23 Maggio 2014 2 commenti

Playing House – Inutile girl comedy di provincia di Vale Marla Morganti

Per ragazze dai facili entusiasmi

Copertina Pilot, Pilot

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Perché noi di Serial Minds non ci facciamo mancare niente. Anzi non vi facciamo mancare niente. Nemmeno qualche parola su Playing House, nuova comedy targata USA Network (Suits, White Collar), commedia al femminile che sa di provincialismo e luoghi comuni. Se vogliamo far paragoni con qualche volto noto potremmo chiamare in causa Cougar Town e Gilmore Girls. Senza ovviamente far scendere l’ira degli dei per aver preso come riferimento due cult per una serie della quale a ora (siamo alla sesta puntata on air) nessuno si è ancora disturbato a fare i sottotitoli in italiano.

Playing House è scritta e interpretata da Lennon Parham e Jessica St. Clair , due attrici comiche nonché  BFF (migliorissime amiche) anche nella vita. Le stesse che nel 2012 sono riuscite a farsi produrre da NBC una serie, partita come midseason replacement, dal nome “Best Friends Forever”. Dei sei episodi registrati ne sono andati in onda solo 4. Quindi l’anno dopo qualcuno ha la felice pensata di produrre una nuova serie creata e interpretata dalle 2, che ruota intorno a due migliori amiche.
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Il pretestuoso punto di partenza è il baby-shower in vista dell’imminente parto di Maggie, la mora, nata e cresciuta nel paesino, sposata a un uomo di medio-basso livello, incinta. Per questo evento la sua migliore amica, Emma, la bionda, in carriera, fuggita dal paesino verso il quale cova un odio viscerale, torna al nido. E decide di restarci dopo che la quasi partoriente scopre la web-liaison del marito con la tedescona da Oktoberfest MunichMuncher69, rinunciando così al suo prestigioso posto in una multinazionale a Shanghai. L’amicizia epica e la solidarietà femminile diventano il motore che porta avanti la vita in un momento difficile, una lasciata e l’altra licenziata. Due quasi 40enni che regrediscono mentalmente al periodo liceale. In pratica situazioni di scarso interesse umano condito da comicità da oratorio.

Il mio personale gusto mi porta a essere abbastanza drastica. Troppe situazioni da sitcom anni 90, del tipo il tradimento scoperto per una disfunzione della Apple Tv, con il fratello della protagonista che cerca di spegnere lo schermo pigiando sul telecomando ma, caspiteronzolo, i tasti non vanno quindi prima alza il volume, poi zooma, poi rialza il volume, e sullo schermo continua a campeggiare la burrosa tedescona; oppure l’incontro tra Maggie e lo storico ex fidanzato “Ah sei sposato con Tina…ma non è di certo Tina la sfigata, che prendevamo tutti per il culo, insipida, che bullizzavamo, ahah no non è lei vero?!” “si è lei”. Epic fail, annunciatissimo. O ancora la classica scena della doccia che si accende inaspettatamente e le due, di tutto punto vestite, invece che scattare fuori continuano come due mosche in un bicchiere di vetro ad andare sotto il getto urlando e dimenandosi.

Ecco questo è il tipo di comicità che a me fa dire…ma anche no. Non voglio però influenzare a causa di questa mia disfunzione chi può gradire questo genere fatto di colori pastello, di piccoli drammi quotidiani, di amicizia vera, di buoni sentimenti e di escamotage bassi per far ridere, ma che a me personalmente mettono tristezza.
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Le due protagoniste mi danno proprio noia perché non capisco come possano essersi fatte produrre ben due serie mediocri (ora vado a cercare sui siti di gossip perché di certo devono averla data a qualcuno di molto grosso), e il resto del cast al momento è non pervenuto perché tutto viene fatto ruotare intorno al duo diabolico e il resto del main cast punteggia solo con comparsate appannate per far procedere gli episodi. Da notare solo Zach Wood (The Office e Silicon Valley) e Keegan-Michael Key (Fargo), ma solo perché han fatto altre cose non certo perché eccellano.

Devo dirla tutta. C’è stato un momento in cui ho pensato che una possibilità potevo dargliela. Ma poi ho capito che emozionarsi per la frase “Darling, it’s not a brunch if you don’t pour vodka in your juice” era solo l’emblema della pochezza della situazione in esame: una serie che si vuole imbellettare con tacchi alti e atteggiamento da downtown girl, ma alla fine è una semplice provincialotta con le calze color carne.  Sono scaduta anch’io sul paragone banale, ma penso che non si debbano spendere altre parole.

 

Perché guardarlo: le situazioni da BFF di provincia vi fanno sobbalzare il cuoricino.
Perché mollarlo: perché quando una comedy è inutile e scontata diventate delle bestie.



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