7 Luglio 2016 8 commenti

American Gothic – Il thrillerone dell’estate 2016 di Marco Villa

La versione televisiva dei gialli da 900 pagine che ci portiamo in spiaggia

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Ci sono poche cose che hanno un fascino torbido e voyeuristico come delle cadute. Non sto parlando della buccia di banana delle commedie slapstick o del clown al circo, ma delle cadute sociali, delle sconfitte di famiglie e dinastie. Storie tragiche di cui è piena la storia del cinema e della letteratura, perché più sono grandi e importanti le famiglie, più fanno rumore mentre deragliano. E qui arriva il voyeurismo di chi da fuori assiste, partecipa, soffre. E un po’ gode, perché questo è il destino degli dei quando cadono. Figuriamoci poi quando la famiglia in questione è pure odiosa e c’è di mezzo un serial killer. In quel caso, semplicemente, si ottiene American Gothic.

American Gothic è un celeberrimo dipinto di Grant Wood ed è anche la nuova serie tv di CBS, in onda dal 22 giugno. Creata da Corinne Brinkerhoff (Boston Legal, The Good Wife) racconta la storia della famiglia Hawthorne di Boston. Il patriarca ha fondato un impero partendo da un’azienda di produzione di cemento e i figli hanno fatto quello che fanno sempre i figli in queste situazioni: quello che vogliono. La maggiore è entrata in politica e sta facendo campagna elettorale per diventare sindaco, la figlia piccola è insegnante e moglie di un poliziotto, mentre i due maschi sono i problematici: uno è un affermato disegnatore tossico, con figlioletto che presenta tutti i sintomi del serial killer, mentre l’altro è andato via di casa secoli prima e ha tagliato ogni legame con gli altri membri della famiglia. Quando il padre ha un infarto, però, tornano tutti all’ovile e durante la permanenza a casa, i fratelli trovano in cantina una scatola che contiene ritagli sulle imprese di un serial killer mai catturato e inattivo da un botto di anni. Insieme ai ritagli , anche una buona quantità di campanelle d’argento, con cui il killer firmava i delitti. E qui parte la domandona: chi sarà il killer?

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La trama è quella tipica del supermistery e vista la stagione possiamo dirlo tranquillamente: American Gothic ha tutto per essere il nostro thrillerone estivo 2016. Ovvero la serie piena di misteri e senza troppi fronzoli che vorresti vedere tutta d’un fiato, ma che non ti impegna troppo il cervello. La versione facile di The Night Of, insomma.

Questo tipo di serie tv normalmente è caratterizzato da un cast di cani e cagne, ma American Gothic è una netta eccezione. I due nomi più in vista sono quelli dei figli maschi: il disegnatore è Justin Chatwin, il fu Steve/Jimmy di Shameless. Quello desaparecido è invece Antony Star, ex protagonista di Banshee. Non è un caso che i due attori più celebri siano stati scelti per questi personaggi, perché è con loro che American Gothic si gioca tutti gli equilibri. Il figliol prodigo Garrett è il personaggio destabilizzante, quello che può far saltare in aria tutta la famiglia, mentre il disegnatore Cam è al centro della sottotrama comedy, altro elemento notevole, visto che i thrilleroni di questo tipo di solito si prendono tremendamente sul serio.

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I fronti da scandagliare nelle prossime puntate sono già piuttosto evidenti: c’è la questione del killer, ovviamente, con padre e Garrett al momento in corsa per giocarsi la possibilità di vincere il titolo. Ci sono le preoccupanti ripercussioni di questa faccenda sulla candidatura a sindaco (nonché un possibile risvolto lesbo della candidata), c’è il big dilemma della figlia minore Tessa (Megan Ketch), che dovrà dividersi tra lealtà alla famiglia e marito poliziotto che indaga sul caso. Niente di trascendentale o di nuovissimo, ma probabilmente tutto fatto con i modi e i tempi giusti, per trascinarti dentro la storia senza nemmeno darti il tempo di rendertene conto.

Tra le mie abitudini estive fisse, c’è l’acquisto di un librone giallo prima di partire per le vacanze. Da qualche anno c’è anche la scelta di una serie thriller da seguire nei mesi caldi. Quest’anno, per quanto mi riguarda, la scelta è caduta su American Gothic.

Perché seguirla: perché può essere il guilty pleasure estivo e forse nemmeno troppo guilty

Perché mollarla: perché ha tutta l’aria di essere un classico gioco a incastro, senza troppe menate



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