20 Novembre 2014 3 commenti

State of Affairs: la recensione senza spoiler e con un po’ di amarezza di Diego Castelli

Il ritorno di Katherine Heigl non è sto gran ritorno

State of Affairs (3)
Di solito quando c’è da stroncare ci pensa il Villa, che non ha muscolo cardiaco. Oggi però non poteva, allora faccio io, vediamo se funziona lo stesso.
L’oggetto del problema è State of Affairs, la nuova serie drama-thriller con protagonista Katherine Heigl, ex Izzie di Grey’s Anatomy e tornata alla serialità dopo qualche anno di commedie romantiche in cui o era incinta, o si doveva sposare, o tutt’e due.
State of Affairs, creata da Alexi Hawlei – già sentito per The Following, Castle e Body of Proof – racconta le vicende di Charlie Tucker e del suo lavoro abbastanza particolare: ogni giorno briffa (si scriverà così?) il Presidente degli Stati Uniti sulle peggiori minacce al Paese. In pratica lei e il suo team spulciano siti, leggono mail e guardano video provenienti da tutto il mondo cercando di individuare i maggiori pericoli per gli USA e/o i suoi cittadini sparsi per il globo. A complicare la situazione il fatto che Charlie è reduce da un attentato terroristico che l’ha lasciata assai turbata e che ha ucciso il futuro fidanzato nonché figlio della Presidente(ssa).

Ci sono tre ordini di problemi con State of Affairs. E voglio proprio metterci i numeretti.

1. Il thriller
Nella sua componente più tensiva e di suspense, State of Affairs sembra una brutta copia di Homeland, o parzialmente di 24. I temi sono quelli, con spie e contro spie, nomi arabi a ripetizione, cose che succedono a mille mila chilometri di distanza mentre i nostri snocciolano ordini al telefono, sopratutto terroristi che tagliano le teste – al giorno d’oggi se non tagli le teste non sei un terrorista che si rispetti, e gli altri terroristi ti prendono in giro e ti rubano i soldi per il pranzo.
Se gli elementi sono simili, però, a essere debole è la confezione. Di suspense vera ce n’è pochina, e molte scene teoricamente più action sembrano un grande” vorrei ma non posso” (a parte la primissima scena del pilot, con il ricordo in soggettiva dell’attentato, girata piuttosto bene). Ci sono troppi nomi in questo pilot, troppi buoni dalla mansione confusa, troppi cattivi dal nome impronunciabile, e il risultato è che si passa il tempo a cercare di ricordarsi chi fa cosa, piuttosto che a godersi la trama. E come ciliegina sulla torta, in una storia che a quel punto sembra un po’ buttata lì, arrivano anche frasone teoricamente potentissime ma che alla fine diventano più che altro pompose, come se fossero precedute da un grosso cartello rosa con scritto “attenzione, ora diciamo una cosa da brividi”.
State of Affairs (4)

2. Il drama
Al di là dello spionaggio e del thriller, State of Affairs è poi molto drama. La protagonista e la Presidente stavano per diventare nuora e suocera, e la perdita del fidanzato-figlio ha lasciato molti strascichi emotivi. Charlie ora è turbata, traumatizzata, e come tutte le donne traumatizzate la dà via a chiunque, senza nemmeno chiedere nome di battesimo o storia clinica. (Tra parentesi, se conoscete donne così, fateci avere il nome, a puro titolo di ricerca telefilmica).
Ancora una volta, però, questo drama è loffietto, largamente prevedibile (il new guy che Charlie incontra in ascensore ha scritto “futuro amante” in piena fronte), e in generale poco accattivante. Viene in mente un paragone, ancora in termini di brutta copia, con Scandal, che ha tutta la logorrea tipica di Shonda Rhimes ma anche un ritmo e una forza espressiva che State of Affairs se le sogna di notte.
State of Affairs (1)

3. La Katherine
C’era sicuramente grande attesa per il ritorno della bella Katherine, che rientra in tv con una fama ben maggiore di quando c’è entrata la prima volta, finalmente pronta a fare la protagonista assoluta. Purtroppo però, almeno a giudicare da questo pilot, State of Affairs è una serie sbagliatissima per lei.
Non è una questione di capacità recitative. Oddio, la Heigl non è Meryl Streep, però il suo l’ha sempre fatto con dignità, e in Grey’s era il personaggio preferito di molti. Il problema di fondo è però proprio quello: questo episodio mi fa dubitare che possa fare altro oltre alla commedia romantica o il dramma sentimentale. E mi spiace farne una questione di fisico, che è sempre cosa un po’ spiacevole, ma il lavoro dell’attore è fatto anche e soprattutto di corpo e di immagine (pensate al cambiamento di Matthew McConaughey per uscire dal loop del palestrato piacione). In questo senso la povera, giunonica Katherine non riesce ad essere credibile come cazzuta agente della CIA.
Troppo bionda, troppo popputa, col facciotto troppo paciarotto, ispira una tenerezza e una voglia di coccole (o magari di sesso morbidoso) che rendono quasi ridicolo ogni tentativo di fare la persona seria e impegnata.
Anche qui vengono in mente dei paragoni. Il primo, ovvio, è con Claire Danes in Homeland: anche la Danes è una “bella” della tv (a parte quando piange, dio mio), ma la sua fisicità secca, nervosa, puntuta le permette di calarsi benissimo nella parte della schizzata bipolare ma con grandi capacità. Ragionamento simile per la Thea Leoni del recente Madam Secretary, anche lei ottima (per età e movenze) nella parte di una madre e moglie richiamata in servizio e capace di portare ragionevolezza e giudizio in un mondo troppo spietato.
Katherine Heigl invece se ne sta lì, una valchiria in tailleur, rinchiusa in schemi freddi e pratici che non sembrano i suoi, a fare cose per le quali non sembra tagliata.
Andrebbe meglio se fosse più brava? Probabilmente sì. E se la sceneggiatura fosse più appassionante? Ma ovvio. In mancanza però di questi e altri puntelli, la sua immagine troppo pulita, da fidanzata perfetta, stona troppo col tono che la serie vorrebbe avere.
State of Affairs (2)

In definitiva, State of Affairs non funziona. Non appassiona, non porta abbastanza novità, e la sua protagonista sembra un pesce fuor d’acqua. Non sono difetti insormontabili, basterebbe scrivere meglio 3-4 episodi di fila e diventerebbe già dignitosa. Ma se i prossimi episodi saranno tutti come questo pilot, allora non serve a niente.

Perché seguirla
:  se i vostri generi sono lo spy e il conspiracy, questa serie parla di quella roba lì, per quasi tutto il tempo.
Perché mollarla: ci sono già altri show che trattano questi temi, e lo fanno meglio. E la Heigl per ora non sembra adatta a queste atmosfere.



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