10 Novembre 2011

Hell on Wheels – AMC goes West di Marco Villa

Sul binario corre(r

A me il West piace. Non sono di quelli che hanno visto ogni film sull’argomento, ma a me il West piace. Soprattutto, mi piace quando il West viene dipinto in modo cruento, diretto, senza troppe menate o giri di parole. Perché era un posto orrendo, diciamocelo, in cui il 99,9% di noi sarebbe finito tra il male e il malissimo nel giro di cinque minuti. E allora se mi metti in scena un western sporco, cattivo e senza alcuna pietà, mi hai già conquistato. Tanto vale fare subito il nome del convitato di pietra e cavarsela in fretta: per questo motivi qui sopra, Deadwood era splendido. Un po’ pesantino a tratti, molto compiaciuto (pure troppo) come solo certi prodotti HBO. Ma cazzo, se Deadwood era splendido. I motivi erano due: la mancanza di filtri e il carisma dei personaggi. Ecco, diciamo che nel pilot di Hell on Wheels i primi sono giustamente molto limitati, ma il secondo è del tutto assente.

Hell on Wheels è la nuova serie di AMC, ovvero il-canale-che-non-sbaglia-un-colpo. Mad Men, Breaking Bad, Rubicon, The Walking Dead, The Killing. Tutti qua, tutti belli, al punto da aver permesso alla rete di contendere la palma di autrice dei migliori prodotti proprio a quella HBO cui si accennava prima. Adesso arriva Hell on Wheels e, per la prima volta, il pilot non è folgorante.

Siamo nel 1865: la guerra civile americana si è conclusa da poco e, come recita il prologo, l’America è una ferita aperta. Per rattopparla e creare uno spirito nazionale profondo, si lancia la grande corsa all’Ovest, simboleggiata dalla ferrovia, che avanza verso il Pacifico per unire le due coste degli Stati Uniti. La ferrovia ricopre da sempre un ruolo fondamentale nella mitologia del West: è il progresso che avanza, ma anche la modernità che uccide territori incontaminati. Una doppia valenza che vive tutta nella fatica di chi stende fisicamente i binari e nell’affarismo senza scrupoli di chi in quegli stessi binari vede guadagni enormi. Per creare la ferrovia, migliaia di persone vengono spostate giorno dopo giorno lungo il tragitto fissato dalle mappe per la costruzione dei binari: Hell on Wheels è proprio questo, il villaggio itinerante che si sposta sempre più verso Ovest. Scenario più che affascinante, niente da dire. Manca, però, la sostanza. Protagonista è Cullen Bohannon, soldato sudista in cerca di vendetta, dopo che i nordisti gli hanno massacrato la moglie. Insieme a lui ci sarà un operaio di colore e – siamo qui ad aspettarla – una bionda vedova che cadrà nelle braccia piene di collera e sensi di colpa di Cullen.

Tutto classico, insomma, e va bene così. Ma cosa non convince? Un po’ di aspetti. Innanzitutto personaggi e interpreti: non c’è una figura che spicchi da subito e che attiri a sé lo spettatore. Al contrario, quello che dovrebbe essere il protagonista risulta costantemente sotto tono, mai davvero interessante. Già più affascinante la figura del socio di colore, ma sappiamo che, quando gli aiutanti sono migliori del protagonista, qualcosa non funziona. In secondo luogo, a deludere è la messa in scena: a fronte di un’ambientazione che potrebbe essere di grande impatto, la regia è quanto di più anonimo si possa immaginare. Fino a sfociare in veri e propri passi falsi, come la scena dell’assalto indiano, girata semplicemente da cani, senza mai riuscire a dare un’idea non solo della tensione, ma anche – in modo più banale – di cosa stia accadendo. Se aggiungete un racconto che non è certo partito con il botto, il quadro è completo. Non è una bocciatura, ma per una volta AMC non manda tutti a casa dopo 40 minuti. Le potenzialità per un’ottima serie ci sono tutte, vedremo se sarà solo questione di tempo: i precedenti di AMC, del resto, sono una garanzia e anche lo splendido monologo finale sembra dire che è il caso di avere fiducia.

Previsioni sul futuro: avanzando verso Ovest si perderà ogni parvenza di civiltà. Violenza, giustizia privata, soprusi. Ah, il mondo moderno.

Perché seguirlo: per il contesto di grande fascino e per la perla del monologo che chiude la puntata e lascia intravedere grandi cose a livello di scrittura

Perché mollarlo: perché il western non è la vostra tazza di tè



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