13 Gennaio 2015 3 commenti

Broadchurch – Una seconda stagione che guarda al passato di Marco Villa

Se vi aspettavate un’indagine tutta nuova, la seconda stagione di Broadchurch è qui per spiazzarvi

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[SPOILER ALERT: SI PARLA DI TUTTA LA PRIMA STAGIONE]

Quando è iniziata, il 4 marzo 2013 (il mio compleanno, auguri retroattivi), difficilmente la rete e il suo creatore avrebbero pensato che Broadchurch sarebbe potuta diventare uno dei thriller di riferimento di questi anni. Del resto il pilot sembrava quello di una buona serie tv inglese, di quelle che funzionano bene e sono scritte da dio, ma che finiscono troppo in fretta per diventare un fenomeno. Invece no, grazie a una scrittura classicissima e insieme impeccabile, la prima stagione è diventata qualcosa di importante: la progressione verso la soluzione dell’indagine è stata accompagnata da un livello di dramma sempre più acuto, passando per alcuni momenti pesissimi (oh, povero vecchio marinaio, ancora soffro per te). Tutto questo non solo ha lasciato il segno in patria, portando a una seconda stagione, ma ha spinto Fox a chiedere al creatore di firmare un remake ambientato negli Stati Uniti. È nata così Gracepoint, sorta di riedizione con nuovi arrangiamenti, ma con tantissime parti identiche, a cominciare dal protagonista David Tennant, per finire con una serie di inquadrature replicate al millimetro. Al di là di tutti i possibili ragionamenti in merito, si può prendere un dato di fatto: Broadchurch è stata rinnovata per una seconda stagione, Gracepoint no.

E la vicenda della seconda stagione di Broadchurch inizia pochi mesi dopo il termine della prima. Il marito di Miller è in galera, lei lavora in un’altra regione del paese con un grado molto inferiore, il detective Alec Hardy si è preso una pausa forzata per i suoi problemi di salute. Bene, pronti via per un nuovo caso che ritirerà tutti in ballo dopo iniziali ritrosie e “no, non ce la faccio, il mio sogno è aprire un chiosco sulla spiaggia, vivere tutto l’anno in infradito e cantare Battisti davanti a un falò”? No, proprio no.

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Il primo episodio mostra chiaramente quali saranno i due filoni lungo i quali si muoverà la stagione e a sorpresa uno di questi riguarda ancora la morte di Danny Latimer. Nella prima udienza del processo, il marito di Miller si dichiara non colpevole e due avvocate supertoste accettano la sua difesa: lui dice che spargerà della gran merda su tutti gli abitanti del paese, loro sono convinte di poter trovare falle nell’operato della polizia. E qui entra in gioco uno dei due personaggioni della seconda stagione, ovvero l’avvocatessa Jocelyn Knight, interpretata da quella gran donna di Charlotte Rampling: sarà lei a fare da avvocato alla famiglia di Danny e già dalla prima puntata si capisce che ha alle spalle uno di quei traumi grossi così che piacciono tanto a tutti gli sceneggiatori.

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Se il primo filone è legato al passato prossimo, il secondo è legato a uno più remoto: nella prima stagione abbiamo scoperto che il buon detective Hardy era arrivato a Broadchurch dopo aver fatto qualche bella cazzata in un caso che riguardava delle ragazzine, ma non avevamo scoperto molto di più. Proprio quel caso diventa il centro della seconda stagione, con un cattivone dalla faccia truce&fascinosa (James D’Arcy, già in Secret Diary of a Call Girl e Those Who Kill) che minaccia una testimone protetta da Hardy.

Entrambe le storie promettono bene, ma è evidente che il creatore di Broadchurch abbia preferito guardarsi indietro invece di far progredire la sua serie: di fatto siamo di fronte a due approfondimenti di cose già viste. Ovvio, ci saranno nuovi sviluppi e robe sorprendenti, ma non c’è una vicenda davvero nuova da seguire. In particolare, lascia qualche dubbio la scelta di tornare sull’omicidio di Danny Latimer, perché il rischio è quello di provocare comunque delusione: se si dovesse scoprire che il marito di Miller è innocente, si manderebbe a puttane la reputazione e la credibilità dei due protagonisti, se invece fosse confermata la sua colpevolezza, tutto quello che verrebbe scoperto sarebbe comunque un contorno, qualcosa di non determinante.

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Con questa seconda stagione, Broadchurch si stacca dal meccanismo del whodunnit che la caratterizzava, per andare in due direzioni differenti, ma legate da un tratto comune importante: non si parla di indagini, ma di quello che viene dopo un’indagine e, nel caso della testimone da proteggere, delle conseguenze incontrollabili che un’investigazione può avere. Gli inglesi non riescono a restare attaccati a uno schema, anche quando è di successo. A volte può sembrare frustrante, ma in realtà è proprio questa attitudine a farci tifare fortissimo per loro.



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