7 Ottobre 2013 6 commenti

Ehm… com’è che il secondo episodio di Agents of SHIELD è così brutto? di Diego Castelli

O_O’

Coulson Shield
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OVVIAMENTE CI SONO UN PO’ DI SPOILER SULLA SECONDA PUNTATA DI AGENTS OF SHIELD

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Se è vero che giudicare una serie avendo visto solo il primo episodio è molto rischioso (per mille mila motivi), è altrettanto vero che non bisognerebbe farsi allarmare troppo dal secondo. Come dire: abbiamo recensito il pilota, prima di scrivere un aggiornamento aspettiamo qualche settimana.

Tutto giusto, ma questa volta si pone un problema grosso, perché la serie è di quelle importanti e la differenza col pilot troppo marcata per passare sotto silenzio.
Il secondo episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. ha fatto ca-ga-re.

Che la serie, in queste prime battute, non fosse un mostro di originalità ce l’eravamo detto subito. Ma c’erano almeno tre elementi che facevano ben sperare:

1. Al netto del concept piuttosto scontato (squadra speciale combatte i cattivi e indaga su cose misteriose), il pilot era stato divertente, visivamente accattivante, pieno di graditi riferimenti nerdosi e di battutine scanzonate, persino capace di introdurre tematiche ancora acerbe ma comunque interessanti.
2. Il marchio Marvel lascia aperte le porte alle più fantasiose contaminazioni, che dovrebbero inserire gradualmente lo show in un universo ampio, stratificato e assai figo.
3. Joss Whedon ha già dimostrato di saper gestire alla grande questo tipo di sviluppi, visto che nelle prime puntate Buffy sembrava una trashata action sempre uguale, salvo poi diventare una serie della madonna, complicata e appagante come poche altre nel suo genere.

Ebbene, tutte queste analisi e speranze valgono ancora, ma cazzo, il secondo episodio è stato proprio brutto.
Prima di tutto è come se improvvisamente gli abbiano decimato il budget: si sa che i pilot ricevono sempre più soldi degli episodi successivi, ma qui si è passati da una puntata piena di effetti speciali piuttosto gustosi a una specie di recita scolastica in una foresta amazzonica fatta di cartone, con scene d’azione raffazonate e per nulla coinvolgenti, che sembrano prese di peso dagli anni Ottanta.
In secondo luogo, la storia non originalissima ma comunque solida del pilot ha lasciato il testimone a un raccontino banalissimo e senza alcuno scopo: una specie di breve caccia al tesoro dove non c’è nessuna caccia (praticamente il gps li porta direttamente all’oggetto da recupare) e di fatto neanche il tesoro (quel pezzo di metallo alieno serve solo a fare un paio di riferimenti a The Avengers).
E come ultimo – ma non meno grave – dettaglio, la qualità dei dialoghi è scaduta miseramente: tanto divertenti, veloci e nerd quelli del primo episodio, quanto lenti, prevedibili e senza guizzi quelli del secondo.

Ora, l’allarmismo e la schizofrenia non sono mai buoni consiglieri, e non fanno nemmeno parte del DNA di Serial Minds. Anche la verticalità della puntata in questione non preoccupa di per sé, e ci sembra del tutto normale in una serie come questa in cui la densità e l’articolazione della trama sono obiettivi del medio-lungo periodo.
Ma qui il problema è diverso, e molto più semplice: il primo episodio era piacevole, mentre il secondo fa quasi schifo.
Voglio credere che Joss Whedon sia stato vittima di un grave attacco di narcolessia, o che abbia bevuto qualche bicchiere di troppo nell’ennesimo festeggiamento per i soldi fatti dai Vendicatori, addormentandosi per una settimana su un divano in un ufficio Disney.

Joss, dimmi la verità, giuro che rispondi sinceramente non mi arrabbio: tu sta roba non l’hai vista e non l’hai approvata, vero?
Per carità, torna sobrio e facci vedere di cosa sei capace!



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