24 Giugno 2016 4 commenti

Gomorra – Una mattanza senza fine di Marco Villa

La seconda stagione di Gomorra non si ferma davanti a niente e nessuno

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ATTENZIONE: SPOILER SULLA SECONDA STAGIONE DI GOMORRA

And then there were none, e alla fine non ne rimase nessuno. Si può partire da qui, dal titolo della recente serie di BBC tratta da Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, per parlare della seconda stagione di Gomorra. Una seconda stagione iniziata con il tutti contro uno e finita con il nessuno contro nessuno: dall’alleanza degli scissionisti alla disintegrazione del sistema criminale, in un racconto che è si è spinto incredibilmente più avanti di quanto avesse fatto all’esordio.

La prima stagione raccontava in sostanza la classica dinamica tra un potere “vecchio” che inizia a perdere forza e a tanti poteri nuovi che provano a cercare il proprio spazio. Questa dinamica è stata riproposta anche nelle nuove puntate (i ragazzi del vicolo che tentano la scalata), ma è stata messa in secondo piano dal potentissimo comeback di Don Pietro Savastano, che passa le prime 5 puntate a guardare fuori dalla finestra e le ultime 5 ad ammazzare gente con la solerzia di un impiegato delle poste del Canton Ticino. La puntata chiave è quella in cui viene ucciso O’ Principe, personaggio bellissimo che avrebbe meritato più spazio: è lì che matura la frattura definitiva tra Pietro e Genny, è lì che si capisce che il vecchio boss non riuscirà mai a fidarsi di qualcuno che non sia lui stesso, anche a costo di non trovare nessuno disposto a fidarsi di lui.

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Quella del Principe è una delle morti più inattese, ma certo non la prima: la mattanza comincia con Salvatore Conte, in una logica di “nessuno è al sicuro” che sembra presa pari pari da Game of Thrones. Se ammazzi uno dei personaggi principali, uno di quelli che hai messo sui cartelloni promozionali, vuol dire che hai deciso di fare giocare all-in, di non voler seguire il pubblico e i suoi gusti, ma di volerlo spiazzare. A rischio anche di andare troppo oltre, perché la mattanza questa volta non coinvolge soltanto boss più o meno in vista e loro parenti e nemmeno innocenti che incrociano le persone sbagliate, questa volta la mattanza tocca anche una bambina, uccisa a sangue freddo da uno dei personaggi più carismatici.

La morte della figlia di Ciro è senza dubbio la scena più forte di tutta la stagione: arriva completamente inattesa e segna un punto di non ritorno per la serie stessa. Un momento talmente potente da risultare fuori scala anche all’interno di una stagione così piena di violenza e omicidi, talmente sproporzionato da far pensare a una sorta di volontà programmatica degli autori più che a una effettiva necessità narrativa: un po’ come dire che Gomorra – La Serie non si ferma davanti a nulla e non ha paura di nessun tabù. Scelta difficile, che però a questo punto cambia i metri di paragone e fa venire dubbi su cosa vedremo nella terza stagione.

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Chi vedremo, invece, è cosa facile, anche perché non sono rimasti in molti. C’è Scianel in carcere e i ragazzi del vicolo fuori, c’è Patrizia che dovrà scegliere se vendicare Don Pietro o meno. Soprattutto ci sono Ciro e Genny, rispettivamente il grande sconfitto e il grande vincitore della stagione. Ciro inizia con in mano tutto e finisce solo. Vivo, ma completamente solo. Genny inizia la stagione in coma su un letto di ospedale e la finisce eliminando i propri padri: fisicamente quello biologico, giudiziariamente quello putativo. Se pensate alla prima puntata e alla fuga di padre & figlio dal ristorante calabrese in Germania, le cose sono cambiate drasticamente e tutto è successo per colpa di un solo sentimento: la fiducia. Quella data e non ricambiata, quella che porta un alleato a ribellarsi dopo venti secondi di riflessione. Quella che dovrà essere al centro del rapporto tra Ciro e Genny, da qui in avanti.

È stata una stagione intensa, difficile da digerire per tutti i colpi che ha menato. Se lo scorso anno dicemmo che Gomorra se la poteva giocare con le grandi serie estere, oggi ne siamo ancora più convinti.



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