25 Febbraio 2014 3 commenti

About a Boy – Tra remake e sequel di Francesco Martino

Hugh Grant non c’è più e nemmeno l’atmosfera british, però l’autore è lo stesso. Basterà?

About a Boy cop

Quando si decide di trasformare un lungometraggio in un prodotto per il piccolo schermo le strade percorribili sono essenzialmente due: dissociarsi totalmente dal medium cinematografico, narrando da zero le origini e ignorando quanto fatto in precedenza (un po’ come succederà per il serial su Constantine); oppure riprendere quanto già raccontato e ampliarlo, cercando di inquadrare l’operazione come un “di più” rispetto al già mostrato.
Con About a Boy, la nuova sit-com NBC iniziata lo scorso 22 febbraio, si è deciso di scegliere una via di mezzo: la serie non racconta, nella sua totale interezza, la storia del film, ma non parte nemmeno come un sequel della pellicola di Chris e Paul Weitz. Che cos’è quindi questo pilot? Beh, probabilmente la definizione più adatta è “un riassunto”. Esatto, in questo primo episodio non vediamo altro che un rapido riassunto di quanto accaduto anni fa al cinema (do per scontato che l’abbiate visto, o per lo meno che c’era Hugh Grant, altrimenti non finiamo più). Quello che prima ho definito “ampliamento”, o “sequel”, viene lasciato agli episodi successivi.

Will (interpretato da David Walton) è uno scapolo d’oro. Ricco e affascinante passa le giornate rincorrendo donne e compiacendosi della propria vita spensierata, senza figli e soprattutto senza alcuna responsabilità. La sua routine viene però sconvolta dall’arrivo dei nuovi vicini: Fiona (Minnie Driver), una madre single ed esageratamente hippie -e “vegana di quelle fastidiose” sottolinea il Castelli- e da suo figlio Marcus, i cui bisogni da adolescente non vengono minimamente compresi dalla madre. Queste difficoltà comunicative in casa e la sindrome di Peter Pan che affligge Will faranno nascere un legame speciale tra i due.
About a Boy

Le differenze narrative tra questa versione televisiva e la sua controparte cinematografica sono davvero poche. Al di là delle imposizioni dettate dal cambio di format, Jason Katims (ideatore della serie tv insieme a Nick Hornby, autore del romanzo nonché mio scrittore preferito, giusto per conoscenza) ha deciso di andare sul sicuro ricreando quasi scena per scena quanto visto in precedenza, optando per alcune scelte più “paracule” (un brano degli One Direction al posto di Killing Me Softly) e per alcuni cambi più adatti al ritmo televisivo (come il background di Will in buona parte stravolto).
La cosa che non convince è però un’altra: l’eccessiva fretta. Condensare cento minuti di film in un pilot da venti non è cosa facile; ed ecco che, come prevedibile, alcuni tasselli del puzzle non combaciano e saltano fuori alcune situazioni poco convincenti, soprattutto quando si parla di una storia di crescita personale evidentemente non molto credibile se avvenuta alla velocità della luce. A fine episodio Will adora donne e bambini, cambiando radicalmente il proprio modo di vivere e andando così a annullare il personaggio, che sembra più affetto da un disturbo bipolare che non realmente maturato come uomo.
Mi sento poi di dover alzare qualche dubbio anche sul cast; se da un lato abbiamo una Minnie Driver decisamente convincente, lo stesso non si può dire per David Walton, volto mai troppo amato né dal sottoscritto (forse è stato l’unico passo falso di New Girl) né dai network che per cinque volte lo hanno cancellato dai propri palinsesti. Un caso? Vedremo.
About a Boy02

Per adesso About a Boy è un grandissimo punto interrogativo. La strada che la serie deciderà di intraprendere segnerà inevitabilmente il destino dello show, in bilico tra la patetica sit-com che puzza di già visto e un buon prodotto di intrattenimento.

Ah, per chi non lo sapesse nel 2003 la Fox ordinò dieci minuti dimostrativi per un eventuale serie con protagonista Patrick Dempsey. Su Youtube è disponibile un piccolo estratto che mostra l’enorme differenza tra le due versioni (con quella Fox praticamente identica al film).

Voi quale preferite?

 

 

Perché seguirla: se si è amanti del film e del libro di Nick Hornby, è potenzialmente interessante vedere dove andrà a parare la serie.

Perché mollarla: perché poco propensi a scommettere sull’ennesima sit-com.
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