2 Novembre 2011 3 commenti

Man Up! – Torna il neo-muccinismo, arriva il duello di La Redazione di Serial Minds

Una nuova serie con uomini affetti da sindrome di Peter Pan

Man Up racconta le vita di tre personaggi che capiscono che è il momento di crescere e diventare adulti. Il problema è che non hanno 15 anni, ma più del doppio. Va in onda dal 18 ottobre su ABC.

Perché mollarlo
Ok, saranno almeno tre settimane che non parlo di serie sui trentenni, forse anche qualcuna di più. Ecco, quindi, il grande ritorno, accompagnato persino dalla maledizione che su queste serie grava: il neo-muccinismo. Avevo tirato fuori questo termine in occasione di Traffic Light, ignobile serie di mid season andata in onda su Fox, per fortuna cancellata al termine della prima stagione. Di cosa parlava? Di trentenni con una sindrome di Peter Pan grande così e delle loro donne che li sopportavano, facendo spallucce e occhioni da mamme. Il termine neo-muccinismo era uscito con ovvio riferimento ai personaggi ottusi dei film di Muccino Gabriele, quelli in cui Accorsi urla e qualche attrice a caso piange.

Ebbene, a distanza di otto mesi, il neo-muccinismo torna a minacciarci in modo ben più pericoloso dello spread tra btp e bund, fosse anche per il fatto che non ho la minima idea di cosa abbia appena scritto. Man Up! signori, è identico a Traffic Light. Ma proprio identico: tra le poche cose che ricordo di quel pilot irritante, ci sono le conversazioni telefoniche multiple tra gli amici. Delle robe che per gli autori sarebbero dovute essere esilaranti e che invece facevano venire una gran voglia di uscire in strada a rigare tutte le macchine parcheggiate.

Se quella serie là mi aveva gettato nello sconforto, immaginate la mia reazione a una serie che vanta un pilot scritto con la carta carbone. Il problema principale di una serie come Man Up! è che, per dirla con parole facili, non ha nulla di interessante. Nulla. La trama mostra infatti le esistenze di un gruppo di adulti middle class che conducono vite ordinarie, abitano case fatte con lo stampino della “casa americana dei quartieri residenziali” e hanno tra loro legami già mostrati migliaia di volte. Più di tutto, Man Up! dimostra che al momento le reti stanno facendo veramente fatica a trovare nuove strade per le comedy: ancora troppo forte il totem di How I Met Your Mother e, alle spalle, di Friends. Si cerca di spostare qualche elemento, di invecchiare un po’ personaggi e ambientazione, ma è evidente che non si riesce a uscire da uno schema che prevede bromance e affetti vari.

Come detto in occasione di The League e New Girl, basta poco per trovare un tono e un approccio almeno diverso: si tratta di due casi che di sicuro non passeranno alla storia come punti di riferimento, ma in questa situazione davvero paludosa sembrano delle mezze rivoluzioni. Non si chiede, insomma, che tutte le comedy siano come Community o Parks and Recreation – che non sono per tutti e non possono essere il prodotto di punta di una generalista, ma almeno un po’ di coraggio. Bisogna trovare una strada nuova. Man Up! è una strada vecchia e senza uscita, talmente vacua da apparire inconsistente anche al pubblico di una serie classica come Last Man Standing, che la precede nella messa in onda e che fa registrare ascolti nettamente superiori. // Marco Villa


Perché seguirlo

Meno male che ho letto il pezzo del Villa su Man Up! prima che venisse pubblicato! Solo così ho potuto dire al mio socio “fermo lì, devo dissentire”. Eh già, perché anche su questa serie abbiamo opinioni divergenti, e non posso rischiare che qualche potenziale fan se la perda a seguito di una recensione (pur legittimamente) negativa.

La cosa strana è che non posso dirvi cose diverse da quelle del mio socio, se analizziamo la struttura e il mood generale della serie. E’ vero che non apporta alcuna novità di rilievo. E’ vero che le relazioni tra i personaggi sono le stesse viste in altre mille sitcom. E’ vero che anche la messa in scena (regia, fotografia, montaggio) non aggiunge nulla di nuovo. Ed è più che mai vero (forse è il punto più importante) che Man Up! è privo di una qualsiasi autorialità personale (alla Greg Garcia, o alla Chuck Lorre), apparendo un collage abbastanza dichiarato di spunti presi qui e là. Ai paragoni fatti dal Villa aggiungo anche Una notte da leoni, che sembra aver influenzato molto Man Up sia in certe dinamiche tra i protagonisti, sia nelle concrete scelte di cast: Dan Fogler non ce ne voglia, ma è chiaro che è stato ingaggiato per somigliare, nella fisionomia e nei modi, a Zach Galifianakis, astro nascente della comicità americana.

E allora voi, che siete gente sveglia, mi direte: “perché, se sei così d’accordo con l’analisi del Villa, dici che dovremmo dare una possibilità a Man Up!?”
Molto semplice: c’è solo un dettaglio che mi fa essere in disaccordo col mio barbuto amico. Ho visto due episodi i Man Up! e ho riso dall’inizio alla fine. Non c’è niente di nuovo, niente di imprevedibile, ma mette in scena esattamente i temi e le battute che vorrei vedere in uno show come questo. I protagonisti sono imbecilli e insicuri, e i modi assai goffi con cui cercano di uscire da questa condizione, risultando solo più sfigati di prima, sono esilaranti. E non mi nascondo dietro un dito: c’è una grossa componente di immedesimazione. In fin dei conti, anch’io sono un po’ sfigato, anch’io gioco ai videogiochi credendomi un semidio, anch’io vorrei essere più “maschio” ma poi non faccio nulla per ottenere il risultato, indulgendo in ogni comodità. E soprattutto, anch’io tendo a incazzarmi se un gigantone nero e coi bicipiti enormi mi dice che non gli piace Guerre Stellari. Certo, probabilmente non mi porto dietro la blanda insoddisfazione alla vita dei protagonisti di Man Up!, ma loro avevano pur bisogno di un motivo per fare un telefilm. Vedere esasperate e ingigantite sullo schermo certe piccole manie, certe idiozie da bambinoni troppo cresciuti che riconosco anche in me stesso, ha un qualche potere catartico, mi fa sentire più intelligente e autoironico degli altri. Poi ovviamente non cambia nulla: adesso smetto di scrivere e vado a giocare alla playstation, che il Pinguino ha rapito Mister Freeze e io devo indossare i panni di Batman per tirarlo fuori dai guai… // Diego Castelli

 



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