29 Settembre 2015 15 commenti

Heroes Reborn: funziona! Ma pure se non hai visto quella vecchia! di Diego Castelli

Dai diciamolo: una bella sorpresa!

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QUALCHE SPOILER SUL PRIMO EPISODIO DI HEROES REBORN, MA CON MODERAZIONE

 

Perché una nuova Heroes?

Il 22 luglio del 2006 iniziava su NBC una serie chiamata Heroes. Parlava di ragazzi più e meno giovani che sviluppavano dei superpoteri senza capire perché, per poi trovarsi invischiati in una storia più grande di loro guidata dalle visioni di un pittore veggente.
Nonostante qualche iniziale perplessità (i fumettari indicavano lo schermo e chiedevano “ma non è un plagio degli X-Men, coi mutanti e tutto il resto?”), Heroes aveva effettivamente una marcia in più, affascinava e incuriosiva, e nel corso della prima stagione divenne un fenomeno mondiale. Merito della scrittura contorta ma immaginifica di Tim Kring e di un ottimo cast di semisconosciuti: dalla simpatia di Hiro all’oscurità di Sylar, dalla faccia sofferta di Peter alla bellezza paciosa di Claire (la cui interprete, Hayden Panettiere, ci ricordava i prodotti di casa nostra ben più del fornaio Antonio Banderas).
Tutto bene, tutto bello, e poi il fenomeno morì. Già dalla seconda stagione, ma soprattutto con la terza e la quarta, di Heroes improvvisamente non fregava più niente a nessuno. Colpa della serie, diventata meno ficcante, ma anche dell’entusiasmo iniziale, forse eccessivo e un po’ fanatico, che poi esplose come una bolla di sapone.

A distanza di quasi dieci anni NBC ha deciso di riprendere in mano quella stessa storia, proponendo questa Heroes Reborn che, a dispetto del nome che fa pensare a un remake, è un vero e proprio sequel.
Perché questa operazione? Aveva senso? Non è che han voluto solo cavalcare l’onda supereroistica di questi anni rispolverando i loro vecchi eroi? In realtà sì, è così, ma questo non significa che resuscitare Heroes fosse una pirlata a prescindere: la storia aveva ancora del potenziale, non aveva esaurito tutto quello che aveva da dire. Semplicemente, bisognava dirlo meglio e a distanza di un po’ di tempo, così che i vecchi fan potessero espellere dall’organismo i motivi dell’abbandono e ricordarsi di quanto gli piacesse all’inizio. Il mito Heroes, insomma, era ancora vivo, bisogna solo dargli una bella rinfrescata.

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Ma in fondo chissene: Heroes Reborn funziona, e funziona per tutti!

Ovviamente l’operazione comportava grossi rischi, e nemmeno si poteva puntare solo ai vecchi fan: dieci anni sono tanti, serviva qualcosa che potesse incuriosire anche una nuova generazione di appassionati.
Ebbene, non senza sorpresa, il doppio pilot di Heroes Reborn funziona, a tratti pure bene.
Per certi versi sembra uguale a tanti anni fa: stesso fascino complottistico, stessa fotografia metallica e contrastata, stessa coralità del racconto. Ci starebbero pure nuove accuse di plagio rivedute e corrette: Heroes Reborn è il diretto seguito delle vicende finali di Heroes, quando la cheerleader Claire rivelava in diretta nazionale i suoi poteri. Da allora gli “evos” (così sono stati soprannominati gli individui dotati di poteri, di fatto evoluzione dell’homo sapiens) sono una realtà pubblica e dividono il pianeta con i normali esseri umani, che li guardano ora con curiosità, ora con invidia, ora con sospetto. Considerando che un attentato terroristico porta a un inasprimento dei rapporti fra le due fazioni e alla nascita di un registro dei superumani, ecco che finiamo nuovamente in territorio Marvel, da Civil War in poi.

Ispirazioni a parte, quello che stupisce di Heroes Reborn è la capacità di parlare un po’ a tutti, vecchi fan e nuovi spettatori. Se è vero che la storia sembra girare ancora intorno a Noah Bennet, quindi un vecchio protagonista, allo stesso tempo i riferimenti al passato non sono così ossessivi e fondamentali da impedire la visione ai neofiti. Certo, il vecchio fan coglie molti riferimenti, ma la vicenda del padre rimasto senza figlia che cerca di scoprire un mistero cancellato dalla sua mente ha senso anche da sola. Lo stesso vale per altri personaggi per ora solo accennati, come Mohinder o la stessa Claire (che forse non si vedrà mai). E poi ci sono molti nuovi caratteri, facce fresche e poteri nuovi da gettare in pasto agli appassionati di fantasy e supereroismo: come Tommy (Robbie Kay), classico ragazzo sfigato che trova nelle sue abilità (riesce a teletrasportare persone e oggetti) una possibilità di riscatto ma anche una possibile condanna. O come Miko (Kiki Sukezane), che sfoderando la spada del padre riesce a farsi digitalizzare per diventare eroina di un videogioco. Per non parlare di Zachary Levi, che tutti ricordiamo nei panni buffi e romanticosi del goffo Chuck Bartowski, e che qui interpreta in maniera assai convincente il cattivo (esatto!) Luke Collins.

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Ma questi sono ancora dettagli: a essere cambiato, pur rimanendo coerente col passato, è il respiro della serie, divenuto più ampio ed epico. Anche dieci anni fa si parlava di salvare il mondo (“save the cheerleader, save the world”), ma in realtà la vicenda era molto più raccolta, incentrata su un numero comunque limitato di personaggi e interazioni. Questa volta, considerando il coming out degli evos, la portata del racconto è molto più globale e introduce temi nuovi e sorprendentemente attuali: la paura del diverso, lo scontro fra le razze, i rifugiati che scappano da città e paesi dove vengono perseguitati, catturati o uccisi. Vi suona qualche campanello? Sono notizie che sentiamo da mesi in ogni telegiornale, e che qui trovano una rappresentazione a metà strada fra il fumettoso e la spy story, ma mantenendo vivo il riverbero della realtà extratelefilmica.

Il tutto con uno stile che è ancora quello classico di Heroes, con un aggiornamento che sembra spingere ulteriormente verso il fumetto puro, tra supereroi “veri” (c’è un tizio che si mette una maschera per combattere il crimine) e un taglio adolescenziale che accompagna le vicende più adulte di Noah strizzandolo contemporaneamente l’occhio ai più giovani, fra liceali superdotati (nel senso dei poteri, dai…) e ragazzine giappo che finiscono nel computer.
C’è tanta carne al fuoco, insomma, e c’è un nuovissimo puzzle da risolvere che usa le vecchie vicende come un plus di senso per gli spettatori già navigati senza farle diventare un macigno incomprensibile per i nuovi arrivati, sempre aiutati da piccole frasette e riferimenti che dettagliano il contesto senza essere troppo pedanti per chi quelle informazioni le possiede già.

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Le poche perplessità: tecnica e formato

Ovviamente non tutto può essere perfetto, e qualche scivolone c’è. Penso per esempio alla citata trasformazione di Miko in videogioco: gli effetti speciali in questo caso fanno acqua, e la versione digitale della ragazza e dei suoi nemici rimane lontana dal livello di un normale videogioco del 2015 (quando in realtà, a rigor di logica, doveva apparire ben migliore). Forse qualcuno doveva farlo notare a Tim Kring, fargli giocare un Batman Arkham Knight qualunque, giusto per citarne uno.
Nel complesso, però, sono difetti perdonabili, considerando che avevamo paurissima di una minestra riscaldata e invece possiamo gustare un piatto che, a parte certi apprezzati profumi del passato, ha un sapore tutto nuovo.

Quello che al momento mi lascia davvero perplesso è il formato: Heroes Reborn è formalmente una miniserie, e proprio per questo sembrava che volesse chiudere a una storia mai conclusa iniziata anni fa. Un po’ il classico “tv movie conclusivo” che ogni fan di serie trocate spera di ricevere. La verità è che Heroes Reborn sembra davvero una nuova serie, una ripartenza, e dopo aver temuto che fosse brutta ora sono qui a temere che tredici episodi siano troppo pochi. Ma ovviamente tutto dipende dai risultati: gli ascolti del doppio pilot sono stati buoni, se dovesse crescere e tornare fenomeno state pur certi che non si fermeranno.

Perché seguire Heroes Reborn: mentiene lo spirito misterioso e affascinante della vecchia Heroes, aggiornando temi e storie per un nuovo decennio e nuovi spettatori.
Perché mollare Heroes Reborn: c’è ancora più attenzione fumettosa per i poteri e per il possibile supereroismo dei personaggi. Se non vi piace il genere, lasciate perdere.

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