7 Novembre 2016 7 commenti

Class – Lo spin-off di Doctor Who è un buco nell’acqua di Federico Guerri

Class cerca di tornare a Buffy, ma con vent’anni di ritardo

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C’era una volta la Bocca dell’Inferno e la Bocca dell’Inferno vomitava demoni e buone idee. Situata con somma praticità proprio sotto la cittadina di Sunnydale (California), l’Hellmouth dava a Buffy Summers e i suoi amici della Scooby Gang qualcosa di divertente e pericoloso da fare ogni settimana. Erano gli anni ’90 e il papà di Buffy – quel geniaccio pop di Joss Whedon – si divertiva come un matto a far uscire dalla sua porta verso l’Ade qualsiasi cosa potesse turbare l’equilibrio dei personaggi e, soprattutto, quello delle sonnacchiose e routinarie serie televisive del tempo. Bastava far uscire un diavolo con la passione per le sette note e d’improvviso l’episodio si trasformava in un musical. Ci s’inventavano Gentiluomini Spaventosi col potere di rubare la voce e gli attori erano costretti a una puntata interamente muta. Si cominciava a giocare con il gioco stesso della televisione inoculando i primi germi che avrebbero portato le serie TV ad essere, come hanno detto alcuni, “la letteratura del nuovo secolo”.

Cinque anni dopo un episodio come quello muto di Hush, per dire, dall’altra parte dell’Oceano quell’altro geniaccio pop di Steven Moffat tira fuori i suoi Angeli Silenziosi e Piangenti e Blink, una puntata di Doctor Who in cui il Dottore compare soltanto in alcuni piccoli video e tutto è giocato su un meccanismo di tensione semplice ed efficace come uno sguardo.

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Class, il nuovo spin-off di Doctor Who creato da Patrick Ness e in onda su BBC Three dal 22 ottobre, cita esplicitamente, nella prima puntata, l’Hellmouth di Buffy e si propone al pubblico che adorò la Cacciatrice, quelli che ora l’industria definisce Young Adult. La trama è presto riassunta: un gruppo di adolescenti interpretati da venticinquenni come da Dawson’s Rule, creati mettendo nel frullatore ogni stereotipo di genere: la buona timida umanitaria che non si sente bella ma è interpretata dall’attrice più caruccia di tutte, la nerd di colore super-intelligente, il maniaco dello sport tormentato in chiave musulmana e il principe alieno che non capisce gli umani pur essendo, probabilmente, gay. Tutti requentano la Coal Hill High e si trovano, a causa dell’estrema funzionalità della trama e di spiegoni infiniti, a dover proteggere la propria scuola divenuta, guarda un po’, un portale sullo spazio e il tempo e su mondi assai cattivi. Il Dottore, con la peggior entrata in scena di sempre mai scritta per un Peter Capaldi che la recita col pilota automatico, concede ai ragazzi una missione, guarda sconsolato i due-tre riferimenti al passato della serie che giustificano la sua presenza e se ne va per non tornare, probabilmente, mai più (se non nel caso della terribile minaccia cosmica del Calo-degli-Ascolti).

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Il problema di Class è che sembra un prodotto deteriore degli anni ’90 senza prendersi nemmeno la briga di dichiararsi come un omaggio o uno spoof. Prende atmosfere alla Buffy, effetti speciali un po’ datati, amori alieni alla Roswell, spiegoni improvvisi e lunghissimi, ragazzini di mezza età con professoresse pressoché coetanee e li mescola con un paio di battutine che strapperebbero pure un sorriso se non avessimo già visto le prime due serie di Glee. Esplora territori che Kevin Williamson ha già destrutturato con l’accetta nei suoi Scream o in The Faculty insieme a Robert Rodriguez.
Se Buffy si smarcava e metteva in rete capolavori quando diventava Doctor Who cinque anni prima del Dottore, questo spin-off di balla la quadriglia delle aragoste e cerca di tornare a Buffy vent’anni fuori tempo massimo. Peraltro, gli young adult di oggi guardano già il Dottore (e Black Mirror e Skins e Misfits, aggiungerei) e si aspettano, probabilmente, qualcosa di più del solito ballo di fine anno con problemoni-oni-oni. Non bastano, insomma, un paio di riferimenti a Skype o Instagram per acchiappare i ragazzini.

Una somma delusione, quindi, e sappiate che chi vi scrive, oltre ad adorare il Signore del Tempo, ha Breakfast Club tra i suoi film preferiti di sempre e, tra i guilty pleasures, pressoché ogni film o serie con adolescenti da Beverly Hills in poi.

Perché continuare a guardare Class: Nella speranza di rivedere il Dottore o qualche suo comprimario o che, d’improvviso, un colpo di scena ci riveli un’operazione ironica.

Perché mollare Class: Perché, se non lo si è già fatto, si può prendere i DVD di Buffy e far finta che Rupert Giles sia il Dottore sotto mentite spoglie.

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