11 Marzo 2014 3 commenti

Believe – La serie tv firmata Alfonso Cuarón e JJ Abrams di Marco Villa

Una delle serie tv più attese del 2014: Believe

Believe

Io non sono esattamente quello che si esalta per le cose zuccherose. Di solito quello è il mio socio: a lui basta un bambino che sorride con l’occhietto mogio e già non capisce più nulla. Del resto sta ancora guardando quella monnezza totale che è Once upon a time. Non serve aggiungere altro. Dicevo: io non sono esattamente quello che si esalta per le cose zuccherose e l’idea di una serie con una bambina super dolciona con dei poteri che nemmeno lei conosce e che fa sciogliere (in senso emotivo, non sto parlando di quel tipo di poteri) tutti quello che la incrociano dovrebbe farmi stare male all’istante. Roba da choc anafilattico. E invece. E invece no, Believe è una cosa che fa il suo, che funziona e che raggiunge i propri obiettivi.

Believe è iniziata il 10 marzo su NBC (i sub sono qua) ed è una serie tv che ha tra i produttori JJ Abrams: ok, ormai ha firmato più serie lui che contratti con squadre diverse Bobo Vieri, però è JJ Abrams, su, e un serialminder non può non volergli bene. Il nome più grosso, nelle vesti di creatore e di regista del primo episodio, è però quello di Alfonso Cuarón, fresco premio Oscar per la regia di quel film splendido che è Gravity. Non una roba da poco, insomma. La storia vede protagonista Bo, bimba con poteri strani, in grado di entrare in empatia istantanea con chi la incrocia e di controllare forze misteriose. Tipo che chi la incontra si mette a piangere come se avesse conosciuto il Messia e tipo che lei riesce a ordinare ai piccioni di accanirsi su una tizia.

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I poteri di Bo sono al centro di una lunga disputa che vede contrapporsi i buoni, che vogliono proteggerla e fare il suo bene, e i cattivi – capitanati da Kyle MacLachlan – che vogliono studiarla, sfruttarla e chissà che altro. Incaricato di proteggere Bo è Tate, un condannato a morte salvato 30 secondi prima dell’esecuzione e per questo eternamente debitore nei confronti dei buoni. Questo lo schema generale, che porterà verosimilmente a uno sviluppo orizzontale della storia, infarcito di casi (umani) di puntata, che Bo provvederà ad aiutare e sostenere, grazie alle sue grandi capacità di comprensione del prossimo.

La storia è interessante e, come da tradizione per le serie di Abrams, totalmente aperta a qualsiasi sviluppo: la vaghezza dei poteri di Bo può portare a qualsiasi cosa, esattamente come le prime puntate di Fringe avrebbero potuto condurre da qualsiasi parte. La presenza di una protagonista bambina, invece, setta chiaramente il target sul segmento famiglia. Di fatto, non siamo lontani dalle atmosfere neo-Spielberg di Super 8, film bellissimo e perfetto per un pubblico amplissimo.

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Il secondo nome citato in precedenza, ovvero Alfonso Cuarón, è in realtà quello più importante, visto che è uno dei creatori della serie (l’altro, Mark Friedman, ha mollato da tempo insieme a un’altra serie di showrunner, in una pre-produzione piuttosto complicata. A livello di regia, Cuarón non passa certo inosservato: basta il piano sequenza iniziale – ormai marca stilistica del regista messicano – a far capire che il buon uomo ci ha messo del suo. Se il pilot è fondamentale per essere trascinati dentro una serie, la prima scena del pilot è ancora più decisiva e in questo caso raggiunge pienamente l’obiettivo.

Siamo in chiusura di pezzo, obbligatorio tirare due conclusioni: il pilot di Believe fa il suo dovere e funziona. La scelta di una bambina come protagonista e la decisione di darle anche poteri zuccherosi potrebbe respingere parte del pubblico, ma il casting della protagonista è stato perfetto e anche lo spettatore più cinico non può sentirsi respinto. Certo, è una serie tv che non sarà mai cattiva o particolarmente audace: potrebbe essere la versione 2014 dei film Disney del venerdì sera, che andavano in onda su Raiuno verso la fine degli anni ‘80. Non sarebbe comunque poco.

Perché seguirlo: per i nomi coinvolti nella produzione e perché è una serie tv in grado di arrivare ovunque

Perché mollarlo: perché il pilot non la posiziona certo tra le serie audaci che rivoluzioneranno la serialità tutta. Una serie onesta, diciamo.



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