31 Maggio 2016 8 commenti

The Path prima stagione: speravamo in qualcosa di più di Diego Castelli

Il pilot aveva promesso un po’ troppo

The Path (4)

SPOILER SULLA PRIMA STAGIONE DI THE PATH

Circa due mesi fa scrivevo del pilot di The Path, serie a metà strada fra drama familiare e thriller mistico il cui esordio mi aveva colpito assai favorevolmente. Un po’ per la costruzione in sé, un po’ perché vedere insieme due beniamini seriali come Aaron Paul e Hugh Dancy fa venire i brividoni a prescindere.
Mi ero speso abbastanza, dietro a questo pilot: fatte salve le necessarie cautele, mi pareva avesse i numeri per spiccare un volo bello importante.
Purtroppo, dopo i dieci episodi della prima stagione, devo parzialmente correggere il tiro, perché non tutte le promesse sono state mantenute.

La stagione è proseguita nel solco tracciato dal primo episodio: l’evoluzione del Movimento che perde il suo leader e ne trova un altro molto più infido (ma il season finale lascia prevedere ulteriori sviluppi in questo senso); il progressivo allontanamento di Eddie, che arriva a lasciare la sua famiglia pur di uscire dalla setta; gli intrighi in qualche modo politici all’interno delle diverse anime Movimento, ecc ecc.

Dal punto di vista strettamente narrativo è andato più o meno tutto come previsto, per lo meno in termini di macro-temi.
A essere mancato è il ritmo. Gli autori hanno deciso di puntare decisamente verso la componente drama, lasciando al thriller sporadici momenti di suspense, di solito legati alla figura di Cal e alle sue macchinazioni per conquistare il potere all’interno della setta.
Alla fine però l’equilibrio è troppo sbilanciato verso il polpettone sentimentale. Nessuno chiedeva l’ossessione per la suspense e gli omicidi alla The Following, perché anche quello sarebbe stato un errore, ma allo stesso tempo il pilot suggeriva una tensione violenta che nel resto degli episodi si è colpevolmente annacquata.

The Path (1)

È soprattutto una questione di aspettative, dunque: aspettative create dallo stesso pilot che strizzava l’occhio a una narrazione più incalzante che forse, a questo punto, era meglio non suggerire, visto che poi siamo rimasti dalle parti del drama sofferente con poche altre deviazioni (fatta salva l’ultima scena, che però andrà meglio valutata alla luce di cosa verrà dopo).
Anche i due citati protagonisti, che pure rappresentano gran parte della forza espressiva della serie, sono rimasti un po’ imbrigliati nei loro vecchi ruoli. Hugh Dancy non sembra essersi distanziato molto dalle turbe mentali di Hannibal, qui trasferite in un uomo che ha ingannato il suo stesso mentore presentandosi come un fedele leale e volonteroso, nascondendo la sua brama di potere. Ma è soprattutto Aaron Paul che non gira come dovrebbe. In Breaking Bad avevamo amato alla follia il suo passare da ragazzino strafottente e furbo a eroe tragico che vorrebbe solo scappare dalla merda in cui s’è ritrovato. In The Path invece si parte dalla fine di quel processo, da un personaggio in qualche modo chiamato all’azione ma che sembra sempre un po’ assonnato, lento, inutilmente intenso anche in scene che avrebbero bisogno di maggiore leggerenza, o quanto meno di un approccio più normale. Invece Paul passa quasi tutta la prima stagione con le mani sulla faccia, a trasmetterci un’intensità che funziona (funzionerebbe) solo se fosse centellinata e piazzata nei punti giusti. Così non è, Eddie è sempre angosciato, sempre sofferente, e finisce con l’essere una specie di bradipo che troppe volte vorremmo pungolare con un bastone per dirgli “muoviti per dio!”

The Path (2)

Questo non significa che The Path sia una delusione “totale”, perché rimane comunque piena di buoni spunti. Fra tutti il migliore è la capacità, non scontata, di costruire personaggi che siano realistici ma anche terribilmente odiosi: la serie ci chiede di detestare gli appartenenti alla setta, ma era concreto il rischio di costruire macchiette che, più che irritazione, producessero ilarità. Fortunatamente non è così: Sarah e gli altri riescono a mantenere un’aura di normalità, dandoci l’impressione di guardare persone vere che hanno perso completamente la brocca, mettendo così a repentaglio il futuro e la salute mentale delle nuove generazioni (la vicenda romantica di Hawk ha in fondo questa funzione: ci aiuta a detestare quei genitori che si mettono sulla strada della felicità dei figli, riempiendogli la testa di sciocchezze).
Possiamo parlare bene anche di certe esplosioni di violenza di Cal, o del modo sordido e ripugnante con cui gestisce la vicenda di Mary e Sean. Anche il finale riesce a essere abbastanza forte, perché vedere Steven in piedi, quando il suo ex pupillo l’ha appena detronizzato, lascia sperare in un’esplosione di odio e violenza nella prossima stagione.

Il problema però è proprio qui: il pilot di The Path prometteva una certo livello di intrigo e di tensione già per questa stagione, e alla fine quella promessa si è spostata sulla seconda. L’impressione, insomma, è che la serie sappia creare bene l’aspettativa verso eventi che però poi non non così forti come ci si sarebbe aspettati.
Non è abbastanza per bocciare la serie, che rimane valida da diversi punti di vista, e comunque sopra media. Ma è abbastanza per dire che speravamo in qualcosa di più.

The Path (3)



CORRELATI