12 Febbraio 2015 21 commenti

Allegiance – Molto più di una copia di The Americans di Marco Villa

Sembrava un clone di The Americans, ma Allegiance ci ha sorpreso in positivo

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Se vi dicessi “insospettabili marito e moglie statunitensi sposati da anni e con figli sono in realtà coppia di agenti dei servizi segreti russi”, cosa pensereste? Lo so: The Americans. E invece no, cari miei, si tratta di Allegiance, serie tv nuova di pacca, in onda dal 5 febbraio su NBC, nonché remake dell’israeliana The Gordin Cell. Quindi: percorso produttivo identico a quello di Homeland e concept identico a quello di The Americans. Un biglietto da visita pessimo, in apparenza. E invece Allegiance ti va a piazzare un pilot che ti fa dire: “ah, però questa Allegiance, mica male!”.

Allora. Premessa necessaria: Allegiance è ambientata nel presente, nessuna guerra fredda. Personaggio principale è Alex O’Connor è un giovane analista della CIA dall’avvenire assicurato. Talmente assicurato che a soli quattro mesi dall’ingresso nell’agenzia viene preso e messo sul campo, per seguire una spia russa che ha intenzione di disertare e passare al lato a stelle e strisce del mondo. I russi scoprono in un quarto d’ora che ha ricevuto questo compito e mandano un agente a casa dei genitori: la mamma (nata in Russia) è un ex agente e il marito statunitenese ha sempre coperto la faccenda. Il messaggio da riferire alla coppia è chiaro: fate qualcosa per evitare che vostro figlio mandi a puttane tutto il mondo dei servizi segreti russi. Dopo varie titubanze, i due decidono di mettersi a spiare il figlio che, essendo uno dall’avvenire assicurato, li sgama in mezzo minuto e li mette spalle al muro: “cari genitori, o mi dite chi siete e cosa avete fatto in questi anni, oppure vado, vi denuncio e mi prendo pure la vostra casa, che peraltro io modificherei soppalcando e buttando giù quel tramezzo”.

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Questo, in estrema sintesi, il pilot. Quello che resta fuori dal racconto è che Alex è non solo un enfant prodige dell’intelligence, ma anche una specie di genio di quelli con la memoria fotografica e tanti altri optional di serie. Questo aspetto non viene mostrato, ma raccontato e rappresenta uno degli aspetti negativi di questo episodio. Almeno in teoria, visto che una delle regole della narrazione è: “Show, Don’t Tell”. In realtà, per una volta mi tocca quasi difendere lo spiegone, visto che è limitato a un breve passaggio e – soprattutto – ci permette di evitare patetiche scenette che avrebbero avuto il solo scopo di mostrare l’aspetto genio-ma-che-pazzerello del protagonista.

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Archiviato il paragrafo dedicato alle pecche, è il momento di passare ai pregi, il più evidente dei quali può essere riassunto in un solo termine: orizzontale. Nel pilot, infatti, il caso di puntata è usato come semplice espediente per presentare protagonisti e contesto, ma la trama scorre rapida e soprattutto arriva a una svolta fondamentale già nei primi 40 minuti: terminiamo la puntata sapendo che il figlio ha già scoperto i genitori e intuendo che tutta la partita sarà giocata in un continuo rimbalzare tra loro e le due agenzie di intelligence.

La premessa, insomma, lascia intravedere uno sviluppo in grado di emanciparsi dal classico schemino del procedurale, tipico di una rete generalista come NBC. Qui a Serial Minds sono quasi cinque anni che reggiamo il vessillo delle narrazioni orizzontali, permetteteci dunque di essere speranzosi dopo il pilot di Allegiance.

Perché seguirla: per la promessa di narrazione orizzontale, che su rete generalista è sempre una notizia importante

Perché mollarla: perché l’ombra di The Americans potrebbe infastidirvi



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