3 Settembre 2015 11 commenti

Hannibal Series Finale – Siamo tutti cannibali di Diego Castelli

Un finale che… giusto così

Copertina, On Air

Hannibal Series finale (7)

 

SPOILEEEEEERRRRRR!!!

 

Per quanto il sentimento prevalente sia una robusta rottura di coglioni, nell’improvvisa cancellazione di Hannibal c’è anche qualcosa di romantico. La serie parla di uno dei serial killer più famosi della storia della fiction (letteraria e non), e durante questo racconto ci sono stati anche omicidi improvvisi, scoppi di sangue, momenti di lacerante violenza dopo lunghi intervalli di riflessione e perfino filosofia. Per questo una cancellazione improvvisa, seppur dolorosa, sembra avere una sua coerenza, soprattutto considerando che il finale di stagione riesce ad essere, in parte involontariamente, adattissimo a un series finale.

Involontariamente perché, contrariamente a quanto credevo io mentre lo guardavo, il finale della terza stagione di Hannibal era stato concepito e girato così a prescindere dalla cancellazione. Dopo un dialogo toccante, in cui il romanticismo tra Will e Hannibal raggiunte vette mai toccate prima, i due si lanciano giù da una scogliera, dopo aver combattuto insieme per la sconfitta del Red Dragon. Morte certa, direte voi, anche se in una serie tv la morte non si decreta finché non vedi il corpo immobile con gli occhi aperti. Morte certa, dicevo io, perché mica si può sopravvivere a un balzo del genere sulle rocce. Per questo credevo a un’aggiunta finale pensata apposta dopo la cancellazione. Invece no, Bryan Fuller era pronto a ricominciare, raccontadoci di un qualche salvataggio miracoloso.

Hannibal Series finale (5)

Com’è, come non è, il finale della quarta stagione è diventato un perfetto series finale, che chiude in maniera compiuta e convincente l’ampio cerchio della relazione tra detective e serial killer. Che Will potesse diventare come Hannibal era ormai una cosa conclamata, più volte suggerita dallo stesso personaggio: la lotta contro Hannibal era anche una lotta per la sua sanità mentale, che la vicinanza col cannibale stava rapidamente erodendo. Quel tuffo dalla scogliera è dunque la perfetta sintesi del percorso di Will: incapace di interrompere il percorso verso il lato oscuro, e anzi sorpreso di scoprirne le gioie (quel “It’s beautiful” dopo aver ucciso Dolarhyde), Will decide che l’unica strada che ha per non diventare il nuovo Hannibal è suicidarsi. Contemporaneamente, lo stesso Lecter sembra essere giunto a un punto finale del suo percorso: “This is all I ever wanted for you”, dice Hannibal a Will, “Questo è tutto quello che ho sempre voluto per te”. Hannibal vedeva in Will un apprendista, un erede. Sapere di essere riuscito a fargli assaporare la perversa gioia del suo agire, sapere insomma di averlo effettivamente convertito, gli dà una soddisfazione piena, totale, indipendente da cosa succederà dopo.

Una scena narrativamente perfetta, dunque, anche se arrivata alla fine di un percorso forse un po’ rapido: l’inizio di questa stagione era ambientato in Italia, mi sembrano puntate di due anni fa, senza contare che le storie di altri personaggi come Jack non hanno avuto una chiusura definitiva. Piena soddisfazione, comunque: una soddisfazione che trae ulteriore forza da una messa in scena che è ormai il marchio di fabbrica della serie. Non solo una ricerca ossessiva del dettaglio, del colore, della materia e dei corpi, ma quasi una trasfigurazione artistica per cui buona parte delle inquadrature finali della serie sono veri e propri quadri, fotografati per sembrare gruppi di pennellate più che un insieme di freddi 0 e 1 come ripresa digitale impone. Complice la natura profondamente artistica del percorso del Red Dragon (la cui follia parte proprio da un dipinto), Fuller termina la stagione portando il visivo di Hannibal alla suo estremo limite di irrealismo, senza però perdere un grammo della propria forza espressiva e drammatica.

Hannibal Series finale (3)

E proprio nel finale, dopo i titoli di coda, un’ultima scena che di nuovo poteva essere l’inizio di qualcos’altro, ma che in realtà diventa chiusura perfetta di un’altra relazione, quella tra Hannibal e Bedelia, che ha da tempo superato i confini della sanità mentale (ammesso e non concesso che ne sia mai stata dentro). Mentre Will e Hannibal combattono il Red Dragon per poi sparire tra i flutti, Bedelia aspetta il suo amato cannibale davanti a una tavola perfettamente imbandita e illuminata da romantiche candele: al centro, come somma offerta d’amore e di follia, Bedelia ha cucinato la sua stessa gamba, immaginando di fare cosa gradita all’uomo da cui è ossessionata. Questo suo rimanere sola, in attesa di un ospite che a questo punto non arriverà mai (salvo sorpresone o film conclusivi che Fuller sta cercando di farsi finanziare), è ancora una volta una chiusura splendida, insieme struggente e romantica e, allo stesso tempo, completamente fuori di testa, un po’ come tutta la serie.

Hannibal Series finale (1)

Proprio su questo elemento, sulla capacità della serie di andare sempre oltre, da un punto di vista concettuale, dialogico e formale, deve partire l’applauso per NBC. Noi che stiamo in Italia abbiamo spesso una percezione distorta o semplicemente annacquata di cosa significhi il posizionamento delle serie sulle reti americane. NBC è una rete generalista, e come tale deve puntare ad alti ascolti che portino grossi introiti pubblicitari. Per questo la produzione di Hannibal è ancora più sorprendente: perché viene dalla rete di Chicago Fire (sia detto con rispetto, solo per indicare un certo modo di fare televisione) eppure sembra prodotta dalla cable più coraggiosa e di nicchia. Hannibal è un prodotto pienamente cable, con tutti i pro e contro che di solito questa definizione comporta: una maggiore sperimentazione visiva, un approfondimento dei personaggi più spinto, in generale un maggiore coraggio nella ricerca di proporre qualcosa di nuovo; tutto questo, ovviamente, insieme al rischio di essere pesante, oscura, complessa e magari perfino incomprensibile. A tanta gente Hannibal non è piaciuta, io stesso ho avuto qualche momento di cedimento nella passata stagione, perché le serie tv sono processi lunghi che attraversano varie fasi e incontrano gli spettatori in momenti diversi della loro vita: niente di strano o di male, dunque, in moti ondulatori dell’attenzione e dell’entusiasmo. Ma proprio il fatto che una serie del genere sia finita su una tv generalista (per quanto in uno slot orario di seconda fascia, anche a causa delle molte violenze) è un fatto parecchio rilevante.
Per fare un paragone con le dovute proporzioni, è un po’ come se Rai Uno avesse prodotto Gomorra per metterla dopo Don Matteo. Fa un po’ quell’effetto lì, anche se tra NBC e Rai Uno ci sono ovviamente molti abissi strutturali e programmatici.

Hannibal Series finale (6)

Un ultimo pensiero, per una serie che ha offerto così tanti spunti da così tanti punti di vista, va riservato a Mads Mikkelsen, l’interprete di Hannibal Lecter. La sua era la sfida più dura di tutte: interpretare un cattivo feroce e spietato, ma dal fascino psicologico intenso e irresistibile, tanto da far percorrere anche a noi, in piccolo, il percorso di attrazione subito da Will (quello che non è mai riuscito a fare James Purefoy in The Following, per esempio). Soprattutto, Mikkelsen doveva fare i conti con la pesante ombra di Anthony Hopkins, il cui Hannibal de Il silenzio degli innocenti rimane una delle interpretazioni più riuscite della storia del cinema. Ebbene, il buon Mads ce l’ha fatta. Un po’ per natura, grazie a quel viso particolarissimo insieme intelligente e inquietante. Un po’ per insistenza, visto che una serie tv ha ovviamente una maggiore possibilità di imprimersi nella mente dello spettatore, settimana dopo settimana. Ma soprattutto per bravura sua, per capacità di calibrare perfettamente il suono della voce e le poche, minuscole espressioni del viso. Un sopracciglio alzato qui, un mezzo riso là, Mikkelsen ha costruito la sua interpretazione per sottrazione, offrendo al pubblico una maschera di pacatezza e sobrietà in cui le piccole variazioni e i piccoli piaceri erano molto più potenti di qualunque urlo o occhio sbarrato.
Chi ha amato Il Silenzio degli Innocenti, guardando poi anche Hannibal, ora ha in testa due Lecter diversi, ugualmente indimenticabili. Se pure non ci fosse tutto ciò di cui abbiamo parlato finora, la serie potrebbe essere considerata un successo solo per questo.

 

 

PS POSTUMO
Dopo aver pubblicato l’articolo mi è stato fatto notare nei commenti che Bedelia non si è tagliata la gamba da sola. La prova intra-seriale sta nel fatto che brandisce un forchettone con intento minaccioso, evidentemente per usarlo contro qualcuno che deve entrare dalla porta. La prove extra-telefilmica sta in diverse interviste di Fuller, che dice esplicitamente che Bedelia non si è tagliata la gamba da sola, anche se l’autore ammette di aver visto più volte questa interpretazione spuntare su internet nelle ore successive al finale, e di essercisi divertito.
Avrei potuto cancellare il commento e modificare il post, e nessuno se ne sarebbe accorto. Invece preferisco di gran lunga aggiungere una postilla per dire che in realtà… avrei tanto preferito che se la fosse tagliata da sola! Come detto più sopra, sarebbe stata la perfetta chiusura, romantica e nostalgica, sulle note di un amore ossessivo che non tornerà più. La spiegazione data da Fuller di quella scena, invece, è molto più dozzinale: la descrive di fatto come un banale cliffhanger, che avrebbe dovuto generare domande abbastanza normali: chi le ha tagliato la gamba? Può essere stato Hannibal? Ma quindi è sopravvissuto?
La mia sovrainterpretazione, che ha inconsciamente lasciato fuori un paio di elementi importanti, si deve probabilmente alla voglia di trovare un “finale” anche oltre il salto dalla scogliera. La voglia, cioè, di trovare un senso definitivo che non lasciasse fuori nulla. Una colpevole romanticheria, se volete, spezzata dalla fredda realtà di un buco che non verrà mai riempito. Quasi quasi, a questo punto, avrei preferito non vederla. Oppure fingerò che sia andata come dicevo, e me compiacerò negli anni a venire senza più parlarne con nessuno. Come quando Phoebe in Friends credeva che il finale di Zanna Gialla fosse tutto rose e fiori, e scoprire la realtà fu molto peggiore di vivere nella fantasia…

 

 

 



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