27 Dicembre 2011 3 commenti

Terra Nova – Inizio loffio e finale decente. Ma è abbastanza? di Diego Castelli

Una serie che rischia l’estinzione


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Arrivati alla fine della prima (unica?) stagione di Terra Nova, possiamo dare due giudizi ben distinti, a seconda della prospettiva di valutazione.

Se guardiamo alla serie indipendentemente da ciò che ne è stato detto e scritto prima, ci troviamo di fronte un prodotto partito con lacune evidenti, ma capace di risollevare lentamente la testa. Come si diceva anche qualche settimana fa, il pilot partiva bene, sulla base di un’idea semplice ma efficace, e poi mostrava evidenti limiti di scrittura e messa in scena. Ma sono stati soprattutto gli episodi immediatamente successivi a lasciare l’amaro in bocca: una storia del genere avrebbe meritato ben altro approfondimento, trattando della possibile fine della razza umana in seguito alla sua stessa idiozia, e invece si è scelto di dedicarsi alle piccole beghe quotidiane di una famiglia che pareva essere andata in gita all’idroscalo. Eh no, cazzarola, non è possibile che dopo un solo giorno di permanenza su Terra Nova tutto fili così liscio, se si escludono piccole beghe adolescenziali, qualche puntura di insetto gigante e qualche piccola spedizione in avamposti smangiucchiati dai dinosauri.

Bisognava (faticosamente) arrivare all’ultimo terzo della stagione per avere un po’ di pepe. Lasciato ai protagonisti il tempo necessario ad ambientarsi – con nostro sommo rompimento di balle – la serie ha iniziato ad assumere la struttura che doveva avere fin dall’inizio: una storia quasi solo orizzontale, che sviluppasse le dinamiche tra i personaggi e introducesse problemi realmente grossi, capaci di influenzare più episodi collegati. In questo senso, alcune scelte sono persino azzeccate: la faida familiare tra Taylor e il figlio e le mire criminal-economiche degli uomini del futuro (del tipo “no, malgrado tutto la razza umana non ha capito una sega…”) insaporiscono notevolmente una storia fin lì troppo scialba. Mi arrischio a dire che i pochi sopravvissuti arrivati all’ultimo episodio era molto curiosi di sapere come andava a finire, e la puntata finale non è stata neanche malaccio: finalmente un po’ di ritmo, finalmente qualche sviluppo concreto, finalmente dei morti veri, e non solo dei vaghi litigi finiti a tarallucci e vino. Soprattutto, al termine della stagione rimane un po’ di curiosità per quella successiva, non tanto per vedere cosa farà un Lucas non ancora definitivamente sconfitto, quanto per capire come sopravviveranno i nostri senza le magie tecnologiche del 2149, ormai definitivamente tagliato fuori dall’esplosione di Hope Plaza.
Certo, rimangono dei problemi giganteschi, uno per tutti un trattamente all’acqua di rose della questione prettamente fantascientifica: per uno come me, sempre interessato ai racconti che esplorano il concetto di viaggio nel tempo, vedere questa gente che va avanti e indietro, pensando di estrarre risorse dal Cretaceo, senza mai riflettere neanche a un minuto sulle conseguenze delle loro azioni (voglio dire, è materia ottimamente trattata persino dai Simpson e da Family Guy), fa venire un po’ di orticaria. Ma se pensiamo a chi c’è dietro il progetto, quello Steven Spielberg che da sempre ama produrre storie semplici e il racconto un po’ favolistico, possiamo anche dire che sì, se avete bambinetti di dieci anni e volete una serie senza pensieri, Terra Nova potrebbe pure riempirvi qualche serata.

E questo era il primo punto di vista. Non lusinghiero, ma per lo meno possibilista.
L’altra prospettiva è quella di chi, alla vigilia, si aspettava una serie epica, un progetto nato con grandi mezzi e grandi sogni, che proprio in nome della visione spielbergiana doveva diventare una specie di mix tra Jurassic Park e Avatar. In questo senso, Terra Nova è una delusione colossale. E qui sì che le perplessità sorte con il pilot non sono mai più state cancellate. La pur oggettiva crescita della storia non giustifica un focus davvero eccessivo su sta maledetta famigliola di cui non frega niente a nessuno dopo venti minuti. I soldi spesi per il pilot, come purtroppo sempre accade, sono ben diversi da quelli rimasti negli altri episodi, troppo spesso chiusi nei laboratori, nelle stazioni di sorveglianza, in minuscole aree boscose che potrebbero essere state girate al Parco Nord di Cinisello, dietro casa mia. Anche se forse la più grossa delusione visiva riguarda sempre i dinosauri, così incredibilmente lontani, in termini di qualità, dalle meraviglie di Jurassic Park. Per un attimo avevamo davvero creduto che diciotto anni fossero sufficienti a colmare il gap tra questa tv e quel cinema, e invece neanche per sbaglio.
Qualcuno potrebbe sostenere, non senza una buona dose di ragionevolezza, che un prodotto di intrattenimento andrebbe valutato cercando di prescindere dalle aspettive, che spesso sono menzognere e rischiano di rovinare l’esperienza del malcapitato spettatore/lettore/ascoltatore. Verissimo, ma in questo caso non si può dimenticare che sono stati gli stessi produttori della serie a creare quelle aspettative, e che è proprio in virtù di esse, e in virtù della riconoscenza che dobbiamo e sempre dovremo a Spielberg, se alcuni di noi masochisti si sono trascinati fino agli ultimi episodi, dove effettivamente succede qualcosa di vagamente interessante. Senza la fama che Terra Nova si era costruita a suon di marketing, e senza il nome del buon Steven dietro, anch’io avrei abbandonato dopo poco, come molti hanno fatto senza particolare senso di colpa. E questo non può che essere un macigno pesante sulla reputazione di una serie che doveva farci sognare come bambini, e invece spesso ci ha fatto addormentare come pensionati.

In questo momento, il futuro di Terra Nova rimane appeso. La rete deciderà solo nel 2012 se proseguire o meno. Difficile criticare questo attendismo, visto che il telefilm è costato tanto e ha reso poco.
Detto questo, girano già voci di un cast confermato e, invece, di un parco sceneggiatori quasi completamente rinnovato. Sarebbe senza dubbio la mossa giusta, a patto che alle nuove penne venga consentito di scavare nella psicologia di personaggi che pure avrebbero molto da dire e da vivere, in un mondo così “altro” rispetto a quello che conoscono (e che conosciamo).
Insomma: ormai sono arrivato alla fine della prima stagione. Se la seconda fosse più corposa, più epica, più orizzontale, più votata al dispiegamento di vere “meraviglie” (visive, ma soprattutto concettuali), ben venga. Se dobbiamo passare un altro anno dietro a bambinetti che si sbucciano le ginocchia nel bosco, a dinosauri che sembrano fatti con paint, a sequenze su sequenze girate nel mio scantinato – senza nessuna reale attenzione al fatto che cazzo, siete nel Cretaceo perché il vostro mondo sta morendo (e non nell’appennino tosco-emiliano in vacanza) – allora lasciamo anche perdere…

PS Per la cronaca, e visto che molti l’hanno aspramente criticata, sottolineo che Falling Skies è stata mille volte meglio di Terra Nova, proprio perché più “seria”, più consapevole della condizione reale e psicologica dei propri personaggi. Anche se pure lì gli effetti speciali erano degni di Superfantagenio.
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