10 Giugno 2015 37 commenti

Stitchers – La serie più brutta e imbarazzante dell’anno di Marco Villa

In Stitchers questa tizia entra nelle coscienze dei morti e per uscirne deve digitare un pin. UN PIN.

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Parto dalla fine: Stitchers è orrenda. È una cosa senza senso, scritta da cani e interpretata peggio. Non ha nessun appiglio di interesse ed è di una inutilità rara. Detto questo, ho finito con i pregi.

In realtà avrei finito proprio, perché siamo davanti a una serie tv che non si limita a rasentare l’imbarazzo, ma ci si butta dentro come un SanBernardo in una pozza di fango. Se non ci credete, c’è la prova del nove: guardate i primi tre minuti, un inizio senza preamboli e introduzioni che dovrebbe catturarvi e non farvi scappare mai più, ma che scatena una quantità di risate e di incredulità da classifica mondiale del nonsense.

Stitchers è una nuova serie di ABC Family (e vabbè) in onda dal 2 giugno. Creata da Jeffrey Alan Schechter, ha per protagonista la notevolissima Emma Ishta, tanto bella quanto incapace. Lei è Kristen Clark, studentessa prodigio con mille problemi relazionali e una malattia chiamata displasia temporale, che le impedisce di rendersi conto del passare del tempo: quindi non si rende conto se sta facendo cuocere la pasta da un minuto o da un’ora e non riesce a legarsi alle persone, perché per lei sono tutte appena conosciute. Per qualche strano motivo, questa particolare situazione fa molto comodo a una specie di branca segreta di un’agenzia governativa, che porta avanti operazioni un po’ stranette. Ovvero: prende cadaveri freschi, li conserva, li collega a mille cavi e poi alla nostra amica Emma, che riesce a connettersi con la coscienza del morto. Ok, già è una stronzata totale, ma in più per farlo deve immergersi in una vasca con una tutina in lattice che dimostra da miglia di distanza la voglia degli autori di portare un cameltoe in prima serata. Spoiler: nel pilot non succede.

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La nostra protagonista quindi si immerge nella vasca (sì, come faceva Olivia Dunham in Fringe, ma qui tutto ha un’aura di ridicolo) e rivive quello che hanno vissuto i morti. Epperò ovviamente non può essere tutto sicuro e tranquillo, no: la ragazzuola può rimanerci secca se per caso dovesse rimanere intrappolata nella coscienza altrui e così deve ricordarsi, in caso di pericolo – vi avviso, arriva la parte più bella – di DIGITARE UN PIN SU UN TASTIERINO PER STACCARSI DALLA COSCIENZA. Quindi: tutina in lattice, elettrodi, immersione in una vasca e PIN SUL TASTIERINO. L’unica cosa che mi viene da dire è: ma veramente? Ma veramente non c’era un modo per farla uscire dall’esperienza che fosse un po’ meno piatto e palloso di un prelievo al bancomat? È come se in Inception i protagonisti avessero dovuto cambiare tariffa chiamando il 190 per uscire dal sogno. Che tristezza.

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E non ho ancora parlato degli effetti speciali degni della telenovela piemontese di Mai Dire TV o di come tutta la puntata sia scritta con lo stesso impegno di una lista della spesa quando non si ha voglia di scrivere una lista della spesa. O della recitazione pessima di tutti gli interpreti, in primis la mia nuova amica Emma, che tiene la faccia monoespressiva cercando di far trapelare a ogni inquadratura il messaggio “vi prego guardate come sto facendo la faccia monoespressiva”.

Un disastro, un disastro vero.
La peggiore serie dell’anno, uno dei pilot più brutti visti da quando abbiamo aperto Serial Minds. Al confronto anche CSI: Cyber era quasi guardabAHAHAHAHAH.

Perché seguirla: perché volete un guilty pleasure che sia tantissimo guilty e pochissimo pleasure

Perché mollarla: perché le fanno usare un PIN, un cazzo di PIN!

Argomenti abc family, stitchers


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