28 Febbraio 2014

Mind Games – E fanno quattro insuccessi per Christian Slater! di Diego Castelli

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Giusto un paio di giorni fa, parlando di Growing Up Fisher, si accennava alla compulsione tipicamente americana nel prendere temi e situazioni che funzionano per usarli in mille mila serie finché allo spettatore non viene la nausea.
48 ore dopo, siamo daccapo. Oggi infatti parliamo di Mind Games, la nuova serie di ABC con protagonista Christian Slater, che al classico problema del già visto riesce anche ad aggiungere un pizzico di irritazione in più.

Mind Games racconta dei fratelli Edwards, Ross (Slater) e Clark (Steve Zahn). Clark è un mega-esperto di psicologia, comportamento umano ecc, ma è bipolare e in generale matto come un cavallo. Ross è un ex truffatore che cerca di trovare un modo rapido e legale (anche se le sfumature sono ben accette) per fare soldi facili. Insieme hanno una società di consulenza che aiuta a raggiungere i propri obiettivi di vita e professionali, tipicamente attraverso la manipolazione mentale di chi ci mette i bastoni tra le ruote.

Come forse avrete già capito grazie a parole chiave come “bipolare” e “manipolazione mentale”, Mind Games racconta sostanzialmente di un tipo in gambissima ma pieno di problemi, che conosce un sacco di trucchi mentali per fare quello che vuole col cervello della gente. L’episodio pilota è di fatto un frullatone di tanti temi e personaggi che hanno avuto successo nella serialità recente: c’è un po’ di The Mentalist e qualcosa di Lie to Me, c’è Elemetary e c’è Psych, e c’è una parentela di quinto grado con House (sempre per la storia della genialità unita a tanti bei problemini personali).
Il fatto che gli Edwards non siano detective come in quasi tutti i casi precedenti potrebbe essere un vantaggio, o per lo meno un barlume di novità, ma va detto che per ora è una scelta buona più che altro per fare fumo, visto che ci vuole un po’, nella puntata, per capire esattamente cosa i due dovrebbero fare.
Mind Games 03

La questione del mentalismo, della psicologia e dei trucchi jedi, se già di per sé non è (più) tanto originale, non trova particolare spinta nemmeno negli elementi più specificamente emotivi e relazionali: il rapporto tra Ross e Clark è ovviamente conflittuale, perché Ross è una simil-canaglia e quall’altro è ingestibile, ma alla fine si vogliono un gran bene e se ne vorranno sempre.  I personaggi secondari, invece, per ora sono proprio “secondari”, e faticano a spiccare sugli altri due rimanendo confinati al vago ruolo di aiutanti (ivi compresa la ex moglie di Ross, il cui ruolo è sicuramente più importante ma che non riesce a imprimere chissà quale memoria di sé nello spettatore).

Si diceva di quel pizzico di irritazione. Sì perché Mind Games, al netto di essere un prodotto scritto a tavolino per cavalcare onde seriali già sfruttate da un pezzo, avrebbe pure qualche freccia al suo arco.
Prima di tutto Steve Zahn, la cui recitazione totalmente sopra le righe e inizialmente irritante, riesce poi a trasmettere una certa simpatia e diventa assai funzionale quando la follia lascia spazio a brevi ma efficacissimi momenti di piena lucidità. E anche Christian Slater, che pure finora ha toppato alla grande tutti i suoi appuntamenti seriali (vedasi My Own Worst Enemy, The Forgotten e Breaking In) riesce a tenere la scena con buona misura, diventando ora la spalla del fratello, ora il vero protagonista.
E poi c’è la vaga sensazione, durante il pilot, che alcune delle cose che ci fanno vedere possano avere un senso, possano divertire, possano portare a qualche sviluppo.

Mind Games 04

Peccato però che tutto ciò rimanga appunto a un livello di sensazione. A prevalere, alla fine, è una fastidiosa impressione di caos, di confusione, di indeterminatezza generale nascosta sotto il tappeto della recitazione istrionica di Zahn e di un lieto fine che dovrebbe mettere d’accordo tutti, e che invece sembra più un cerotto rosa sopra un gran casino.
L’unica speranza per Mind Games, considerando che non ha i numeri per diventare una “grande” serie tv, sarebbe quella di darsi una scrittura più ordinata e solida, per svilupparsi in un prodottino di onesto intrattenimento.
Purtroppo, però, i dati del pilot sono quasi disastrosi, e le probabilità di una cancellazione rapida sono altissime.
Per Slater sarebbe il quarto insuccesso seriale di fila. Voglio dire, ragazzo mio, a un certo punto rinuncia…

Perché seguirla: alcune scene sembrano mostrare una certa potenzialità del concept e dei due protagonisti.
Perché mollarla: le potenzialità rischiano di rimanere sulla carta, in favore della ripetizione di temi e situazioni già visti mille volte.
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