12 Gennaio 2016 24 commenti

Second Chance – La serie tv che in realtà non merita nessuna chance di Marco Villa

Second Chance è la prima serie orrenda che ci ha regalato il 2016

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La metto giù così: questa serie mi ha colpito talmente tanto che è tutto il giorno che cerco di ricordarmi come si intitola, ma non ci riesco. Ma proprio il vuoto totale e vi assicuro che non ho ancora dato segni di demenza senile, per quanto la carica di pilot da vedere potrebbe seriamente minare la mia capacità di intendere e volere.

(pausa per andare a cercare il nome della serie)

Ok, oggi parliamo di Second Chance, la prima serie orrenda che ci ha regalato il 2016.

Second Chance è una nuova serie tv di Fox: andrà in onda dal 13 gennaio, ma da qualche giorno è già disponibile la prima puntata in pre-air. La firma sotto la serie è quella di Randi Ravich, già autore di quella serie non male che era Life (con Damien Lewis e Sarah Shahi) e di quella cosa brutta, brutta, brutta chiamata Crisis, la cui recensione su questo sito ha scatenato una quantità impressionanti di insulti nei confronti del sottoscritto. Ebbene sì, l’inutile Crisis. Boh, misteri. Comunque dopo aver offerto all’umanità quella perla di rara beltade, Ravich ha deciso di fare doppietta e per raggiungere il proprio obiettivo si è messo a fare una bella ricerca sui classici della letteratura che potessero essere adattati. Per sfortuna della buonanima di Mary Shelley, la sua scelta è caduta su Frankenstein.

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Second Chance è infatti la storia di come due gemelli a capo di Lookinglass, una gigantesca multinazionale che ricorda tantissimo Google, mettono a punto una tecnologia in grado di riportare in vita i morti. Ma non nel loro corpo vecchio, no: prendono un corpo nuovo e giovanile e ci infilano dentro la personalità dell’altro deceduto. Così, per creare un po’ di simpatiche situazioni, tipo un vecchio ex-sceriffo 75enne che si ritrova così nella pelle di un trentenne muscolato, con in più l’optional di serie di una forza sovrumana. Tutto bello? Eh no, perché ogni 12 ore l’amico deve essere messo in carica all’interno di una vasca con le bolle, altrimenti inizia ad avere la vista offuscata e ciao. A questa trama di fondo aggiungete: 1) la gemella proprietaria della para-Google sta morendo e il dna dello sceriffo-ora-maciste può salvarla 2) il figlio dello sceriffo (Tim DeKay di White Collar) è un agente FBI alle prese con talpe e traditori. Cosa farà il nostro vecchio ma ora giovane protagonista? Aiuterà tutti, ovvio.

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Una storia che ha dello strampalato, ma che in fondo potrebbe anche avere un suo interesse. Suo, non nostro, ma vabbé. Il problema è che è tutto raccontato malissimo. Per dire, i primi 15 minuti sono un unico spiegone senza fine: si spiega la storia del 75enne sceriffo, del figlio, della Lookinglass, del gemello uno e del gemello due. In Second Chance nessun elemento viene introdotto in modo laterale e lasciato lì, per permettergli di emergere e lasciare allo spettatore il piacere della scoperta. No, in Second Chance è tutto spiegato con la stessa pignoleria con cui si spiega l’uso dell’h in prima elementare. Occhio, che manca ancora un tassello: il protagonista è Robert Kazinsky (che alcuni avranno già visto in True Blood), attore che si distingue per la sua rara incapacità.

Nel pilot di Second Chance non funziona niente, nel modo più assoluto. È il tipico esempio di serie sbagliata dal concept fino al più piccolo dettaglio di scrittura e messa in scena. Ogni anno, tra le centinaia di nuove serie prodotte, c’è sempre una manciata di titoli di questo livello. Una ce la siamo tolta già a inizio gennaio.

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