26 Settembre 2011 10 commenti

The Big Bang Theory – La quinta stagione (ed di La Redazione di Serial Minds

Riparte The Big Bang Theory. Purtroppo e per fortuna.

Ci eravamo lasciati a maggio con un duello su The Big Bang Theory. Si riparte allo stesso modo, sempre più agguerriti.

UE’, OCCHIO AGLI SPOILER!

Io e il Villa ci abbiamo preso gusto a fare i post doppi, sarà che ci si mette meno e dà tanto quella impressione di “guardate quanto siamo squadra”.
Visto che con How I Met Your Mother aveva iniziato lui, con The Big Bang Theory comincio io (anche se c’è il rischio che lui ne parli male, perché è cattivo). Il paragone tra la serie di Sheldon e quella di Barney viene spontaneo, perché sono partite a pochi giorni di distanza e perché entrambe hanno dato il via alle nuove stagioni con due episodi al prezzo di uno.
Per quanto mi riguarda, a questo giro vincono i nostri nerdissimi scienziati di Pasadena! E il motivo, in apparenza strano, è che ci aspettavamo di meno. Mi spiego: HIMYM era finito col sorpresone di Barney al (suo) matrimonio. La nuova stagione, come dicevamo giorni fa, non solo non ci ha detto chi è la sposa – uffa! Per non dire cazzo! – ma ha anche proposto un secondo episodio stranamente avulso dal solito contesto. Cioè, sono stati quaranta minuti divertenti, ma che non siamo riusciti a goderci come speravamo.
Diversa la questione per TBBT: nessuno si aspettava chissà quali risvolti clamorosi dalla (presunta) notte di sesso tra Penny e Raj. La serie ci ha abituato a dare importanza relativa a queste cose, e questo di per sé era e rimane un difetto. Ma al momento di iniziare una nuova stagione, sapevano di non dover riporre troppe speranze di sviluppo su quel fronte, e ci siamo concentrati fin da subito sulla comicità nuda e cruda. E ragazzi, in questi due episodi si ride di brutto! Non che abbiano inventato chissà che (a parte un’accelerata nel bisogno di affetto e partecipazione di Amy): i tormentoni sono quelli, le psicologie anche, e per ora non sono arrivati nuovi personaggi. Ma vedendo Sheldon tornare precipitosamente alla porta della vicina di casa perché non era riuscito a completare il terzo “knock-knock-knock-Penny”, ci si accorge che The Big Bang Theory, con le sue trovate e col suo ritmo, ci mancava un sacco. Con una perla che si è scolpita nella mia mente per l’eternità: la limonata tecno-virtuale tra Howard e Raj. Un colpo di genio che vale da solo il prezzo del biglietto. Che poi il biglietto non c’è, ma ci siamo capiti… (Diego Castelli)

Tutto come prima. Più di prima. The Big Bang Theory riparte così come era finito, in perfetta continuità con il trend della quarta stagione, che si portava dietro aggettivi tipo scialba, sottotono, ripetitiva. Il punto, per quanto mi riguarda, resta lo stesso: The Big Bang Theory non fa più ridere e gli autori non hanno più idee. Così, confortati anche dagli ascolti, non si impegnano più a trovare strade nuove, ma ripropongono schemini già visti e rivisti. Oh, scelta rispettabile: Raul Cremona va avanti a fare il Mago Silvan da quindici anni e a Zelig lo applaudono fisso, ci mancherebbe che non lo potessero fare Chuck Lorre & Co. (sì, è provocatorio il paragone, lo so che non sono allo stesso livello). Questi primi due episodi di stagione sono desolanti: non c’è uno spunto nuovo, un salto in avanti, un rilancio. Si continua a strizzare l’occhio su situazioni già viste e riviste: dai, davvero è il caso di sfruttare ancora l’ipocondria di Sheldon? E siamo ancora a sganasciarci per il triplo bussare? Certo, sono cose divertenti, ma arrivati alla quinta stagione dovrebbero essere elementi di contorno che facciano sentire a casa, non la base di un’intera puntata come quella della poltrona. Stesso discorso per l’originalissimo equivoco Leonard – Priya, con il primo intento a leggere roba erotica via Skype, iganro della presenza dei genitori. Te pensa. Per non parlare del fatto di essersi ridotti a fare battute sulle emorroidi e – in una preoccupante escalation di umorismo anale – a parlare di vermi che escono dal retto mentre Leonard mangia, come nel più becero dei Natale al Cesso. Di due puntate, salvo due situazioni: una è quella qui accanto, la scena tra Sheldon e Penny in cui lui esce per un istante dalla caratterizzazione monolitica e riesce a parlare in modo ironico (giusto un attimo prima dello scoppio di ipocondria); l’altra è la scena brevissima tra Bernadette e Raj, con lei incapace di non essere gentile nonostante l’incazzatura. Fine. Come detto già altre volte, The Big Bang Theory è una serie fondamentale di questi anni, ma ormai è vecchia, appartiene allo scorso decennio. Lo dimostra il modo classico in cui si è affrontata la scena del paintball (inutile che dica rispetto a cosa, vero?) e in cui viene mostrato a fine puntata lo spot di Penny. Lo spot non viene mostrato per intero come appendice alla puntata, ma viene interrotto da tre secondi di inquadratura sul gruppetto che guarda la tv. Sembra una cazzata, ma a livello di linguaggio denota un’impostazione davvero vecchia: come a dire che lasciar vivere lo spot al di fuori dell’universo dei due appartamenti sarebbe stato troppo azzardato. Meglio tenerlo al guinzaglio con un inserto minuscolo e del tutto inutile. Poi, intendiamoci, capisco chi ancora si appassiona: l’affetto per i personaggi è duro a morire. Pensate, il Castelli ancora segue Grey’s Anatomy… (Marco Villa)



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