5 Gennaio 2016 8 commenti

Colony – Il grande ritorno di Sawyer di Lost di Marco Villa

E stavolta sembra abbia scelto la serie giusta

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[SPOILER ALERT: SI PARLA DI QUELLO CHE SUCCEDE NELLA PRIMA PUNTATA]

Ci sono attori che tutti conoscono e tutti rimandano a un solo personaggio. Accade al cinema, accade ancora più spesso in televisione: per un David Duchovny che è riuscito a scrollarsi di dosso Fox Mulder di The X-Files grazie a Hank Moody di Californication, ce ne sono a decine che non riescono a togliersi quel nome e cognome che ha dato loro fama, ma anche tolto vie d’uscita. Per dire: prendete Josh Holloway, il bel Sawyer di Lost. Finita la sua avventura sull’isola del fumo, niente da segnalare e soprattutto la consapevolezza che il nome sulla carta d’identità non è quello con cui viene ricordato dal pubblico. Ci ha provato con Intelligence, ma è andata maluccio e allora per rilanciarsi e tornare a essere la star bella tenebrosa ha pensato bene di tornare a fare comunella con Carlton Cuse, pure lui nel gruppo ristretto di quelli che contavano davvero nella produzione di Lost.

La somma delle parti ha prodotto Colony, una delle serie più attese del 2016. Diffuso online il 21 dicembre, il pilot andrà in onda solo il 14 gennaio su USA Network, per la regia dell’argentino Juan Jose Campanella, già Oscar per il miglior film straniero nel 2010 con il notevole Il segreto dei suoi occhi. Colony racconta una Los Angeles che non è più la Los Angeles che conosciamo, divisa dal resto della California da un muro che ricorda parecchio la barriera di Game of Thrones, costruito da chi ha preso controllo della città (e non solo). In tutto questo, Josh Holloway è Will Bowman, ex agente FBI che ha dovuto mollare il lavoro e fingersi meccanico all’avvento del nuovo regime: insieme alla moglie Katie (Sarah Wayne Callies, la Lori di The Walking Dead) cerca di tirare avanti e di tornare in contatto con il figlio maggiore, che hanno perso al momento dell’arrivo dei cattivoni. Cattivoni che controllano la città militarmente, appoggiandosi ad alcuni collaborazionisti e dando grande sfoggio di tecnologia, tipo droni e altro per tenere a bada la resistenza, che inizia a serpeggiare e si fa viva con attentati di vario tipo.

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Questa la situazione e sì, mi sono mantenuto molto vago sugli occupanti perché avviene così anche in Colony, dove non vengono nominati in maniera diretta per buona parte del pilot: è solo verso la fine dell’episodio che arriviamo a scoprire che non si tratta di qualche fazione politica o di qualche invasore a caso. L’invasione c’è stata ed è evidente, ma è stata compiuta dagli alieni. Bum. Tranquilli, non siamo di fronte a una zarrata stile Independence Day, anzi, siamo all’esatto opposto. Una delle caratteristiche degli alieni in questione è che nessuno li vede e ovviamente nemmeno lo spettatore: Colony evita così il rischio numero uno, ovvero quello di usare come cattivi dei pupazzoni piuttosto imbarazzanti. L’aspetto più interessante di Colony, però, è come eviti il rischio numero due, meglio noto come il bisogno dello spiegone: nel pilot, come da tradizione statunitense, vengono spiegate con dovizia di particolari le vite dei protagonisti, ma per fortuna si lascia un velo di mistero sul contesto generale della serie, al punto da arrivare solo a pilot avanzato alla scoperta dell’avvento alieno. Sembrano due cose banali, scontate, ma non è così, perché sono due scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a – rispettivamente – spettacolarità e chiarezza, due elementi che spesso sono scolpiti a fuoco nella testa degli autori.

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Non è questo il caso e ne siamo ben contenti: dal pilot, Colony sembra avere tutto per diventare una serie bella, nel senso in cui lo intendiamo qui a Serial Minds, ovvero una serie che non si affidi al pilota automatico, ma che provi di portare qualche novità. Considerando che USA è lo stesso network che ha mandato in onda Mr. Robot, le possibilità che ne esca qualcosa di buono ci sono. Ovviamente tutto starà nella capacità degli autori di gestire la faccenda dell’occupazione, ma anche la dinamica famigliare che va instaurandosi a fine puntata non è niente male. Dai Josh, dai che forse riesci a staccarti da Sawyer. Oh, ho detto forse: del resto lo sguardo perennemente corrucciato è sempre quello.

Perché seguire Colony: per l’evidente volontà di non fare una tamarrata senza senso

Perché mollare Colony: perché leggete “alieni” e iniziate a grattarvi in modo ossessivo



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