6 Giugno 2013 2 commenti

Save Me – Una serie tv che potete tranquillamente mettere nell’umido di Marco Villa

Avvertenza: in questo post si cita anche La Signora del West

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L’ultima volta che ho visto una serie in cui una protagonista diceva di parlare/interagire con dio era più o meno una ventina d’anni fa. Andavo alle elementari e la serie in questione era Il tocco di un angelo e mi faceva schifo già ai tempi. Mi ricordo giusto questa tizia, di antipatia paragonabile solo alla cazzo di Signora del West, che a un certo punto si ritrovava con un alone di luce alle spalle e una faccia da cerbiatto giudicante che nemmeno la peggiore Julie Benz. E chi bazzica da queste parti sa quanto odiamo Julie Benz. Potete quindi facilmente capire la gioia che mi ha dato il Castelli, qualche giorno fa, quando mi ha detto “beh, potresti farla tu Save Me. A me ha lasciato indifferente, ma a te farà proprio cagare. Parla di una che è in contatto con dio”. Ecco, giusto per dimostrare che quell’uomo è pieno di pregiudizi nei miei confronti: arrivato al termine del pilot di Save Me, posso dire con grande certezza che non guarderò nemmeno un frame di un’altra puntata, ma in fondo non è poi quello schifo che mi sarei potuto aspettare. Ormai il Castelli mi abbassa drasticamente le aspettative, così poi non mi viene da stroncare facile e lui non deve mettere in atto autoflagellazioni per lavarsi la sua coscienza da fanciullino dalla manica larga.

Save Me - Season PilotCome detto, quindi, Save Me parla di una donna (interpretata da Anne Heche, l’attrice col nome che proprio non si pronuncia mai per non fare brutta figura) convinta di essere in contatto con dio. Non dalla nascita, ma dalla rinascita, dove per rinascita si intende il rinvenimento dopo una quasi-morte dovuta a soffocamento da panino. Per l’umanità, si tratta semplicemente di una che c’è quasi rimasta, per lei, si tratta di essere tornata dal mondo dei morti. Ecco quindi che la sua nuova vita diventa subito una missione: fare pace con il marito divorziando (uno wannabe George Clooney, ovvero Michael Landes), trovare un legame con la figlia adolescente alle prese con i primi amori, ricostruire rapporti di amicizia con delle vicine che paiono spuntare da Desperate Housewives per come sono caratterizzate.

Roba banalissima e scontata, certo, ma Save Me un pregio ce l’ha ed è quello di non prendersi sul serio. Tutta la faccenda divina è trattata in modo molto ironico e, se è vero che la protagonista ha comunque intuizioni e sorte di “superpoteri” inspiegabili razionalmente, la faccenda della missione cui accennavo prima rimane comunque del tutto lontana da qualsiasi discorso religioso.

Save MeÈ proprio questo l’unico elemento che salva il pilot da una sonora stroncatura, ma, converrete anche voi, si tratta di qualcosa che non porta certo a voler vedere il secondo episodio. Ah no, ecco, l’altro elemento che salva il pilot è la presenza di Alexandra Breckenridge, ovvero la giovane cameriera Moira di American Horror Story, per quanto qui non si porti dietro tutta quella bellezza imbarazzante che aveva nella serie di Ryan Murphy. Però, oh, brava è brava.

In poche parole: Save Me non è la più brutta serie dell’anno (la più brutta, vi ricordo, è Beauty and the beast), ma potete tranquillamente lasciarla marcire nella cartella dei download. E state sereni: è compostabile.

Perché seguirlo: perché amavate Il tocco di un angelo e perché La Signora del West dominava camera vostra dall’alto di un poster

Perché mollarlo: perché è proprio poca roba. Non inguardabile, ma poca roba.

 

 



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