9 Aprile 2013 12 commenti

Hannibal – Il dottor Lecter non fa paura di Marco Villa

Un thriller senza thrilling

A voler fare un discorso serio, si potrebbero prendere Bates Motel e Hannibal e capire come mai, nella stessa stagione, la tv senta il bisogno di legittimarsi e darsi un tono prendendo a modello due capolavori della storia del cinema. Io ovviamente non mi prenderò tale briga. Piuttosto, quello che voglio sottolineare è che sia il pilot di Bates Motel, sia quello di Hannibal sono proprio brutti. Ma parecchio.

Hannibal è basato sul romanzo Red Dragon di Thomas Harris, ovvero il libro cui sarebbe poi seguito Il silenzio degli innocenti. C’è Hannibal Lecter, ovvero lo psichiatra serial killer cannibale (Mads Mikkelsen) e c’è Will Graham (Hugh Dancy), sociopatico consulente FBI che indaga sui casi del Lecter sopracitato. Lecter è figo e supercontrollato, Graham è a tanto così dall’autismo, come egli stesso dichiara, ma ha un dono: riesce a entrare nella testa dei killer e a ricostruire le loro mosse. Ovvero, per spiegarvi quello che si vede sullo schermo: Will è sulla scena del crimine, in mezzo a mille poliziotti, quando sullo schermo inizia a passare una specie di tergicristallo che elimina uno dopo l’altro tutte le persone che si trovano nella stanza del nostro sociopatico preferito. Così Will si trova da solo e può ricostruire a logica quello che è successo. Sì, un po’ una specie di dottor Reid di Criminal Minds, ma molto più spinto verso la follia. Ovviamente lui è il migliore di tutti e per questo il boss dell’FBI interpretato da Lawrence Fishburne lo vuole a tutti i costi nella sua task force per prendere il serial killer buongustaio. (Trenta secondi di pausa per farvi elaborare il tergicristallo).

Segue elenco di cose che non funzionano. Il cannibalismo non è sfruttato. Cioè, hai a disposizione una bomba di tema come un killer che ti mangia le vittime e non ci costruisci intorno nessuna ansia? Spoiler: no. Il personaggio di Lecter viene introdotto dal nulla, senza alcuna costruzione e lo stesso tema del cannibalismo viene calato dall’altro come se niente fosse. Ora, capisco che Hannibal Lecter sia un personaggione totale, difficile da gestire, ma la sensazione è che Hannibal abbia preso la strada opposta rispetto a Bates Motel. Se là si cercava in continuazione di creare collegamenti e ponti tra la serie e “Psycho”, qui si dà per scontato che tutti conoscano Il silenzio degli innocenti e che quel film abbia già costruito l’epica legata al personaggio. Solo così si spiegano le scene in cui i buoni incontrano il mostro, letteralmente buttate via. Certo, sappiamo che il dottor Lecter è il serial killer, ma il fatto di averlo incrociato per mezza scena non dà nessuna emozione: non c’è tensione durante gli incontri e se non c’è tensione un thriller fallisce.

Sorvolo poi su alcune incongruenze imbarazzanti, come la scenata di rabbia di Lawrence Fishburne nei bagni dell’FBI, del tutto immotivata e senza senso. Sorvolo anche sulla caratterizzazione di Will Graham come quello “poveretto non riesce a rapportarsi con gli uomini ma è tanto empatico con gli animali lui!”. Allora dillo subito che vuoi farmelo odiare ed è fatta.

Ora, lo so che alcuni diranno: “E’ come il libro! Razza di ignorante, vai a documentarti prima di scrivere”. La mia risposta preventiva e non richiesta è: non me ne frega niente del libro. Se una serie funziona male, funziona male. Punto. Vuol dire che il libro non è stato adattato bene. Fine.

Detto ciò, Hannibal sinceramente qualche speranza me la dava. Il pilot fallisce miseramente, le anticipazioni sulle prossime puntate non fanno presagire nulla di buono. Come dice l’amico Fede Bernocchi, quell’alce che passa nella stanza fa veramente tanta paura.

Perché seguirlo: perché siete ultras di Lecter sempre e comunque

Perché mollarlo: perché un thriller senza tensione è un brutto thriller



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