18 Febbraio 2014 2 commenti

Fleming – La miniserie sul creatore di James Bond di Francesco Martino

Uno che ha scritto James Bond ma soprattutto voleva essere James Bond

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Quando si parla di James Bond c’è una frase che salta subito alla mente, quella che ha caratterizzato l’agente “zerozero” più famoso di sempre e che, insieme a un’altra vasta gamma di tormentoni, è entrata a far parte della cultura pop degli ultimi 50 anni.

Prima di iniziare a scrivere questa recensione di Fleming – The Man Who Would Be Bond, la miniserie in 4 episodi targata BBC America, mi ero ripromesso di non utilizzare mai quella frase, e i motivi sono semplici: perché non sono mai stato un grande fan dell’agente al servizio di Sua Maestà (fatta eccezione per l’ultima versione, quella con Daniel Craig); e perché in questo caso, in questa incarnazione televisiva sulla vita dell’autore inglese, la figura di Bond è totalmente subordinata a quella del suo creatore.

L’intento di Fleming è da subito ben chiaro: mitizzare a tutti i costi l’immagine dello scrittore, avvicinandolo il più possibile al suo personaggio e rendendolo qualcosa di molto vicino al supereroe. In questa spasmodica ricerca del colpo ad effetto la storia viene decisamente incontro agli autori dandogli una base di lavoro fatta di servizi segreti, guerre mondiali e donne avvenenti. Tutti elementi che portano a un personaggio più vicino a un sosia di Tony Stark (e qui ai più attenti si accenderà la lampadina) che non a uno scrittore.
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Ian Fleming (interpretato da Dominic Cooper, sempre per la storia della lampadina) è un ribelle in contrasto con la madre, che lo vorrebbe fiero e impegnato come il fratello maggiore, mentre Ian è eternamente annoiato dalla sua vita di collezionista e giornalista. La svolta arriva quando i Servizi Segreti della Marina decidono di arruolarlo nel controspionaggio, impiego che darà nuova linfa alla fervida immaginazione dello scrittore e che costituirà la base per le sue pubblicazioni.
Proprio per questo la serie è disseminata di citazioni e riferimenti alla saga di Bond: dalla sequenza di apertura del primo episodio ai vizi dello scrittore, tutte esperienze e caratteristiche che Ian Fleming inserirà all’interno dei suoi libri e che serviranno da tramite tra l’esuberante personalità dell’autore e Bond.

Quanta sia l’effettiva fedeltà storica tra quanto mostrato nella serie e quanto realmente accaduto non è dato saperlo (non vogliamo nemmeno cercarlo), ma non è un grande problema. Fleming infatti non si vuole porre come un biopic nel senso classico del termine, non cerca di scavare in profondità nella vita vera della persona vera ma, anzi, punta a individuare alcuni tratti salienti del personaggio e ingigantirli.

In questo caso le vicissitudini dello scrittore diventano una spy-story in piena regola (ci sono anche i gadget!), un calderone d’azione e spacconeria probabilmente degno figlio della dicitura “America” che fa seguito alla parola BBC.
Il risultato è però sorprendentemente buono e sa intrattenere con la sua leggerezza, pur non raggiungendo i livelli qualitativi delle produzioni europee della British Broadcasting Corporation.
Ovviamente il consiglio rimane quello di avvicinarsi a questa miniserie senza alcun desiderio di approfondimento storico perché, in quel caso, si rimarrebbe decisamente delusi.

Perché seguirla: ci si diverte senza troppe pretese, e poi magari uno è anche fan di James Bond
Perché mollarla: perché si ama la fedeltà storica e si preferisce un biopic classico.
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