19 Agosto 2015 9 commenti

Sneaky Pete: Amazon, Bryan Cranston e Giovanni Ribisi di Diego Castelli

Quando il truffatore è il miglior cacciatore di truffatori

Sneaky Pete (1)

 

HO CERCATO DI LIMITARLI, MA QUALCHE SPOILERINO NON SI POTEVA EVITARE

 

Una volta le reti americane solevano produrre i pilot delle loro potenziali novità seriali, per poi decidere cosa tramutare effettivamente in serie tv, lasciando gli altri pilot nel cassettone dei “peccato, ma no”.
Negli ultimi anni la crisi economica ha molto ridotto questa pratica, con i grandi network costretti giocoforza a scommettere da subito su un progetto, senza avere la possibilità di vedere prima un pilot fatto e finito (che poi diciamolo, anche prima non c’era alcuna garanzia di successo).
Ad andare in controtendenza è soprattutto Amazon che, forte dei suoi dollaroni e della sua particolare modalità distributiva (tutto online, come Hulu, Netflix ecc), si prende ancora la briga di produrre i pilot senza sapere se diventeranno telefilm effettivi o no, con una forte differenza: a decidere le sorti di una potenziale serie non sono i ricchi proprietari dei network, bensì i normali spettatori, che scaricano, votano, commentano.

Tutto bello, tutto figo, tutto moderno, anche se nemmeno questo è un metodo sicuro per arrivare al successo: basta vedere su questo stesso sito quante opinioni lusinghiere vengono dirette a serie di scarsissimo successo e, viceversa, quanti insulti vengono tirati a “primi episodi” che poi durano 5-6 anni.
Purtroppo qui a Serial Minds non riusciamo a star dietro a tutto quello che Amazon butta fuori, più che altro perché intanto gli altri non stanno a sonnecchiare. Stavolta però l’eccezione era d’obbligo: oggi parliamo di Sneaky Pete, potenziale nuova serie creata niente meno che da David Shore (papà di House MD) e Bryan Cranston (che ve lo dico a fare).
Sneaky Pete racconta di Marius, un truffatore appena uscito di prigione che decide di sfuggire ai suoi nemici e creditori rubando l’identità di un compagno di cella (Pete, appunto) che comunque non rivedrebbe la luce del sole tanto presto. Il “nuovo” Pete si rifugia dai parenti di quello originale, che tanto non lo vedono da anni, non spevano nemmeno che era il galera, e quindi non si accorgono (per ora) dello scambio. A complicare la questione c’è il fatto che la famiglia ha una società che si occupa di prestiti per cauzioni, quindi in pratica il povero Marius (che poi è Pete) finisce col diventare una sorta di cacciatore di taglie in una famiglia di investigatori e poliziotti.
Sneaky Pete (3)

Sneaky Pete non è un progetto originale di Amazon: doveva infatti essere la nuova serie di CBS, che però ha deciso di abbandonare la lavorazione vendendo il tutto ai colleghi dell’internet. Questo dettaglio commerciale non è di secondo piano, perché ha un riflesso evidente sulla struttura della serie: come da tradizione CBS (che è la casa dei vari CSI, NCIS, The Good Wife ecc), Sneaky Pete ha l’anima da procedural, con un caso di puntata risolto dalle abilità di Pete (classico truffatore che in quanto tale diventa un abile anti-truffatori), sullo sfondo di una trama orizzontale che ogni tanto prenderà il sopravvento, ma senza esagerare.

Se la base è molto classica, forse anche troppo considerando le aspettative di chi cerca serialità su Amazon, a dare maggiore verve ci sono un paio di elementi interessanti. In primo luogo il protagonista, quel Giovanni Ribisi che spesso finisce a fare la spalla e la figura di contorno (ancora ce lo ricordiamo come fratello di Phoebe in Friends, tanto per dirne una), ma che rimane un attore completo ed efficace. Di Ribisi si può dire tutto ma non che sia anonimo, come recitazione e, banalmente, come tratti somatici. Per questo è perfetto per interpretare “Sneaky Pete”, un uomo piccolo e insignificante, a tratti pure goffo, incastrato suo malgrado nei pericolosi ingranaggi della malavita ma dotato della furbizia e dell’ambiguità necessaria per stare a galla nonostante tutto.
Sneaky Pete (4)
In secondo luogo, il pilot ha un bel ritmo. Senza raccontare niente di particolarmente nuovo, l’attenzione è tenuta desta da una certa velocità degli avvenimenti, che alternano con cura il caso di puntata alla vicenda orizzontale, spruzzando il tutto con la sobria comicità intrinseca al personaggio di Pete, sempre in bilico fra intelligenza e vigliaccheria. Il collante di tutto sono i segreti del protagonista: in un procedural tradizionale vediamo l’eroe di turno braccare i cattivi, punto. In questo caso quella dinamica viene arricchita dal fatto che lo stesso protagonista è un “cattivo” (molto tra virgolette), o comunque uno che non la conta giusta ai suoi compagni di viaggio. Questa situazione diventa una facile scusa per inscenare momenti di suspense familiare, con i parenti di Pete sempre sull’orlo di scoprire la sua vera identità, costringendo il protagonista ai salti mortali per tenere in piedi la copertura.
L’ultima chicca arriva sul finale, con l’effettiva comparsa di sua maestà Bryan Cranston. Per lui c’è la parte del cattivissimo, il boss malavitoso che ha con Marius dei conti in sospeso e che non ha intenzione di mollare la presa. Per ora compare molto poco, vedremo cosa accadrà in caso di conferma della serie.
Sneaky Pete (2)

Se il pilot tutto sommato funziona, senza farci strappare i capelli ma regalando una piacevolissima quarantina di minuti, i maggior rischi sono per il futuro. Questo primo assaggio poteva contare su un’intera storia da mettere in piedi, su un personaggio da presentare, sulla forza di dinamiche magari classiche, ma che ancora dovevamo conoscere nel dettaglio. Come dire, c’erano tante cose da raccontare ed era relativamente facile metterle giù in modo interessante. Il rischio concreto è che, nei prossimi episodi, la serie possa diventare “troppo” procedural, adagiandosi sul caso di puntata e quindi su una struttura e un tono molto più tradizionali. Potrebbero esserne felici gli appassionati del genere, mentre da queste parti rimarremmo un tantino delusi. Tutto questo, ovviamente, sulla base del fatto che per ora Ribisi non è Hugh Laurie, e Pete non è House: il personaggio, per quanto accattivante, non sembra al momento in grado di reggere la serie completamente da solo, qualora dovesse venire a mancare il ritmo e l’agilità di questo pilot.
Ad ogni modo, al netto dei rischi, avrei voglia di vedere ancora Pete/Marius in azione, quindi speriamo che Amazon decida di proseguire, e poi si vedrà.
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Perché seguirla: per la bravura di Giovanni Ribisi e per la capacità del pilot di creare tensione pur rimanendo “leggero”.
Perché mollarla: c’è il rischio che diventi un banale procedural, con poco di più del cattivo settimanale da acchiappare  e qualche frasetta divertente da snocciolare durante l’indagine.



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