22 Novembre 2011 3 commenti

Criminal Minds – La settima stagione di Marco Villa

Criminal Minds cambia tutto per non cambiare niente

È bello sorprendersi in positivo. Come ritrovare ancora qualche trovata carina in The Big Bang Theory (tipo la puntata in cui Sheldon vuole spaventare gli amici), oppure prendere atto che Criminal Minds ha ritrovato alla grande la sua strada. Quest’estate si parlava di una sesta stagione fallimentare, con inconcepibili errori di pianificazione e un disastro tra personaggi defenestrati in modo improbabile, altri concepiti in laboratorio senza alcuna passione, tutti coinvolti in storyline orizzontali risibili e in casi di giornata che, dopo oltre cento puntate, sembravano mostrare un po’ la corda.

La soluzione è stata ben poco americana e molto italiana: riavvolgi veloce e butta via tutto quello fatto nella sesta stagione. Ecco allora il ritorno in scena di due personaggi principali (JJ e Prentiss) e il danno collaterale di una Rachel Nichols che ha portato il suo faccino da “ma davvero hai intenzione di farmi quelle brutte cose?” da qualche altra parte. Così come quei cambiamenti erano stati inseriti nella serie con la delicatezza del boia che sciabola la sua scure, allo stesso modo sono stati resettati, con JJ reintegrata come se niente fosse (e vabbè) e la Nichols espunta con un semplice scambio di battute stile:
– Ma quella là?
– Ma chi?
– Ma sì, quella là dai…
– Ah boh, è andata da un’altra parte
– A fare cosa?
– Ma chi?
– A me lo chiedi?

Qualcosa di più decente è stato messo in piedi per Prentiss, visto che gli amici suoi l’avevano pianta per morta. Un po’ di lacrime, un paio di incomprensioni durate mezza puntata e la parentesi della sesta stagione è stata chiusa.

E meno male, perché la settima è partita veramente bene. Al momento sono andate in onda 8 episodi e il livello dei casi di giornata è davvero alto: non solo serial killer interessanti per modus operandi e psicologia, ma anche buoni tempi nella risoluzione dei casi. Nella scorsa stagione, Criminal Minds faticava addirittura a mettere in piedi strutture di puntata decenti, con brusche frenate e accelerazioni che finivano per distruggere la progressione narrativa. Una tendenza intollerabile per un procedurale. Nella settima stagione, invece, sembra di essere tornati ai fasti di qualche anno fa e non è facile, considerando che ormai ci sono oltre 120 puntate sulle spalle.

Se qualcosa ancora non funziona, è lo scavo nella vita dei protagonisti. È (fin troppo) evidente che sia un po’ l’obiettivo della stagione, ma per ora i risultati sono pessimi. Si può sorvolare su JJ nei panni della mamma assente e angustiata, perché è un vero e proprio topos, che si trova praticamente in ogni serie in cui vengono mostrati professionisti tutti dediti al lavoro. Inspiegabile, invece, la digressione su Rossi e la sua ex-moglie moritura, che compare dal nulla solo per dirgli: “Lo so che ancora tieni a me, quindi uccidimi perché sono malata… anzi no, mi uccido da sola, ma tu guardami morire”. La pretesa degli autori di dare a questo personaggio una credibile psicologia da cara donna amorevole invece che da sadica è uno dei più grandi epic fail dell’anno. Ma è l’unico aspetto davvero esecrabile di questa settima stagione. Si può dire in modo abbastanza tranquillo che Criminal Minds è tornato. Finché dura.



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