31 Gennaio 2013

Legit – Partire bene… e poi basta di Diego Castelli

Le strane sorti di uno strano pilot


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Sarebbe bello avere sempre una recensione a distanza di uno o due giorni dopo la messa in onda di un pilot. Di solito ci proviamo, ma alle volte gli impegni si accavallano e le priorità si mescolano, costringendoci a tardare. Ovviamente potremmo scrivere un numero maggiore di post al giorno, poi però la fidanzata mi lascerebbe, io ci rimarrei male, scriverei peggio di quanto già non faccia e sarebbe una sconfitta per tutti.

Tanto più che a volte, come nel caso della nuova serie di FX, tardare un po’ si dimostra un inaspettato vantaggio. Stiamo parlando di Legit, la comedy che racconta le vicende di Jim (Jim Jefferies, che figura anche come creatore), comico-cabarettista australiano in cerca di fortuna e senso della vita a Los Angeles.

Di per sé, il pilot è una piccola bomba: se riuscite a superare la strana sensazione di essere di fronte al gemello di Wilfred (Kefferies ha fattezze fisiche, timbro della voce e accento similissimi a quelli di Jason Gann), potrete scoprire un gioiello di freschezza e spontaneità.
Della carriera di Jim in realtà si parla poco e niente, e tutto si concentra sulla sua amicizia con Steve e col fratello minore di lui, Billy, che vive su una sedia a rotelle ed è quasi completamente paralizzato dal collo in giù. Un ragazzo sfortunato, ma con una gran voglia di vivere e di sfruttare ogni momento che gli rimane prima di una dipartita verosimilmente non troppo lontana.
L’intero episodio è tutto giocato sulla decisione da parte di Jim, solitamente un egoista senza speranza, di fare qualcosa per il suo giovane amico malato, facendogli perdere la verginità con una prostituta e togliendolo dall’ambiente cupo della casa di cura. Senza contare la fuga dall’iperprotettivo affetto della madre, che confonde la vita con la sopravvivenza.

Se considerate questa idea di base, e ci aggiungete una robusta quantità di battutacce volgari, prese per il culo della disabilità, situazioni ai limiti del surreale e un profondo ideale di amicizia, allora avrete più o meno l’idea di quale sia l’effetto del primo episodio di Legit: si parla di cose delicate, di cose che di solito obbligano alla faccia triste da Barbara D’Urso coi terremotati, ma lo si fa con piacevolissima leggerezza, con una goliardia che non solo non è mai offensiva, ma anzi è una sberla in faccia al perbenismo puzzolente di chi ogni giorno fa i predicozzi su questa o quella categoria, ma poi si guarda bene dallo sporcarsi le mani.
Qui no, perché Jim e Steve piazzano battute da censura, ma allo stesso tempo fanno l’unica cosa realmente nobile: cercano di rendere davvero felice il loro amico/fratello, come nessuno dei sapientoni che lo curano “davvero” sembra in grado di fare.

Se avessi visto solo il pilot, si finirebbe più o meno qui. Il problema è che ho visto il secondo episodio.
Non cambia nulla dal punto di vista etico, e Legit mantiene questa sorta di giusta leggerezza che ci fa sentire insieme good e cool. Solo che non cambia nulla nemmeno nella trama! La seconda puntata è in tutto simile alla prima, ancora una volta con Billy che viene portato fuori dalla casa di cura per divertirsi, e Jim che può sparare qualche vaccata alternandola a improvvisati discorsi filosofici.
Intendiamoci, non è un episodio “brutto”, o “per nulla divertente”. Ma si rimane un po’ interdetti, perché viene il sospetto che gli autori abbiano esaurito la creatività dopo soli trenta minuti. E poco importa che ancora non si parli della carriera di Jim, che in fondo poteva essere solo un pretesto. Qui la paura è che ci fosse una buona idea per un film, che però sta facendo fatica a tradursi in un racconto seriale che possa dare buona varietà ad ogni episodio, pur ovviamente rimanendo all’interno di un orizzonte narrativo e valoriale stabile.

So cosa state pensando: che in fondo anche quando vedi un procedural, o un teen drama, gli episodi si somigliano tutti, e fin da subito. Ma quando vedi una nuova comedy, e sei in qualche modo folgorato da un certo tipo di stile e inventiva, avvertire un senso di ripetizione così forte fin dal secondo appuntamento fa venire seri dubbi. Ovviamente vedrò il terzo episodio, ma stavolta ci vado coi piedi di piombo. Tanto più che gli ascolti sono andati maluccio e, malgrado si parli di una cable, non è mica garantito che riesca a proseguire per molto.

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Perché seguirla
: il pilot è fresco, divertente, e riesce a farci sentire allo stesso tempo veri uomini e tenere infermiere.
Perché mollarla: il secondo episodio è fresco, divertente, e riesce a farci sentire allo stesso tempo veri uomini e tenere infermiere. Ehi aspetta, ma è uguale!



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