2 Marzo 2016

Jericho – Un western nelle campagne inglesi di Eleonora Gasparella

L’epopea della costruzione della ferrovia nello Yorkshire

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La prima stagione di Jericho è partita a gennaio 2016 come la digestione dopo le feste di Natale, con un magniloquente pilot della durata di un’ora e parecchie aspettative da soddisfare.  Una manciata di nomi noti prima di parlare di questo pilot che ha degli aspetti positivi, ma che ci ha anche lasciato un retrogusto amarognolo: in primo luogo va detto che Jericho è frutto della mente e della penna di Stephen Thompson, noto per il suo contributo a prodotti televisivi ormai di culto come Sherlock e Dr. Who. In secondo luogo parliamo del cast, costituito dalla bella Jessica Raine, dal belloccissimo Hans Matheson e arricchito dalla presenza di Clarke Peters e del fu Robert Baratheon, ovvero Mark Addy.

Jericho è una serie ambientata alla fine dell’Ottocento, quando nelle lande inglesi le distese di verde ancora dominavano il paesaggio e le prime ferrovie erano in via di costruzione.  E proprio di edilizia, architettura ed ingegneria ci parla Jericho, non concentrandosi però sulle storie dei ricchi costruttori, bensì su quelle degli operai e dei manovali. Le vite e le vicissitudini dei personaggi si snodano attorno alla costruzione di un viadotto nelle campagne dello Yorkshire (l’imponente viadotto di Ribblehead, ribattezzato Culverdale nella serie).

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Jericho racconta una storia che puzza di campi, di fango, di ferro e polvere da sparo, potrebbe assomigliare a un western tipo Hell on Wheels, se non fosse che è ambientato in Inghilterra e le corse a cavallo mal si sposano con i merletti e i servizi da tè delle cinque in tazze floreali. La protagonista è Annie Quaintain (Raine) una vedova con due figli lasciata piena di debiti dal marito, costretta a vendere casa e ricostruirsi una vita nella shanty town di Jericho, dove potrà trovare lavoro (grazie, appunto al viadotto) e alloggio a poco prezzo. Il centro della storia sembra essere la relazione tra Annie e Johnny Jackson (Matheson) che nasce da un incontro fortuito e fiorisce (o fiorirà) anche a seguito di una serie di sfortunati eventi. A corollario di questa nascente love story ci sono tutti i personaggi che abitano la sgangherata città: i lavoratori, le prostitute, i gestori delle taverne e infine i ricchi costruttori, che vedono nelle ferrovie e nei collegamenti tra i paesi il vero futuro. Ma oltre all’amore ci sono, come è giusto che sia, gli intrighi e i mortacci: durante il pilot assistiamo a nascenti giochi di potere che costano alcune vite e che sicuramente costituiranno il fulcro narrativo sul quale si svilupperanno le prossime puntate.

Come per War & Peace, anche per la produzione di Jericho gli inglesi hanno cacciato i soldi, si dice che ogni episodio sia costato almeno 1 milione di sterline, i migliori tecnici e architetti si sono dati da fare per riprodurre l’ambientazione della Rivoluzione Industriale nel modo più fedele possibile. E ci sono riusciti: il setting è assolutamente impeccabile. In particolare, la scena in cui Annie è costretta a cambiare treno e attraversa a piedi la valle accompagnata solamente da una colonna sonora di violini, è davvero suggestiva e anche la ricostruzione del viadotto è perfetta. Allora cosa non funziona?

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Prima di provare a spiegarlo, una buona cosa fatta da questa serie bisogna evidenziarla: quella di mettere in luce e dare il giusto peso ai “navvy”, i manovali che sono i veri autori delle grandi opere su cui noi oggi spesso viaggiamo e a cui scattiamo le foto con gli smartphone. Un’altra nota di merito va al personaggio interpretato da Peters, forse uno dei pochi character di spessore già in questo primo episodio. Ralph Coates è un uomo per cui tutti inizialmente vorremmo parteggiare ma che rivela via via lati ombrosi da scoprire pian piano.

La pecca è che, perlomeno nel pilot, le vicissitudini di tutti gli altri personaggi, inclusa la protagonista, lasciano un po’ a desiderare: provano a incuriosire, senza però poi riuscirci veramente, risultando raccontati con un po’ di pressapochismo. Dopo la visione del pilot non abbiamo così tanta voglia di vedere le puntate successive, sembra tutto poco approfondito, poco articolato. Ed è un peccato perché sia Jessica Raine nel ruolo di Annie, che soprattutto Clarke Peters sono davvero ficcanti nella loro interpretazione, si impegnano, ma il risultato non soddisfa le aspettative.
Insomma, dopo la visione del pilot Jericho mi ricorda un uovo di pasqua: la sorpresa dentro è un po’ una delusione, nonostante la bella confezione luccicante.

Perché seguire Jericho: per vedere se entro la fine della prima stagione arriveranno almeno a metà del viadotto.

Perché mollare Jerichoperché sembra che il resto della stagione sia ancora meno ricco di azione del pilot…ahi.

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