12 Ottobre 2016 13 commenti

Victoria: quel menoso di Albert mi ha rovinato la serie di Diego Castelli

Ma perché il fidanzatino emo delle medie?

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Un paio di mesi fa il Villa scriveva in toni abbastanza entusiastici di Victoria, serie di ITV incentrata sulle vicende di quella che era la sovrana con il regno più longevo della storia d’Inghilterra, prima che l’attuale regina Elisabetta la superasse a destra facendole pure vedere il medio.

L’entusiasmo era dovuto al fatto che, pur avendo temi e toni in parte simili alle più zuccherose fiction italiane, Victoria era però anche un esempio di stile e di equilibrio, un affresco visivamente fulgido e affascinante di un periodo storico mitico, insomma una cosa un po’ ruffiana ma girata con la classe delle migliori serie. E io ero d’accordo, anche perché l’aspetto più squisitamente stilistico si univa a una tensione drammatica e romantica molto efficace, legata sia alle esigenze governativa di una ragazzina messa sul trono in un tempo in cui le donne erano viste ancora come massaie e niente più (dove quell'”ancora”, riferito all’oggi, è pure un po’ ottimista), sia al malcenato ardore puberale che legava la protagonista al suo primo confidente, quel Lord Melbourne interpretato da un Rufus Sewell in stato di grazia, roba da far calare le mutande ogni volta che entra in scena.

Victoria (4)

Due episodi di alto livello, che in un certo senso potevano effettivamente far pensare a un futuro da erede di Downton Abbey: stessa rete, stesso gusto per la Storia (anche se Downton non raccontava di personaggi realmente esistiti), consueta classe inglese, nonostante un tono comunque diverso.
Poi però è arrivato Albert.
Come wikipedia comanda, a un certo punto, ancora molto giovane, Victoria si deve sposare con suo cugino Albert, principino tedesco che sarà suo consorte per tutta la vita e le darà nove figli, e da questo gli autori non potevano scappare. Come dire, va bene farla flirtare un po’ con Melbourne, ma poi Victoria si deve innamorare del futuro marito e devono stare insieme per sempre.

Ovviamente è facile immaginare un possibile dialogo fra gli sceneggiatori, che chiameremo per comodità Arnoldo e Brunello:
Arnoldo: Perfetto, ora che anche Melbourne è cotto di lei la facciamo rimanere incinta di uno stalliere francese che…
Brunello: non si può.
A: come non si può?
B: eh non si può, è un personaggio storico, ora deve mettersi con suo cugino Albert.
A: vabbè, però poi Albert muore ucciso da uno stalliere francese che…
B: Nada, stanno insieme per sempre e fanno nove figli.
A: Eh cazzo, e noi la suspense come la tiriamo fuori?
B: Magari possiamo fare una sitcom, Nove in un castello?

Victoria (3)

Insomma, non poter contare sui mille giri di letto di una protagonista regale mette più di un problema in fase di costruzione del plot. Ma si poteva ovviare concentrando le vicende amorose su qualche personaggio minore, oppure si poteva raccontare semplicemente altro, visto che il regno di Victoria è lungo e pieno di eventi importanti.

Invece no, c’è Albert. E qui devo diventare volgare.
Dopo due episodi di equilibrio e stile, il cugino di Victoria si presenta a corte e lei si bagna. Tipo che lo vede e Melbourne diventa un vecchio decrepito in confronto allo stallone tedesco che Victoria vuole portarsi subito a letto.
Il che è già fastidioso, ma ancora più inaccettabile considerando che, in effetti, Albert è orrendo. Un manico di scopa perennemente menoso, un emo con il baffetto striminzito e il carisma aristocratico di attaccapanni.
Victoria è bellina, magari un po’ scassapalle, però graziosa e ardimentosa, e si invaghisce ALL’ISTANTE di questo ragazzetto malinconico che il povero Melbourne è ancora lì che non si capacità. Se stavamo costruendo l’immagine di una donna forte e volitiva, blam, tutto a puttane.

Victoria (2)

Tutto il resto della stagione, sei episodi su otto, sono un continuo passare da un litigio a una riappacificazione, dallo screzio perché lui vuole più spazio e lei non vuole figli, al limone successivo in cui lui ha lo spazio e lei il feto. Sostanzialmente non succede più nulla, non viene raccontato più niente che abbia un peso reale, tutto quanto è spostato su una relazione che non è e non potrebbe essere in alcun modo constratata, perché la storia ci dice che quei due devono stare insieme, e quindi al massimo puoi raccontare di qualche baruffa sotto le lenzuola.

Dopo l’entusiasmo iniziale, in brevissimo tempo la serie è diventata una palla gigantesca, una noia mortale che pare scritta da Moccia, un accumular di sospiri e menate da teen drama, che riescono pure a far perdere di vista il ruolo politico della protagonista, che qualunque cosa faccia e ovunque si giri vede Albert, l’amore per Albert, il dolore per il litigio con Albert, la possibilità di farsi un altro giro di Albert prima di cena.
Su internet molte ragazzine sembrano comunque aver gradito, e nel corso delle settimane si sono susseguiti i tweet e gli hashtag per celebrare la coppia. Solo che di solito gli hashtag si usano per confessare la propria preferenza per questa o quella soluzione, tipo #TeamDamon o #TeamStefan in Vampire Diaries. Ma qui cosa hastagghi, visto che tanto lei deve finire con lui e non esiste altra possibilità?

Victoria (6)

Sia ben chiaro, prima che gli appassionati di storia mi saltino alla gola: non sto questionando in alcun modo la validità (o non validità) storica di questo o quel risvolto o dettaglio. La questione è più semplice: io parlo di efficacia narrativa, di resa sullo schermo. Se l’amore fra Albert e Victoria era destinato alla noia perché la Storia vuole così e non la si vuole cambiare, allora era necessario fare qualcos’altro per dare sugo alla trama, per raccontarmi qualcosa che mi tenesse incollato allo schermo al di là di litigi e travagli (nel senso di “difficoltà” ma anche nel senso ginecologico).
Insomma, sono arrivato a stento a fine stagione, e semplicemente non ho voglia di vedere la seconda.

Non posso neanche sperare che Albert muoia male e in fretta, Wikipedia glielo impedisce…



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