24 Giugno 2014 5 commenti

Dominion: Guerre tra angeli, nuovi messia e sceneggiatori incapaci di Diego Castelli

Un concept poderoso e una scrittura un po’ misera

Dominion01:
Settimana scorsa il Villa mi ha scritto un messaggio su Facebook in cui raccontava (copiandola da non so dove) la trama della nuova serie di SyFy, Dominion: “Quando l’arcangelo Gabriele e la sua legione di angeli minori mossero guerra contro l’umanità, solo l’arcangelo Michele si erse a difensore degli uomini per salvare una donna che portava in grembo colui che è destinato a diventare il salvatore. Venticinque anni dopo, l’umanità vive in città fortificate circondate dalle rovine della vecchia civiltà, in un’apparente tregua dalla minaccia degli angeli. Ma le cose stanno per cambiare, e il prescelto dovrà farsi forza per portare l’umanità alla salvezza.”

Il Villa mi scriveva il messaggio con intenti ironici, tipo “senti che cumulo di cagate”, ma in risposta si è trovato un mio “be’ figata”. Perché a me il fantasy piace, sono naturalmente ben disposto nei suoi confronti, e mi piace soprattutto in questa fase di concept, quando posso sentire di guerre tra angeli caduti o di incantesimi o creature millenarie che in linea di principio mi stuzzicano sempre di più rispetto a “due poliziotti indagano su una serie di omicidi”.
Certo, poi dipende da come una storia la sviluppi: le creature millenarie non sono necessariamente sinonimo di qualità, mentre una banalissima storia di indagine e polizia, se trattata nel modo giusto, può diventare True Detective.
Dominion (2)

Purtroppo, il pilot di Dominion ce la mette davvero tutta per entrare nel magico mondo delle boiate senza scampo. Dichiaratamente ispirata al film Legion del 2010, la serie creata da Vaun Wilmott parte da un’idea molto potente e nei primi minuti del pilot sembra avere buon gioco a sballottarci dentro un mondo post-apocalittico non privo di atmosfere intriganti: gli effetti speciali sono buoni, la fotografia ricercata e intelligente (come si vede da certe ombre piazzate apposta per ridurre il senso di finto della computer grafica) e il ribaltamento dei ruoli, con gli angeli trasformati in spiriti cattivi pronti a possedere gli umani, stupisce come dovrebbe.

Da qui in poi, però, il suolo messo dagli sceneggiatori sotto i piedi dei personaggi comincia a franare inesorabilmente.
Mi pare che i problemi di Dominion siano sostanzialmente due. In primo luogo è un pilot molto confuso. Troppi personaggi che fanno troppe cose. Il tentativo evidente è quello di creare un’epica di ampio respiro, che instauri tutta una serie di intrighi e giochi di potere strizzando anche l’occhio a Game of Thrones (si veda l’importanza delle due principali casate che governano Vega), e che quindi restituisca un mondo complesso e per questo credibile. Peccato che tutte queste informazioni in un solo pilot siano troppe, costringendo lo spettatore, più che a emozionarsi per quello che succede, a farsi degli appunti su carta per ricordarsi chi sta dicendo cosa e a chi. Un accumulo narrativo, insomma, che andava gestito con maggior polso e una più precisa gestione dei tempi, degli spazi e delle parole, per limitare dove possibile l’effetto-straniamento. O magari, scelta probabilmente più saggia, si poteva lavorare di sottrazione, dando più tempo alle sottotrame di svilupparsi e puntando inizialmente su un’atmosfera che, di per sé, ha pienamente la possibilità di affezionare lo spettatore.
Dominion (4)

Questo potrebbe comunque essere un problema secondario, peraltro già visto l’anno scorso in Defiance. Lo spettatore appassionato del genere potrebbe anche dire “ok, mi son perso dei pezzi, ma cazzarola questa gente ha le ali e si mena, vado avanti e pian piano capisco tutto”.
Il secondo problema, però, è più grave: non essendo semplice fantascienza, ma giocando su argomenti come la religione, Dio, gli angeli e un nuovo messia, Dominion fa inevitabilmente un certo tipo di promesse. Magari implicite, ma molto importanti. Un concept come quello di Dominion obbliga (o “dovrebbe obbligare”) gli sceneggiatori a farsi tutta una serie di domande sulla condizione umana, sulla vita oltre la morte, sul rapporto tra umano e divino, tra conoscenza e ignoranza, tra Bene e Male a livello cosmico.
Quello di Dominion è insomma un concept estremamente ambizioso, che promette un lavoro di approfondimento mistico-filosofico che non deve andare a scapito dell’intrattimento e dell’azione, ma deve necessariamente accompagnarle nella costruzione di un’opera di grande spessore.
Purtroppo, però, questo pilot non è all’altezza delle aspettative. A conti fatti, in più di un’ora di episodio si alternano soltanto sparatorie e schermaglie politiche, inframmezzate da momenti romantici di altissima prevedibilità. Non c’è praticamente alcun approfondimento sulla figura di Michael, un angelo che si ribella a Dio (suggerendo persino riferimenti luciferini) ma che qui sembra più che altro un apatico Forrest Gump coi superpoteri. Non c’è alcuna reale attrattiva nella figura di Alex – il futuro salvatore interpretato scialbamente da Christophen Egan – perché nulla ci viene detto del suo ruolo e delle sue potenzialità. Semplicemente, gli spuntano dei tatuaggi che gli veicolano dei messaggi, come una specie di Siri sottopelle, e dobbiamo immaginare puntate su puntate in cui questo novello Gesù si strugge sulla prossima mossa da compiere fino al momento in cui si guarderà il braccio e riceverà istruzioni.
Dominion (3)

Bisogna essere chiari su una cosa: non è che da un pilot si pretende una spiegazione precisa di tutto quello che succede e che succederà. E’ una serie tv, e in quanto tale un po’ di mistero e di rimando al futuro è non solo accettabile, ma addirittura necessario. Però quel rimando ci dev’essere, lo spettatore deve percepire con chiarezza che, con l’andare del tempo, scoprirà cose sempre più straordinarie.
Il problema di Dominion, invece, è che quel mistero potenzialmente carichissimo di attrattiva non impregna come dovrebbe una scrittura adagiata su un po’ di combattimenti e un’infinità di discussioni di dubbio interesse. Dominion potrebbe raccontarci cose incredibili, ma per ora i suoi autori non sembrano all’altezza della sfida.

 

Perché seguirla: per l’idea alla base della serie, e per la speranza che si arrivi a un prodotto davvero diverso da solito.
Perché mollarla: la sceneggiatura del pilot è molto al di sotto delle sue stesse potenzialità.

Argomenti dio, dominion, legion, syfy


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