3 Maggio 2016 50 commenti

Game of Thrones 6×02: recensione, spoiler, e riflessione sugli spoiler di Diego Castelli

C’è molto di cui parlare questa settimana!

Game of Thrones (1)

NON LEGGETE SE NON AVETE VISTO LA 6X02 DI GAME OF THRONES

 

LA QUESTIONE DEGLI SPOILER

Prima di parlare del fatto del giorno, facciamo un nuovo momento di riflessione sugli spoiler.
No perché nella giornata di ieri, anzi nella mattina di ieri, c’era gente che spoilerava la resurrezione di Jon Snow con grande entusiasmo: evviva evviva, foto, frasi, cartoline con i cuoricini tipo Cioè degli anni Novanta. Tutto questo a pochissime ore dalla messa in onda americana, mentre io per esempio ero in ufficio per tirar su il pane da mangiare.

Ieri ho avuto modo di discuterne in maniera pacata e ragionevole con alcuni di voi su Facebook, e poi in maniera meno pacata e meno ragionevole con altri.
Ora, è bene chiarire che noi (noi serialminder, dico) non siamo pazzi furiosi con la bava alla bocca. Semplicemente siamo appassionati che vorrebbero poter vivere determinate esperienze in un certo modo.
Sappiamo benissimo come gira il mondo, e quindi sappiamo che se nella puntata di Game of Thrones in onda su HBO il giorno tot succede qualcosa di figo, subito dopo i siti americani ne parleranno. Esattamente come quando da noi si scopre che Don Matteo colleziona porno d’autore, son cose di cui i giornali si occupano subito.
Proprio per questo, in questi lunedì, evitiamo di andare su quei siti in cerca di notizie seriali come invece facciamo normalmente (pure i siti americani potrebbero essere un filino più accorti e gentili, ma questo è un altro capitolo).
Allo stesso modo, sappiamo benissimo che l’odio per gli spoiler non può essere indefinito nel tempo. Cioè, Romeo e Giulietta muoiono alla fine della tragedia, lo si sa da 400 anni e passa, facciamocene una ragione. Così come sappiamo che per una cosa come Game of Thrones più di una settimana di silenzio diventa chiedere troppo.

Game of Thrones Jaime

Questo per dire che non è lo spoiler di per sé a dare fastidio, né troviamo inaccettabile l’idea che, in un mondo iperconnesso, si possa incappare in notizie che uno non vorrebbe vedere troppo presto.
Quello che però ci manda in bestia è l’atteggiamento, la volontà. Se non scrivi in inglese per l’Hollywood Reporter, ma semplicemente hai una bacheca di Facebook vista dai 20-22 amici tutti fan di Game of Thrones, sganciare lo spoiler quando già sai che loro non hanno visto l’episodio, e quando già sai che vedere quello spoiler gli rovinerà almeno in parte l’esperienza, beh, signori, quello è da stronzi.
Non c’è alcun motivo per cui tu debba fare questa cosa. Sai di arrecare danno, e lo fai ugualmente. 
Invece tu vuoi che le persone lo vedano, ci tieni proprio. Forse per bullarti che non hai un cazzo da fare al lunedì mattina.
E non è che puoi nasconderti dietro il “è la mia bacheca, posso scriverci quello che voglio”. Certo che è così, ci mancherebbe altro. Anche i contemporanei di Shakespeare potevano andare fuori dal teatro, il giorno dopo aver visto Romeo e Giulietta, per dire a gran voce “I due si ammazzano”. Andare su una piazza pubblica a raccontare storie a voce alta non è mica contro la legge. Però uno dovrebbe avere l’intelligenza per comprendere un certo tipo di contesto e capire come mai, dopo che lui non ha infranto la legge, qualcuno cerca di infrangergli le gengive.

E invece la gente si stupisce che mi incazzo, mi cade dal pero, gonfia le guance e sgrana gli occhi tipo “e che avrò mai fatto?”
Cos’è che avete, analfabetismo funzionale?
Una brutta caduta dal seggiolone?

Game of Thrones Tyrion

LA QUESTIONE DI JON SNOW

Bon, dopo aver chiarito questo aspetto, veniamo alla situazione che ha generato l’ennesimo macello: Jon Snow è risorto.
La faccenda è così grossa, benché a lungo anticipata/sperata, che merita un giudizio.
Io devo dire che, per quanto comprenda un certo fastidio in chi vede la resurrezione di Jon Snow come un tradimento alla normale ferocia di Martin – tradimento in qualche modo imputato alla voglia di salvare il beniamino delle fanciulle – ci vedo comunque una coerenza di fondo che mi impedisce di essere troppo critico, finendo invece nel placido crogiolo dell’entusiasmo generale.

Ovvio che, per i lettori assidui di Serial Minds, la mente può correre ai fatti di Glenn in The Walking Dead. Se ben ricordate mi infastidii non poco di fronte alla morte/non morte dello storico personaggio della serie, ma qui la situazione mi pare assai diversa.
Là c’era un episodio che sembrava costruito per dare l’addio al personaggio, che però poi rimaneva dove stava come se niente fosse successo (ed effettivamente niente era successo, anche se qualcosa era stato raccontato). Quindi, a rigor di logica: presa per il culo.
Qui la faccenda era diversa in partenza: la morte di Jon Snow, apparsa così poco epica per un character di quell’importanza, si prestava fin da subito a un possibile twist, in attesa magari di una dipartita “vera” più avanti. E questo senza considerare minimamente frasi e capitoli dei libri, che suggerivano in vario modo la permanenza del bastardo di casa Stark nel racconto.
Ma soprattutto, in Game of Thrones c’è la magia. La magia è uno strumento che, se usato male, può essere pacchiano e ridicolo, ma che in Game of Thrones è sempre stato utilizzato con parsimonia. Usare la magia per risvegliare Jon è legittimo, perché gli indizi erano stati dati fin da subito (con la presenza di Melisandre nell’accampamento) e soprattutto perché intanto la morte “vera” è arrivata.
Se all’inizio di questa stagione ci avessero semplicemente detto che Jon era sopravvissuto alle coltellate – come accade in tante serie più o meno teen dove il gelo dei cliffhanger si scioglie al sole delle premiere – ci saremmo sentiti traditi.
Invece Jon Snow era morto per davvero, e la morte porta con sé una sua epica, un suo significato, una sua gravità.
Non è una cosa che mi invento io, è un piccolo dettaglino su cui si fonda, per dire, la religione cristiana: la narrazione di un Cristo “morto e risorto” ha un certo peso, la narrazione di un “Cristo che in realtà non era morto e con un po’ di disinfettante è andato a posto” ne avrebbe uno ben diverso.

Game of Thrones Jon Snow
Ecco perché un Jon Snow risorto mi sta bene. Perché più che un semplice strumento di sorpresa e di rimando fra due stagioni – cosa che comunque è – può diventare un elemento di narrazione importante, che fa salire di grado un personaggio che finora era solo un bravo soldato di nobili origini, e che adesso può essere un non-morto alla guida della Resistenza contro altri non-morti. Sempre che sia sano di mente, sempre che la magia ci abbia ridato il “vero” Jon Snow, sempre che il suo prossimo sviluppo sia scritto bene o meno.
Però ecco, non mi pare un “errore”, mi pare una scelta precisa e pensata per tempo, addirittura veicolata con una certa semplicità, con un sensazionalismo moderato, introdotta da una precisa richiesta di Davos nei minuti finali dell’episodiom, senza l’ansia compulsiva di creare la sorpresa spaccamascella. Ora non ci resta che capire se Jon sarà in grado di meritarsi la santità.

Tangenzialmente, e mi spiace pure che sia “tangenzialmente”, vale pure la pena di dire che questo secondo episodio ha entusiasmato anche sotto altri fronti, fortunatamente sfuggiti al delirio spoileroso concentratosi solo su Jon (grazie Lord Comandante, sappiamo che ti sei sacrificato per noi).
Per esempio abbiamo visto Hodor da giovane, scoprendo che si chiama Wylis e che era un bonaccione enorme già all’epoca.
Abbiamo assistito alla più alta opera di persuasione mai operata da Tyrion Lannister, da oggi in poi conosciuto come “L’uomo che sussurrava ai rettiloni”.
Abbiamo gustato le spicce uccisioni a opera dei giganti e della Montagna, che spetasciano la gente contro le pareti tipo fichi maturi sui muri bianchi di un trullo di Alberobello.
Ma soprattutto, dopo che improvvidamente avevamo scherzato dicendo che in fondo era un patatone, abbiamo visto Ramsay raggiungere un nuovo abisso di lucida violenza. Finché ha pugnalato il padre ok, normale amministrazione. Ma dare la matrigna e il fratellastro neonato in pasto ai cani, stando a guardare mentre ogni ostacolo alla sua leadership veniva mangiato vivo, beh, cazzo, pure Joffrey se la sarebbe fatta nelle mutande. E intanto via un altro tabù come l’infanticidio.
Oh, a me sta stagione di Game of Thrones piace già.

Game of Thrones (4)



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