6 Ottobre 2014 2 commenti

Sleepy Hollow seconda stagione: un fantasy leggero dopo i pasti di Francesco Martino

E poi c’è sempre John Noble

Sleepy Hollow 2 (2)
ATTENZIONE! CI SONO SPOILER PER CHI NON HA VISTO LA PASSATA STAGIONE DI SLEEPY HOLLOW E L’INIZIO DELLA SECONDA.

Solamente qualche mese fa mi ero trovato nella scomoda situazione di dover valutare una serie come Sleepy Hollow: troppo brutta per essere bella, ma troppo bella per essere brutta. Stravolgere un racconto, e un film, per farne una serie tv è pratica tanto comune quanto mal vista dall’intero clan degli spettatori seriali; questa volta però Kurtzman e Orci avevano voluto osare, aggiungendo un grado di tamarraggine superiore alla media e infarcendo la storia con fucili a pompa e apocalissi.

Quando ci si trova davanti a intrugli del genere, una volta passata l’eccitazione iniziale, si pensa subito a una cosa: la trama, questa povera malcapitata. Si, perché tra un’ascia infuocata e una testa che vola ogni tanto è necessario metterci anche un abbozzo di storyline, per lo meno quella che ti consente di arrivare al termine di un episodio senza aver provocato la morte cerebrale di gran parte degli spettatori. Anche in questo caso la serie non si era smentita, regalandoci un’elaborata rivisitazione della storia americana che vedeva, sullo sfondo della guerra civile, un George Washington intento a combattere una guerra segreta con orde di esseri demoniaci, e un Ichabod Crane fedele servitore della sua causa. Il resto della stagione vi è nota, con quell’improvviso capovolgimento di fronte tanto azzardato quando soddisfacente, soprattutto perché totalmente Noble-centrico.
John Noble, conosciuto da tutti i serialminder come Walter Bishop di Fringe, è stato infatti il vero jolly della passata stagione di Sleepy Hollow, dando imprevedibilità – e talento – a un cast altrimenti fiacco e scontato. Perché, nella classica lotta tra bene e male, serviva qualcuno in grado di rimanere in bilico, di creare quell’imprevedibilità che mancava alla serie.
Sleepy Hollow 2 (3)

Queste piccole premesse per dire che, dalla seconda stagione, non mi aspettavo null’altro che le conferme di quanto di buono era stato mostrato nella prima: esagerazioni, azione e John Noble.
Sono stato accontentato? Ebbene si. Anzi, sono stato anche enormemente saziato dalla mia fame di trash.
Riprendendo le fila esattamente da dove le aveva lasciate – sì, c’è la classica trovata del sogno/illusione – la nuova stagione di Sleepy Hollow riconferma immediatamente le proprie intenzioni, facendoci capire ancora una volta come la prerogativa principale della serie sia quella di non prendersi sul serio, ma di tessere una serie di trame volutamente – si spera – votate all’esagerazione continua.

I cavalieri dell’Apocalisse non vi bastano? Tranquilli, ecco arrivare lo zombie magico creato da Benjamin Franklin! Volete un nuovo cliché? Eccovi accontentati con un nuovo capo della polizia che mette i bastoni tra le ruote ai protagonisti. L’esagerazione narrativa è tale che anche il povero John Noble, in una recente intervista a HitFix, ha raccontato di come si sia trovato più di una volta totalmente spaesato davanti alle nuove scelte degli autori.
Poco male, perché nonostante l’enorme quantità di trash, Sleepy Hollow funziona bene, si fa guardare e diverte. Alla base di questo “successo” c’è probabilmente lo spunto iniziale, tanto accattivante quanto facile da riempire di divertenti esagerazioni, capace di non girare quasi mai a vuoto perché autorizza lo sceneggiatore a sconvolgere la serie con qualsiasi tipo di trovata.
A nobilitare la faccenda c’è poi lui, il già citato John Noble, oramai promosso a regular e perfettamente integrato nella trama. Probabilmente esagererò, ma non penso sia un caso il fatto che il destino della serie sia stato affidato proprio al suo personaggio, l’unico in grado di spostare davvero le sorti delle due parti in causa, i buoni e i cattivi.
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Volendo concludere mi verrebbe da dire che questa serie, tolti i momenti di divertimento raccontati prima, poteva essere uno dei tanti prodotti seriali pretenziosi ma dagli scarsi risultati, uno dei tanti Revolution o Flashforward; in realtà adesso è la semplice prova di come non tutte le serie debbano necessariamente prendersi sul serio, e di come, qualche volta, questo atteggiamento possa venire ripagato dallo spettatore.



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