11 Maggio 2016 9 commenti

Marseille – La prima serie tv europea di Netflix sbaglia partenza di Marco Villa

Un incrocio tra House of Cards e Gomorra, con risultati deludenti

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Attenzione: contiene spoiler sul primo episodio di Marseille

Il momento è di quelli importanti: la prima serie europea prodotta da Netflix, il primo passo del gigante statunitense dello streaming nel suo piano di colonizzare il mondo intero, episodio dopo episodio. Si tratta di Marseille, prima serie ambientata, scritta e girata in Europa, per l’esattezza in Francia, dove il servizio è attivo da settembre 2014. La Francia è la prima, ma già sappiamo che arriverà anche il turno dell’Italia, visto che è già stata annunciata la produzione di una serie tratta da Suburra. Una scelta, questa, che aveva sorpreso perché riguarda un autore come Stefano Sollima, ancora oggi al lavoro con Sky per Gomorra – La Serie, ma che era chiaramente in linea con quanto prodotto da Netflix in questi anni. Partendo da House of Cards, passando per Narcos e finendo proprio con Marseille. Sì, perché Marseille è un intrigo ambientato a Marsiglia, con mille commimistioni tra politica e criminalità e si presenta proprio come un incrocio tra House of Cards e Gomorra, senza dimenticare la ormai quasi dimenticata Boss. Ma, almeno a giudicare dal pilot, fallisce clamorosamente.

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Creata da Dan Franck e diretta da Florent Emilio Siri, racconta le vicende di Robert Taro, sindaco in via di pensionamento di Marsiglia, interpretato da Gerard Depardieu. Dopo vent’anni al potere, Taro è pronto per lasciare la città nelle mani del suo fidatissimo delfino Lucas Barres (Benoît Magimel), uno che lui ha raccolto dalla strada quando era un ragazzino e ha praticamente adottato come fosse un figlio. Al momento cruciale, che coincide con una votazione sulla creazione di un casino in città, il discepolo tradisce il maestro, mettendolo in crisi e con le spalle al muro. Questa la storia principale, mentre si sviluppa la sottotrama della figlia ribbbbelle del sindaco che frequenta un criminalino della banlieue e personaggi vari che fanno da collante tra politici e mafia locale.

Una storia non nuova (eufemismo), ma in fondo sempre in grado di funzionare, a patto che venga fatta da dio. E non è questo il caso, perché il pilot di Marseille contiene davvero troppe scene uscite da una brutta fiction. Dall’interpretazione di Magimel, passando per tutta una serie di facce tanto, tanto intense nella loro interpretazione, finendo con una regia che non sa mai restituire con forza gli ambienti in cui si gira. Per dire, c’è una scena in cui la ragazza ribbbbelle si fa una passeggiata nel quartieraccio scroccando due tiri di canne da un amico maghreb del semi-fidanzato, mentre altri regaz fanno breakdance. Vi ha dato fastidio il modo ignobile in cui ho descritto questa scena? Ecco, allora missione compiuta, perché è esattamente con queste esagerazioni e tentativi di mettere insieme una sorta di diorama dei giovani delle periferie. È un esempio, ma Marseille ha tanti passaggi di questo tipo, giocati sulla semplificazione a tutti i costi: il delfino traditore, ad esempio, ha una faccia corrucciata fin dalla prima inquadratura, con un’espressione stile “ma come si chiamava il figlio più piccolo degli Stark?”. Allo stesso modo, il cattivone con il capello lungo lo capisci già dal primo sguardo che finirà per far ammazzare qualcuno nel giro di una mezz’oretta.

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In tutto questo c’è Gerard Depardieu, che non si prende la scena, ma la occupa militarmente. È una battuta, ma è tutto vero: il fisco di Depardieu è ormai così debordante da togliere spazio vitale a tutti quelli che lo circondano. Se in scena c’è lui, gli altri spariscono, non hanno ossigeno. Che va benissimo per il tipo di personaggio che interpreta, ma rischia di ammazzare un po’ tutta la serie.

Marseille non parte bene: il confronto con gli altri titoli di Netflix finisce male, ma dove la serie crolla davvero è nel paragone con Gomorra, che era partita subito benissimo ed era andata avanti alla grande, esattamente come sappiamo. Se là c’era mestiere e consapevolezza, qui c’è tanta ingenuità: non si trattasse di una serie Netflix si potrebbe anche chiudere un occhio, ma ormai il servizio americano è sinonimo di top di gamma. E qui siamo ben lontani da quel livello.

Perché seguire Marseille: per dare fiducia alla prima produzione europea di Netflix

Perché mollare Marseille: perché è ripartita Gomorra e proprio non c’è gara



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