20 Maggio 2016 11 commenti

Dov’è Mario? – Il ritorno di Corrado Guzzanti è una vera serie tv comedy di Angela Maiello

No, non è un insieme di sketch o personaggi, ma una serie tv molto ambiziosa

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Un mito. Per un’intera generazione, Corrado Guzzanti è semplicemente un mito, IL comico italiano per eccellenza, sparito da troppo tempo dalla tv. Ormai ci siamo rassegnati: i tempi de L’ottavo nano e giù di lì non torneranno, figuriamoci quelli di Avanzi. Il ritorno in tv di Guzzanti, con la serie tv Dov’è Mario su Sky Atlantic, però, è comunque un’ottima notizia. Ed è ancora più bella per come è fatta, per quello che contiene e soprattutto per le ambizioni che ha.

Dov’è Mario è una serie tv scritta da Corrado Guzzanti e Mattia Torre (uno degli autori di Boris) e andrà in onda su Sky Atlantic a partire dal 25 maggio. La prima vera notizia che apprendiamo alla conferenza stampa è che Guzzanti è un grande appassionato di serie tv: pare che ne segua moltissime e che ne sia un massimo esperto. Se siete affezionati ai famosi programmi e format del comico romano dovete sapere, allora, che in Dov’è Mario c’è un elemento in più: Guzzanti sdoppiato diventa il protagonista di un vero e proprio racconto seriale in quattro episodi, con sviluppo narrativo e colpi di scena, dove la comicità e la satira si mescolano con la tensione dell’intrigo. La storia in realtà è semplice: Mario Bambea, intellettuale di sinistra, scrittore e saggista, è vittima di un incidente stradale. Al risveglio vive una strana trasformazione, una sorta di schizofrenia che lo porta durante il giorno a svolgere la sua regolare vita da intellettuale radical chic, e a trasformarsi, di notte, in Fabrizio ‘Brizio’ Capoccetti un triviale comico romano, con evidenti inclinazioni razziste.

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L’intento è chiaro e lo conferma lo stesso Guzzanti in conferenza stampa: in Italia le serie comedy latitano, fatta eccezione per l’esperienza di Boris. Dopo le grandi serie come Gomorra e Romanzo Criminale sarebbe bello – dichiara Guzzanti – se anche in Italia si cominciasse a sperimentare (e a divertirsi) con nuovi generi. Dov’è Mario tenta proprio questo esperimento: collocare la ricchezza dei personaggi, tipica della comicità di Guzzanti, nell’ambito di un racconto, che, come lo definisce Mattia Torre è morale, ma non moralista. Da un certo punto di vista l’opposizione tra Bambea e Brizio è fin troppo scontata: l’alto e il basso, l’intellettuale e l’ignorante, l’apertura e la chiusura. Se Brizio incarna la trivialità, ma anche il senso pratico tipico di una certa cultura tutta italiana, Bambea rappresenta l’intellettuale da salotto televisivo, nell’era post berlusconiana (o renziana), che ha perso la capacità di leggere il presente, di farsi capire o quanto meno di vedersi riconosciuta una qualche autorità.

Di per sé questa critica all’intellettuale di sinistra radical chic non è nuova. Prendete ad esempio quella scena di Tutta la vita davanti di Virzì (e qui Virzì c’entra perché il regista di Dov’è Mario è Edoardo Gabriellini, il protagonista di Ovosodo) in cui proprio la Dandini aveva prestato il volto all’intellettuale egoriferito che va ad uno spettacolo comico per sostenere la causa dei lavoratori precari. L’elemento di originalità e genialità della serie non sta dunque nell’aver preso di mira finalmente gli intellettuali di sinistra, né nell’opposizione tra Mario e Brizio, quanto nella loro la coesistenza.

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E infatti uno dei momenti più belli dei primi due episodi visti è proprio quello della trasformazione. Bambea tornato a casa dall’ospedale è costretto dalla moglie a guardare il programma di Giovanni (Floris, e ci sono molti altri camei, come quelli di Travaglio, Mentana) che gli dedicherà un saluto ad inizio trasmissione. Lasciato solo però cede alla tentazione e si sintonizza su una trasmissione di comici: sulle note di Strauss – le stesse della famosa scena del monolite di 2001 Odissea nello spazio – un sorriso di geniale vivacità si accende sul suo volto. Bambea/Brizio sembra, così, destinato (o almeno questo è l’auspicio della serie) a dare vita ad una nuova specie, in cui le due polarità dovranno incontrarsi.

La narrazione riesce a catturare lo spettatore e, pure se non si ride parecchio, la forte caratterizzazione dei personaggi, che gravitano intorno ai protagonisti, risulta riuscita e rende il racconto convincente nella sua surreale atmosfera. Chi meglio di Corrado Guzzanti poteva (provare a ) rilanciare la stagione della comedy italiana?



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