Il tredicesimo apostolo – Il prescelto

Misteri misteriosi, Claudia Pandolfi, e la Chiesa: stavolta è davvero da vedere!

Scritto da il 11 gennaio 2012 | Copertina, Pilot


Ormai lo sapete: su Serial Minds non recensiamo serie italiane. Non già per un prepotente spirito di antinazionalismo, quanto piuttosto per l’ovvia constatazione che i telefilm nostrani non solo non sono in grado di reggere il passo con le produzioni straniere (non necessariamente quelle americane), ma a volte toccano punti così infimi da far sembrare l’inabissamento del Titanic il semplice affondamento del tappo di bagnoschiuma nella vasca da bagno.

Allora, vi chiederete, perchè mai questo post parla di una serie italiana? La risposta è semplice: perchè è bella. Lo so, lo so, forse sto esagerando. E in effetti è meglio ridimensionare questo aggettivo, per collocarlo nel giusto contesto.

Il tredicesimo apostolo – Il prescelto è la nuova fiction di Canale 5 ideata da Pietro Valsecchi, uno che negli ultimi anni se non altro ci ha provato a trasformare la serialità italiana in qualcosa di più ampio respiro, riuscendo addirittura a produrre alcune serie vendute all’estero (in controtendenza con quanto accade di solito, perchè normalmente la tv generalista italiana acquista diritti, e più raramente ne cede). I primi due episodi, a sorpresa, hanno superato la soglia dei 7 milioni di telespettatori, toccando una share del 27,21%, vetta ormai sempre più rara anche per le più forti fiction di Raiuno, assediate dal multichannel digitale gratuito, da Sky, … Una sorta di miracolo, insomma. E in effetti, in questa serie anche di miracoli si parla.

Ma niente paura: non si tratta dell’ennesimo prodotto dedicato ai santi. Siamo invece di fronte a una serie sul paranormale, qualcosa di nuovo o quantomeno originale nel panorama televisivo italiano, avvezzo più che altro a commedie, roba in costume, e polizieschi che si muovono tra distretti di polizia e cosche mafiose. Normalmente i nostri autori si limitano a prendere il peggio dell’Italia e a trasferirlo all’interno di soggetti banali e ripetitivi, col risultato che le serie tv italiane risultano spesso orrende proprio perchè chiuse in se stesse, relegate al proprio microcosmo di provincialità. Ne Il tredicesimo apostolo, invece, si avverte da subito il tentativo di generare storie universali o, meglio, di utilizzare luoghi mistici nostrani in funzione dell’atmosfera misteriosa che pervade trama e ambienti. Vediamo quindi, per la prima volta, un nuovo volto di Roma: non più la città caciarona a cui ci hanno abituato, ma piuttosto la città eterna dal volto oscuro e intrigante, colma di segreti celati da misteriose organizzazioni ecclesiastiche.

La trama attinge (qualcuno direbbe, senza sbagliare troppo, copia) da numerosi film e libri, e persino da leggende più o meno note, regalando ai due protagonisti il pane quotidiano su cui lavorare. L’anticonformista gesuita Padre Gabriel Antinori (Claudio Gioè) e la psicoterapeuta Claudia Munari (Claudia Pandolfi), di puntata in puntata, cercheranno di trovare una spiegazione (pseudo)razionale a vari casi tra il miracoloso e l’assurdo, guidati sia dalla sete di conoscenza, sia dai compiti affidati loro dall’organizzazione dello zio di lui, la “Confraternita della verità”. Ma la Chiesa non sarà la sola interessata a questi misteri: antagonista sarà infatti un’organizzazione concorrente, che mira a sfruttare questi fenomeni inspiegabili per sete di potere. La trama, che si sviluppa sia in verticale che in orizzontale, e prevede non solo gli intrighi ma anche il disvelarsi del passato tormentoso di Gabriel, ricorda molti film di genere e trasporta l’atmosfera di X-Files in location a noi più familiari. I due protagonisti sembrano ricalcare Murder e Scully: pieno di fede il primo, anche in virtù di avvenimenti passati (ricordate? Mulder decise di indagare sul paranormale a seguito del rapimento alieno della sorella), più razionale e scettica la seconda, mossa dal desiderio di sbugiardare i falsi miti. Finiranno, com’è logico, ad affezionarsi l’uno all’altra e a mettere in reciproca discussione le proprie credenze.

In questa rischiosa operazione di emulazione, si perde ovviamente la capacità americana di costruire storie complesse ed elaborate anche sul lungo periodo, ma non si sacrifica il fascino che proviene dalle situazioni ambigue e ai confini della realtà, enfatizzate dall’utilizzo di una regia e di una fotografia accurate (il regista è Alexis Sweet, che già col primo RIS seppe introdurre un modo di girare personale e moderno), che ricordano le atmosfere dei grandi horror italiani degli anni ’80. Si veda ad esempio il secondo episodio, che molto deve all’ottimo Suspiria di Dario Argento, caricato di dettagli provenienti da film più recenti, uno su tutti The ring e il suo pozzo. A ciò si deve aggiungere una buona scrittura, per quanto debitrice nei confronti di altri prodotti, e una dinamica dei personaggi convincente, grazie anche alle ottime interpretazioni dell’intero cast.

Non mancano, certo, le ovvie cadute di stile, che ci ricordano la provenienza della serie. Ma complessivamente Il tredicesimo apostolo possiede una propria dignità, e potrebbe avere il merito di aprire la strada verso nuove serie più articolate, che esplorino generi finora non toccati dai produttori italiani. Nei primi due episodi non si è avvertita la sensazione di ridicolo che spesso invade lo schermo durante la visione di fiction sulla tv generalista, anzi il ritmo si è mantenuto su ottimi livelli, e i colpi di scena sono stati ben dosati in modo da garantire un certo desiderio di proseguire nella visione. Numerosi passi in avanti si sono visti anche negli effetti speciali, utilizzati per inscenare omicidi e situazioni paranormali non più con il classico criterio della rigorosità scientifica da crime, bensì piuttosto con quello di una sana spettacolarizzazione, a tratti cruenta, tipica del cinema orrorifico. Ma naturalmente la serie non sfocia mai nell’horror più puro, mantenendo piuttosto l’aspetto di un intrigante romanzo di Dan Brown, dove c’è una base di veridicità e documentazione, condita da numerosi elementi inventati. Roba stuzzicante da spettatore di Voyager.

Valsecchi parla già di una possibile seconda stagione, e in effetti la materia si presta per la costruzione di un prodotto più longevo. Se gli autori sapranno plasmare una storia lunga e convincente, Il tredicesimo apostolo potrebbe diventare il primo caso di fiction italiana mistery dipanata lungo gli anni, dimostrando come nella nostra tv esistono ancora menti capaci di intrattenere e coinvolgere lo spettatore senza esaurire le idee nel giro di pochi episodi. Preghiamo insieme affinchè questo accada.

Previsioni sul futuro: Padre Gabriel pesterà i piedi a più di una persona e diverrà il bersaglio di una rete di intrighi misteriosi collegati al suo oscuro passato.

Perché seguirlo: perché si tratta di un prodotto originale per la serialità italiana, ben realizzato e ben recitato, con una trama che coinvolge pur essendo copiata da tante cose già viste.

Perché mollarlo: perché è pur sempre un tentativo di emulazione di prodotti americani più articolati, e se la fiction in presa diretta proprio non vi va giù, questo non è il prodotto che fa per voi.

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Comments (8)

 

  1. Lisa scrive:

    Sono rimasta anche io piacevolmente colpita :) mi chiedevo se l’avreste recensita, ma come al solito non mi avete delusa!

  2. Hugosss scrive:

    Perchè mollarlo?Semplice perché la Pandolfi non é un’attrice!:) La cosa piú misteriosa di tutta la fiction é come mai la pandolfi si spacci x attrice impegnata!!

  3. Dottor D. scrive:

    Eh, insomma.

    Apprezzo la volontà di battere strade inedite per la nostra fiction. Apprezzo l’idea di mettere da parte UFO e scienziati pazzi a favore del paranormale religioso, più in sintonia con la nostra cultura. E apprezzo il coraggio di giocare in prima serata con un tema caldo come la religione.

    Ma la messinscena merita, ad esser buoni, una sufficienza stentata. In particolare, sembra che i nostri registi (anche non di fiction televisive!) siano incapaci di girare la più semplice delle scene d’azione senza che il risultato faccia sganasciare dalle risate (la sequenza del pozzo nel secondo episodio sarebbe da mostrare nelle scuole di cinema come esempio negativo).

    Perfino il cast, tolto il sempre ineffabile Luigi Diberti, mi è sembrato opaco e poco convinto. E dire che di solito Gioé e la Pandolfi non sono affatto male.

    Certo, poi vale la sempre la regola per cui, nel regno dei ciechi, l’orbo è re. Guardate che disastro hanno fatto quelli di RaiUno, sempre in tema di fiction paranormali, con “Il restauratore”…

    • Andrea Palla scrive:

      Non sono d’accordo. Nella sequenza del pozzo non ci trovo nulla di così osceno, eccezion fatta, forse, per il pezzo nella stanza di luce che è un po’ così e così. Piuttosto la fotografia in notturna e la pioggia battente funzionano, non sembrava nemmeno troppo finta.

      Ho paura che a volte ci si lasci troppo trasportare dalle pretese che si rivolgono a una serie italiana…. Sinceramente ho visto anche superproduzioni americane fatte assai peggio (Cito l’esempio di Lost, cult assoluto, che spesso aveva effetti speciali inguardabili).

      Complessivamente Il tredicesimo secondo me funziona, si lascia guardare ed intrattiene. Non è un capolavoro, e la sua potenzialità si vedrà sulla lunga distanza, ma il tentativo di avvicinarsi a qualcosa di internazionale c’è e si nota.

  4. Grabbi scrive:

    Concordo, la scena del pozzo non è poi così male, un po’ forzata stilisticamente ma l’idea di Gabriel che conduce Agata mi è piaciuta…per quanto riguarda gli attori devo dire che i due protagonisti si stanno comportando bene per quanto mi riguarda, sempre tenendo conto che le scene (dialoghi compresi) che devono interpretare son quelle che sono: a volte carine a volte un po’ “troppo Italiane” come direbbe Stanis…mentre alcuni degli attori secondari, come la studentessa/aiutante del prete per esempio, non mi hanno convinto…vediamo cosa ne esce nel lungo termine

  5. Dottor D. scrive:

    Tu pensa che invece le scene nella stanza di luce sono l’unica cosa che mi piace veramente di questa serie.

    Ho visto anche le puntate di ieri. Nella sequenza del fiume, col pazzo che minaccia di far precipitare il barcone giù da un dislivello di mezzo metro, e la Pandolfi che cerca di dissuaderlo come se stesse leggendo il copione per la prima volta, mi aspettavo che da un momento all’altro saltasse fuori Leslie Nielsen.

  6. Dottor D. scrive:

    L’ultima puntata che è andata in onda, quella del demone etrusco, era quasi bella. Certi momenti sembravano presi da un serio film horror.

    Irene Ferri è un caso raro di attrice italiana veramente brava.

    Peccato per l’imbarazzante presenza della superraccomandata Virginia Valsecchi, la Tori Spelling de noantri.

  7. Ele scrive:

    Io la seguo perché Gioè è un attore che apprezzo e perché ho ancora, come dire…”speranza”? Sono da sempre prevenuta verso le serie italiane (e per ragioni più che fondate) ma Il Tredicesimo Apostolo sembra andare fuori dai soliti schemi, o almeno ci prova…in alcuni episodi mi è sembrato che avessero fatto un po’ un minestrone di miti, leggende metropolitane e idee prese un po’ qua un po’ là, ma continuo ad aver fiducia. Di sicuro tra fantasmi, posseduti, morti che tornano per vendicarsi, sette, pazzoidi…non si fanno mancare nulla.
    Speriamo di non rimanere delusi. Quasi quasi mi auguro che ci sia una seconda stagione.

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