11 Gennaio 2012 8 commenti

Il tredicesimo apostolo – Il prescelto di Andrea Palla

Misteri misteriosi, Claudia Pandolfi, e la Chiesa: stavolta è davvero da vedere!


Ormai lo sapete: su Serial Minds non recensiamo serie italiane. Non già per un prepotente spirito di antinazionalismo, quanto piuttosto per l’ovvia constatazione che i telefilm nostrani non solo non sono in grado di reggere il passo con le produzioni straniere (non necessariamente quelle americane), ma a volte toccano punti così infimi da far sembrare l’inabissamento del Titanic il semplice affondamento del tappo di bagnoschiuma nella vasca da bagno.

Allora, vi chiederete, perchè mai questo post parla di una serie italiana? La risposta è semplice: perchè è bella. Lo so, lo so, forse sto esagerando. E in effetti è meglio ridimensionare questo aggettivo, per collocarlo nel giusto contesto.

Il tredicesimo apostolo – Il prescelto è la nuova fiction di Canale 5 ideata da Pietro Valsecchi, uno che negli ultimi anni se non altro ci ha provato a trasformare la serialità italiana in qualcosa di più ampio respiro, riuscendo addirittura a produrre alcune serie vendute all’estero (in controtendenza con quanto accade di solito, perchè normalmente la tv generalista italiana acquista diritti, e più raramente ne cede). I primi due episodi, a sorpresa, hanno superato la soglia dei 7 milioni di telespettatori, toccando una share del 27,21%, vetta ormai sempre più rara anche per le più forti fiction di Raiuno, assediate dal multichannel digitale gratuito, da Sky, … Una sorta di miracolo, insomma. E in effetti, in questa serie anche di miracoli si parla.

Ma niente paura: non si tratta dell’ennesimo prodotto dedicato ai santi. Siamo invece di fronte a una serie sul paranormale, qualcosa di nuovo o quantomeno originale nel panorama televisivo italiano, avvezzo più che altro a commedie, roba in costume, e polizieschi che si muovono tra distretti di polizia e cosche mafiose. Normalmente i nostri autori si limitano a prendere il peggio dell’Italia e a trasferirlo all’interno di soggetti banali e ripetitivi, col risultato che le serie tv italiane risultano spesso orrende proprio perchè chiuse in se stesse, relegate al proprio microcosmo di provincialità. Ne Il tredicesimo apostolo, invece, si avverte da subito il tentativo di generare storie universali o, meglio, di utilizzare luoghi mistici nostrani in funzione dell’atmosfera misteriosa che pervade trama e ambienti. Vediamo quindi, per la prima volta, un nuovo volto di Roma: non più la città caciarona a cui ci hanno abituato, ma piuttosto la città eterna dal volto oscuro e intrigante, colma di segreti celati da misteriose organizzazioni ecclesiastiche.

La trama attinge (qualcuno direbbe, senza sbagliare troppo, copia) da numerosi film e libri, e persino da leggende più o meno note, regalando ai due protagonisti il pane quotidiano su cui lavorare. L’anticonformista gesuita Padre Gabriel Antinori (Claudio Gioè) e la psicoterapeuta Claudia Munari (Claudia Pandolfi), di puntata in puntata, cercheranno di trovare una spiegazione (pseudo)razionale a vari casi tra il miracoloso e l’assurdo, guidati sia dalla sete di conoscenza, sia dai compiti affidati loro dall’organizzazione dello zio di lui, la “Confraternita della verità”. Ma la Chiesa non sarà la sola interessata a questi misteri: antagonista sarà infatti un’organizzazione concorrente, che mira a sfruttare questi fenomeni inspiegabili per sete di potere. La trama, che si sviluppa sia in verticale che in orizzontale, e prevede non solo gli intrighi ma anche il disvelarsi del passato tormentoso di Gabriel, ricorda molti film di genere e trasporta l’atmosfera di X-Files in location a noi più familiari. I due protagonisti sembrano ricalcare Murder e Scully: pieno di fede il primo, anche in virtù di avvenimenti passati (ricordate? Mulder decise di indagare sul paranormale a seguito del rapimento alieno della sorella), più razionale e scettica la seconda, mossa dal desiderio di sbugiardare i falsi miti. Finiranno, com’è logico, ad affezionarsi l’uno all’altra e a mettere in reciproca discussione le proprie credenze.

In questa rischiosa operazione di emulazione, si perde ovviamente la capacità americana di costruire storie complesse ed elaborate anche sul lungo periodo, ma non si sacrifica il fascino che proviene dalle situazioni ambigue e ai confini della realtà, enfatizzate dall’utilizzo di una regia e di una fotografia accurate (il regista è Alexis Sweet, che già col primo RIS seppe introdurre un modo di girare personale e moderno), che ricordano le atmosfere dei grandi horror italiani degli anni ’80. Si veda ad esempio il secondo episodio, che molto deve all’ottimo Suspiria di Dario Argento, caricato di dettagli provenienti da film più recenti, uno su tutti The ring e il suo pozzo. A ciò si deve aggiungere una buona scrittura, per quanto debitrice nei confronti di altri prodotti, e una dinamica dei personaggi convincente, grazie anche alle ottime interpretazioni dell’intero cast.

Non mancano, certo, le ovvie cadute di stile, che ci ricordano la provenienza della serie. Ma complessivamente Il tredicesimo apostolo possiede una propria dignità, e potrebbe avere il merito di aprire la strada verso nuove serie più articolate, che esplorino generi finora non toccati dai produttori italiani. Nei primi due episodi non si è avvertita la sensazione di ridicolo che spesso invade lo schermo durante la visione di fiction sulla tv generalista, anzi il ritmo si è mantenuto su ottimi livelli, e i colpi di scena sono stati ben dosati in modo da garantire un certo desiderio di proseguire nella visione. Numerosi passi in avanti si sono visti anche negli effetti speciali, utilizzati per inscenare omicidi e situazioni paranormali non più con il classico criterio della rigorosità scientifica da crime, bensì piuttosto con quello di una sana spettacolarizzazione, a tratti cruenta, tipica del cinema orrorifico. Ma naturalmente la serie non sfocia mai nell’horror più puro, mantenendo piuttosto l’aspetto di un intrigante romanzo di Dan Brown, dove c’è una base di veridicità e documentazione, condita da numerosi elementi inventati. Roba stuzzicante da spettatore di Voyager.

Valsecchi parla già di una possibile seconda stagione, e in effetti la materia si presta per la costruzione di un prodotto più longevo. Se gli autori sapranno plasmare una storia lunga e convincente, Il tredicesimo apostolo potrebbe diventare il primo caso di fiction italiana mistery dipanata lungo gli anni, dimostrando come nella nostra tv esistono ancora menti capaci di intrattenere e coinvolgere lo spettatore senza esaurire le idee nel giro di pochi episodi. Preghiamo insieme affinchè questo accada.

Previsioni sul futuro: Padre Gabriel pesterà i piedi a più di una persona e diverrà il bersaglio di una rete di intrighi misteriosi collegati al suo oscuro passato.

Perché seguirlo: perché si tratta di un prodotto originale per la serialità italiana, ben realizzato e ben recitato, con una trama che coinvolge pur essendo copiata da tante cose già viste.

Perché mollarlo: perché è pur sempre un tentativo di emulazione di prodotti americani più articolati, e se la fiction in presa diretta proprio non vi va giù, questo non è il prodotto che fa per voi.



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