Addio al dottor House
Ultimo saluto al miglior medico di sempre
Scritto da Diego Castelli il 24 maggio 2012 | Copertina, Necrologi, On Air
OVVIAMENTE SPOILER SUL FINALE!
Tra tutti i post, questi sono i più difficili da scrivere. Come rievochi in poche battute otto anni di storie appassionanti, di riflessioni audaci, di battute fulminanti? Non puoi, e neanche ci provi, perché tu sei un tizio di Cinisello Balsamo un po’ logorroico e con la passione per le serie tv, mentre loro sono attori e sceneggiatori a cui baceresti i piedi.
Questa è un po’ la mia condizione, nel voler/dover scrivere del finale di una delle migliori serie di tutti i tempi. Perché di questo parliamo, signori miei, e non venitemi a raccontare panzane sui cambi di cast, sulla presunta pochezza del simil-reality show della quarta stagione ecc. Molto, molto raramente abbiamo seguito una serie così lunga, che sia comunque riuscita a tenere così alto il livello della scrittura fino all’ultimo secondo.
Questo non significa che TUTTI gli episodi siano stati perfetti, non è questo il punto. Il punto è la capacità di conoscere i propri punti di forza e sfruttarli nel modo migliore, più profondo e più originale possibile, per tutto il tempo che hai a disposizione, a dispetto degli inevitabili ostacoli. E in questo il successo di House è limpidissimo. Per tutta la serie, gli autori hanno scavato quanto più possibile nel vero cuore del racconto, cioè l’affiancamento di appassionanti indagini mediche ad altrettanto importanti indagini psicologiche, votate ora alla comicità, ora al dramma, ora alla riflessione etica, religiosa e quant’altro.
Una ricerca che non è mai venuta meno, in nessuna circostanza, e che anzi, a conti fatti, ha tratto beneficio da certi stravolgimenti: l’arrivo di nuovi personaggi nel corso della serie, per quanto destabilizzante nel primo periodo, ha dato nuova linfa alla ricerca filosofica di House, sempre mascherata da curiosità e amore per il gossip, ma in verità sempre ficcante e approfondita.
E’ questa ricerca che ha permesso di sviluppare al meglio personaggi come Tredici o Taub, arrivati in corsa ma diventati veri e propri pilastri della narrazione. E se la botta più pesante è stata l’addio della Cuddy, l’ottava stagione ha comunque retto l’urto, lavorando su nuove figure e sull’elaborazione ulteriore del rapporto House-Wilson, diventato giocoforza il cardine su cui hanno girato tutte le puntate conclusive.
“Vorrei che House morisse”. Questa la riflessione che una mia amica serialminder portava avanti da qualche mese, e non certo perché volesse il male del nostro povero diagnosta zoppo. Anzi, le sue parole mi hanno fatto pensare assai, proprio nell’ottica di tenere alto il livello della serie. Perché un finale è una grande opportunità, ma anche un rischio. Spesso i series finale rappresentano un momento di evoluzione, se non proprio di ribaltamento: le storie d’amore trovano coronamento, i luoghi del racconto vengono abbandonati, gli obiettivi dei personaggi vengono raggiunti (o meno) in via definitiva. Per una serie come House, che non è corale come ER ma fondata su un personaggio specifico, una reale “chiusura” era quasi inevitabile. Ed era qui che si annidava il rischio: il timore era che, per qualche motivo, House potesse diventare un medico “buono”, o un “buon padre” o un “buon marito”. Ipotesi forse non troppo probabili, ma comunque spaventose.
Ecco allora la richiesta di morte: perché un’ultima fiammata, con conseguente sparizione, poteva essere il degno finale per una figura apparentemente divertente, ma in realtà largamente complessata e dolorosa come è quella di House.
Ebbene, la bella sorpresa è che gli autori sono riusciti a trovare un’dea ancora migliore.
House finge la propria morte, rinunciando alla carriera per evitare la galera e stare con Wilson nei suoi ultimi mesi di vita (e non far vedere la morte di Wilson è già una scelta forte e apprezzabile, ben lontana dal lacrimevole addio che sembrava all’orizzonte).
La portata metaforica di questa scelta è evidente: per lunghi minuti crediamo che House sia morto, e la maggior parte dei personaggi continua a crederlo anche dopo i titoli di coda. In questo senso il “dottor House” è morto sul serio, perché il diagnosta sparisce per sempre, lasciando il proprio ufficio a Chase e rinunciando (vita natural durante?) alla professione medica. A essere sopravvissuto, però, è “Gregory House”, un uomo che ha perso alcune delle caratteristiche professionali che rendevamo meritevole un telefilm su di lui, ma conservando tratti umani che sarebbe stato assurdo canceallare: non è diventato un cuccioloso padre di famiglia, è comunque un tizio zoppo e brillante che se ne va in giro in moto da vero figaccione.
La morte metaforica tra le fiamme, che riesce incredibilmente a contemplare sia la degna chiusura della storia di House, sia un lieto fine on the road (con l’inevitabile e gradita punta di amarezza di chi sa che Wilson è comunque spacciato), è sancita splendidamente dall’ultima frase che House pronuncia prima del crollo dell’edificio: I can change.
Un “posso cambiare” che contraddice otto anni di forti prese di posizione, con House impegnato su tutti i fronti a sottolineare che tutti mentono e nessuno cambia. Una contraddizione che sarebbe risultata stonata se fosse stata seguita da un normale ritorno al lavoro. Invece, gli autori sanno che stanno mettendo nella bocca del loro protagonosta una frase potenzialmente epocale, che rappresenta l’ultimo possibile sviluppo del personaggio, ma anche un punto di non ritorno.
E così è: House dice che può cambiare, ma questo cambiamento sancisce la fine della serie come la conosciamo, e l’inizio di una storia magari importante, ma che non seguiremo.
Non si tratta di un tradimento, dunque, ma di un “andare avanti”, per dirla alla Lost, che rappresenta insieme fine e inizio, fine di qualcosa che abbiamo amato e inizio di qualcosa che non potremo vedere, ma che in fondo non ci interessa più di tanto.
Senza per questo stravolgere del tutto gli assunti di un personaggio che rimane fedele a se stesso, che non sbrodola in inutili romanticismi e che può dire in un sogghigno compiaciuto, come ultimissima battuta, “cancer is boring”. No, ovvio che non è noioso, perché gli enigmi e la medicina sono la vita di House. Ma che diamine, anche lui ha diritto a una vacanza, se non alla pensione.
C’è un solo difetto, in un episodio che riesce a riportare in vita i morti sotto forma di allucinazioni, e a ridare la luce dei riflettori a gente che aveva preso altre strade, dalla politica (Kutner-Kal Penn) a diventare la figlia segreta di Biancaneve (Cameron-Jennifer Morrison). Parlo ovviamente dell’assenza della Cuddy, che per quanto potesse essere incazzata non avrebbe mai mancato il funerale di House.
Ma Lisa Edelstein ha rifiutato categoricamente qualunque apparizione finale, motivo per il quale possiamo senza dubbio ascriverla alla mai terminata lista degli stronzi cosmici.
Bene, direi che ho parlato anche troppo, poi il Villa mi picchia. Sarà che è difficile mettere la parola fine all’ultimo post che mai scriverò su questa incredibile serie, nata in quell’irripetibile anno 2004 che ha dato i natali anche a Lost e Desperate Housewives.
Vabbe’, salutiamo House e auguriamo buona fortuna a Greg. Evitiamo di diventare troppo sentimentali: non l’ha fatto lui, non vedo perché dovremmo farlo noi.
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Comments (10)
ma secondo voi potrà esserci (ovviamente in futuro) una nona stagione oppure uno spin off, insomma un house diverso ma comunque qualcosa di simile? il fatto che non sia morto oltre ad essere una scelta artistica potrebbe essere pure una opportunità, no?! che si dice in merito? che ne pensate voi?
bravo die, tante volte ci hai fatto ridere, oggi ci hai fatto commuovere.
ciao greg. e scusa ancora se alla stagione 6 me la sono un po’ presa, errore mio.
bella puntata,non bellissima.
mi aspettavo la finta morte dall’inizio della puntata (da una serie che è nata come costola di sherock holmes, il protagonista che finge la propria morte mi sembrava troppo ovvia per non essere considerata come soluzione al problema-galera).
ahhh mi mancherà house, una delle mie serie preferite senza alcun dubbio.
Quoto ampiamente la stronzaggine della Cuddy (pesante assenza, un pò come la mancanza di Edie nel finale di Desperate).
Addio House!
Ok, però il miglior medico di sempre è Perry Cox, pardon
Ulteriore chicca, secondo me, è anche il fatto che come finale gli sceneggiatori abbiano rielaborato in maniera molto profonda ed emotiva il finale dell’ultimo libro di Sherlock Holmes, rimanendo comunque fedeli al loro modello originale d’ispirazione. Anche lì Sherlock (di fronte a Moriarty) capisce (dopo aver valutato tutti i pro e contro) che l’unico modo per batterlo è simulare la sua morte, con tutti compreso Watson. Ma poi siamo in House, e l’obiettivo finale è stare con Wilson, quindi ci inchiniamo al genio di House che ha trovato l’unico modo possibile per stare con Wilson. Perchè anche in Sherlock Holme ciò che regge tutto è il rapporto tra i due protagonisti.
Devo ancora elaborare il lutto, ma è dura perdere una “sicurezza” come House. E, in effetti, 8 stagioni di questo livello sono un evento unico. Ricordo ancora quando mi “divorai” le prime due stagioni in una settimana… Alla fine dell’ultima puntata mi sono sentito di colpo un po’ più vecchio. Non è e non sarà mai lupus. Bye Greg
Faccio un piccolo intervento a gamba tesa su House.
Effettivamente grande serie divertente, toccante, con puntate mai noiosie sempre molto ritmate, ma alla fine della 5 serie, quando si ricovera, speravo fosse l’inizio di un cambiamento nel modo di essere di House e della serie, invece le prime puntate della sesta stagione erano sulla falsariga e con lo stesso schema della stagioni precedenti. Un personaggio sempre uguale, per quanto magnifico, che continuava ad essere ossessivo con chi li era vicino e che con un colpo dI genio a 5 minuti dalla fine della puntata salvava il paziente, che comunque aveva maltratto dall’inizio e cosi via, forse ho sbagliato ma ho mollato lì all’inizio della sesta serie.
E nonostante ho sentito e letto sempre meraviglie sulla seire non ho avuto più voglia di vederlo.
Io ho abbandonato alla fine della sesta, però quasi quasi il finale lo recupero…e comunque si bisognerebbe proprio farla una lista nera di tutti questi attori che mollano i fan sul più bello “per divergenze con la produzione” (alias non mi danno abbastanza soldi) o “impegni improrogabili su altri set” (alias qui mi pagano meglio).
Io avevo abbandonato House alla fine della settima, ma da quando ho saputo che l’ottava è l’ultima, ho pensato che tanto vale recuperarla.
sono una fan piuttosto delusa… la serie è bella, divertente, il personaggio House mi piace, con tutto il suo cinismo e la sua scontrosità… ciò che non mi piace è il fatto che nonostante il “caratteraccio” di House, sono ancora tutti lì a pendere dalle sue labbra, tutti che sopportano i suoi dispetti e le sue manipolazioni, tutti che protestano ma alla fine House è un genio a cui tutto si perdona. Capisco che chi lo conosce bene, Wilson soprattutto, riesca a vedere del buono in lui, la sofferenza ecc…. ma dai, nella realtà nessuno rimarrebbe amico per tanti anni con una persona del genere senza che questa persona dimostri almeno un minimo segno di cambiamento. House no, è sempre uguale, neanche l’amore di Cuddy lo ha fatto maturare. E alla fine la Cuddy è l’unica che ha reagito in modo normale, andandosene. Ripeto, House come personaggio di telefilm mi piace molto, ma sono gli altri che mi sembrano troppo sottomessi a lui. Se House è destinato ad essere sempre così, va bene, ma gli altri dovrebbero reagire diversamente.
Sono arrivata a metà dell’ottava stagione, e finora House non ha avuto alcuna evoluzione, né lui né il resto dello staff. L’unico segno di buona volontà che ho visto in House, è il fatto di aver giustamente lasciato andare Tredici….
E devo dire che l’unico personaggio simpatico dello staff mi sembra Park… peccato che non sia arrivata prima!
Tuttavia, da quanto ho letto qui in Serial Minds, presto vedrò dei cambiamenti, anche nel rapporto tra House e Wilson…ed era ora!!
D’altra parte, mi rendo conto che cambiando House, la serie perde il suo senso, ed è giusto che finisca… solo che 8 stagioni mi sembrano tante, e non credo che ne sentirò la mancanza.
(scusate il lungo papiro, ma era da tempo che volevo dire la mia su House!!)
Deluso ma neanche troppo, nel senso che dopo una stagione così bruttarella e secondo me di troppo (si poteva e si doveva chiudere già l’anno scorso), non mi aspettavo certo che chiudesse col botto.
Il finale perfetto secondo me c’era già stato, e in questo sono d’accordo con Andrea: Broken, la doppia series premiere della sesta, sulle note di Karma Police, con House che, dopo aver toccato il tunnell ed esserne uscito, dimostra per la prima volta di essere disposto, se non a cambiare, quantomeno a migliorarsi, senza per questo diventare un santarellino, è stato e rimane il punto più alto della serie.
Da lì in poi c’è stato il declino inesorabile, fatto di nuovi personaggi borrrring e in cui ci metto anche la storia con Cuddy, inutile proprio per il suo esito già scritto. Vedere poi uno come House stare “sotto” a un coglione come Foreman una delle pagine più tristi del Princeton-Plansboro Teaching Hospital.
Alla fine, di punto in bianco, nel senso che ci si arriva dopo due puntate in cui Wilson passa da uomo in crisi di mezza età a uomo spacciato, la scelta del suicidio-finto suicidio, secondo me abbastanza stiracchiata: il tuo migliore amico morirà e tu non potrai stargli vicino e per questo decidi di farla finita? Non è abbastanza alta la posta in gioco e, per uno come House che, dopo la fine di un rapporto, ha sempre dimostrato di saper andare avanti, abbastanza fuori dal personaggio. Non dico che come scelta non sia plausibile solo che ci si è arrivati male e in maniera frettolosa. L’avessero spalmata in più episodi, fino a renderla l’unica via d’uscita possibile, avrebbe retto meglio. Perchè così, tra un House che vive felice con Dominika, alla quale sarebbe bastato chiedere scusa, e un House che si lancia in questa bromance con Wilson io non ci vedo una gran differenza. Finale buonista e banalotto in ogni caso.
Alla fine, ci rimane solo un House che si era stancato di essere House, e noi di guardarlo. Giusto che sia finito, meglio se era un po’ prima.
Addio vecchio bastardo egocentrico bugiardo ipocrita manipolatore vincitore di due Golden Globe e di nessun Emmy Award. Mi mancherai.