sulla riuscita o meno di questa o quell’azione rocambolesca, piuttosto che sul disvelamento di un mistero.
Ebbene, nel nuovo Charlie’s Angels non c’è quasi nulla di tutto questo. Le scene d’azione sono piatte, poco ritmate, e sanno di già visto. I dialoghi sono fastidiosamente didascalici, come se si dovesse spiegare tutto per filo e per segno, in una serie che, francamente, non avrebbe bisogno di spiegare quasi niente. Battute carine, di quelle che condividi su facebook, neanche una. Inquadrature un po’ lascive che facciano vedere le grazie delle protagoniste, poche e deludenti.

Ma se c’è una cosa che proprio non mi va giù, è la ridicola semplicità con cui gli angeli portano a termine qualunque compito. Devi aprire una cassaforte impenetrabile? Un angelo sarà una super esperta di serrature e la forzerà in un istante. Bisogna intrufolarsi in un appartamento al secondo piano? Un angelo sarà agile come un gatto e non avrà problemi ad arrivarci arrampicandosi sulla grondaia. Difficoltà a capire chi è la donna misteriosa catturata dalle telecamere di sorveglianza? L’inutilmente-figo Bosley entrerà in una versione fantascientifica di internet e scoprirà in mezzo secondo quante volte la suddetta donna ha urinato quella stessa mattina. Tutto così, facile e veloce, come se niente fosse.
Mi aspetto che nei prossimi episodi le ragazze mostreranno come identificare trafficanti di droga dall’odore, montare e smontare sofisticatissime armi usando gli alluci, sfuggire a criminali in suv usando un monopattino, saltare la coda in banca senza far incazzare nessuno, togliere il calcare dalle superfici più ostinate e aprire le noci usando le chiappe.

E ovviamente la pettinatura non si scompone mai, i vestiti non si sporcano, il dolore non si sente, e donne di 37 chili stendono senza problemi bestioni di due quintali, che nella realtà le spazzerebbero via con un rutto.

Cioè, che noia!

In termini di remake telefilmici, Hawaii Five-O è 25 spanne sopra. Più veloce, più divertente, più ironico, più carismatico. Ugualmente esagerato, ma cosciente di esserlo e per questo capace di riderci su. A Charlie’s Angels rimane un certo predominio sulla topa, ma diciamoci la verità: noi vecchi spettatori di Baywatch abbiamo bisogno di ben altro…

Previsioni sul futuro: gli angeli combatteranno nemici molto stereotipati senza mai mostrare i capezzoli.

Perché seguirlo: perché siete ancora sconvolti dall’insostenibilie complessità di Willy, il Principe di Bell-Air, e cercate qualcosa di un po’ più semplice.

Perché mollarlo: perché un giorno verrà fatto uno studio medico su ciò che Charlie’s Angels ha fatto ai miei testicoli, e non sarà un bello spettacolo.



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