18 Dicembre 2012

Leaving – La serie inglese d’amore tormentata e struggente e stigrancazzi di Marco Villa

Quelle serie belle eh, ma che proprio no

Leaving è una serie femminile che più femminile non si potrebbe. Ok, lo so: non si fanno queste distinzioni e bla bla bla bla, però non ci sono discorsi che tengano, a volte queste distinzioni funzionano ancora. E vi dico anche perché. Leaving è una serie inglese che racconta la storia di Julie, circa45enne vicedirettrice d’albergo, che si prende una sbandata per un giovine che ha vent’anni meno di lei. Seguono sensi di colpa per i figli adolescenti e per il marito e, soprattutto, una tristezza che levati.

Questa, infatti, è una serie tristissima: la protagonista Julie è una donna assolutamente infelice. Infelice per il suo ruolo sul lavoro che è senza sbocchi e in cui è dominata da un capo che non le lascia un centimetro di libertà d’azione. Infelice a casa, per un matrimonio che va avanti senza scossoni, ma che ha esaurito ogni tipo di spinta propulsiva. Una vita tranquillissima, che a molti andrebbe più che bene, ma non a lei, che vede passare accanto l’energia di tanti giovani. In primis quella dei pargoli, con la figlia che sta attraversando la fase dei primi amori e che suscita vera invidia nella mamma. Un’invidia ingiustificabile, perché semplicemente il mondo va così, ma che di fatto diventa giustificabilissima alla luce dell’insoddisfazione che riempie ogni angolo della vita di Julie.

La botta maggiore di gioventù, però, arriva ovviamente dal ragazzetto per il quale Julie si prende una cotta. Aaron, questo il suo nome, è il giovane che piace a tutti: brillante, sveglio, intelligente, con quella svogliatezza tipica della post-adolescenza senza lavoro, che fa a cazzotti con la vita routinaria di Julie. È lui a dare il colpo definitivo alla stabilità della protagonista, che lo vede cazzeggiare con le giovanissime cameriere e si prende malissimo alla sola idea che possano quagliare. E sarebbe la soluzione più ovvia, se non fosse che quella stabilità e routine che Julie tanto odia diventano per Aaron l’elemento più affascinante e stuzzicante della personalità della sua amante.

Leaving racconta quindi un incontro impossibile, destinato a non avere futuro e in questo c’è un’ulteriore quota di tristezza. Ma perché è una serie femminilissima? Perché è una serie tutta fatta di struggimenti e dubbi e logoramenti e stigrancazzi. Una storia d’amore con tutti i crismi e le caratteristiche delle Grandi Storie d’Amore Tormentate. E boh, per me è proprio no. Ma lo dico senza problemi: è l’unico motivo per cui non andrò avanti a guardare questa serie, perché per il resto non ha nulla che non vada. Curata, ben scritta, con tutte le sue cosine al posto giusto.

Però c’è chi dice che non guarda serie crime o di spionaggio. Ecco, io non riesco a guardare serie come questa. Poi dico che sono vaginali giusto per rompere un po’ le palle, ma di base il problema è questo. L’amico David parlava di cose divertenti che non avrebbe fatto mai più. Volendo, qui possiamo parlare di serie belle che non guardarei mai e poi mai. Come dire, capita.

Perché seguirlo: perché è l’ennesima serie inglese fatta un gran bene, senza nulla fuori posto

Perché mollarlo: perché una storiona d’amore con tutte le caratteristiche del genere. E per me è un genere che no. Proprio no.

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