15 Febbraio 2016 6 commenti

Shades of Blue – Jennifer Lopez poliziotta super corrotta di Marco Villa

Nonostante mille pregiudizi, Shades of Blue non è la serie orrenda che vi aspettereste

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Una serie tv con Jennifer Lopez. Nel 2016. Sono bastate queste informazioni per farmi ritardare di settimane la visione del pilot di Shades of Blue, perché l’amica Jennifer non ha mai piazzato film memorabili quando era una star, figuriamoci se può farlo adesso che è pressoché sparita dal giro che conta. Questo era il mio pensiero, con in più l’aggiunta che si tratta di una serie crime, ovvero il genere che più di ogni altro riesce a trasformarsi in una parodia involontaria. Tantissimi pregiudizi, insomma, ma dopo aver visto il primo episodio viene da dire che sì, Jennifer Lopez sembra ancora incastrata in una bolla anni ‘90, ma Shades of Blue è tutto tranne che una serie crime senza senso.

Shades of Blue è una nuova serie tv di NBC, in onda dal 7 gennaio su NBC e già rinnovata per una seconda stagione. Creata da Adi Hasak, vede alla regia dei primi due episodi un nomone grosso come Barry Levinson, uno che ha fatto film del peso di Rain Man e Sleepers e che ha lavorato a lungo in Homicide: Life on the streets, sorta di cugina di The Wire.

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Protagonista, come detto, è Jennifer Lopez, che interpreta Harlee Santos, poliziotta parecchio corrotta. È uno di quei detective che nei crime vengono definiti dirty, sporchi: insieme a un po’ di colleghi fa parte di una balotta di poliziotti che raccoglie tangenti a destra e a manca, con la scusa del “tu dammi i soldi che noi teniamo tranquillo il quartiere”. Mafia, senza giri di parole. Certo, la cara Harlee ha la scusa strappalacrime della figlia talentuosissima da mandare alla costosissima Juilliard, ma si capisce in fretta che ci sguazza in questo marciume: basta vedere la prima sequenza, quando inscena una legittima difesa per coprire la cappella fatta dal suo partner, che ha ammazzato per sbaglio un tizio innocente.

A capo della compagnia dei cattivi poliziotti c’è Matt Wozniak, interpretato da Ray Liotta: per lui Harlee è un po’ una sorta di figlioccia e il sentimento è ricambiato. Capirete allora il dilemma della poliziotta, quando viene incastrata dall’FBI in flagranza di reato, mentre accetta una busta di soldi da un agente sotto copertura. Qui scatta il trappolone: o ci consegni Wozniak, oppure finisci in galera e ciao. E ovviamente, vedi storia strappalacrime di cui sopra, Harlee non può fare altro che accettare.

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Quello che pareva essere l’ennesimo crime procedurale prende così subito un’altra strada: innanzitutto si configura come una narrazione orizzontale, con una storia forte a sostenere la stagione, in secondo luogo mette in campo non solo la faccenda della corruzione, ma anche un dramma interiore piuttosto figo nella protagonista, lasciando intravedere possibili spunti di interesse anche nei personaggi secondari.

Certo, Jennifer Lopez sembra sempre appena uscita da The Bodyguard, con un alone di luce diffusa che farebbe invidia al Duccio de Gli occhi del cuore (vedi foto sopra), ma in fondo è davvero il minore dei problemi. L’importante è che inizino a prendere sempre più piede anche su reti generaliste come NBC serie che facciano di un’intera stagione il proprio orizzonte di riferimento. Soprattutto che lo facciano fin da subito e non dopo qualche stagione, quando ormai l’esistenza di uno zoccolo duro di spettatori permette di osare un po’ di più.

Buoni segnali, insomma, ma che sia chiaro: l’eccellenza è tutt’altra roba. Per una volta, però, i pregiudizi vengono smentiti.

 

Perché seguire Shades of Blue: perché nonostante la sua immagine un po’ old e il cast non freschissimo, ha un pilot che si fa rispettare

Perché mollare Shades of Blue: perché sconta comunque un (bel) po’ di jet lag rispetto alla contemporaneità

Argomenti Crime, shades of blue


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