16 Dicembre 2016 54 commenti

The OA di Netflix è la serie più assurda dell’anno di Marco Villa

Nelle prime due puntate di The OA c’è materiale per almeno cinque o sei serie tv

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Quando hai già visto di tutto, quando hai persino già fatto la classifica delle migliori serie tv del 2016, quando sei proiettato sulle novità del 2017, quando sei in quel momento lì, ti arriva tra capo e collo The OA, la nuova serie di Netflix disponibile dal 16 dicembre. E c’è di peggio, perché The OA non è una serie come tante, ma una serie assolutamente folle e questa la recensione di un pilot più difficile da scrivere nella storia di Serial Minds.

The OA è stata creata da Zal Batmanglij e Brit Marling, che della serie sono anche rispettivamente regista e interprete principale. Di cosa parla The OA. Eh, fosse facile: la metto giù sinteticissima. Prairie è una ragazza che viene ritrovata dalla polizia dopo essere stata lontana da casa per anni. Il ritorno dai genitori sembra essere la fine di una brutta storia, in realtà è solo l’inizio di un’altra, perché Prairie è completamente cambiata. Innanzitutto era cieca e non lo è più, ma questo è solo l’elemento più visibile (sorry) del suo cambiamento. Nei 70 minuti del primo episodio, infatti, accade tutto e il contrario di tutto: non vengono semplicemente introdotti una vicenda e dei personaggi, ma storie che potrebbero essere sufficienti per almeno tre serie.

The OA è infatti una serie concepita con il primario obiettivo di sparigliare le carte non appena possibile: parte come un apparente crime, ha svolte paranormali, diventa quasi una storia di formazione e poi vira verso una specie di horror claustrofobico. E siamo solo alla seconda puntata. Non è un caso che l’ufficio stampa di Netflix si fosse premurato di indicare che sarebbe stato meglio scrivere di The OA solo dopo aver visto tutti gli otto episodi di questa stagione, ma purtroppo non mi è stato possibile. E quindi sono qui a scrivere WTF sui muri di Milano e a cercare modi per far passare il concetto che questa serie potrebbe essere la cosa più rivoluzionaria dell’anno oppure una trollata senza precedenti.

Il problema è che ci sono tantissime cose che potrebbero far propendere per una direzione o per l’altra, tipo far partire i titoli di testa un’ora dopo l’inizio dell’episodio, nel preciso momento in cui tutto quello che è stato raccontato fino a quel momento viene messo tra parentesi, con un ribaltamento narrativo che fa saltare sul divano e riempie di entusiasmo. Sentimento che pochi minuti dopo viene affossato da una trovata mistica, diciamo così, che fa crollare la fiducia nelle potenzialità di questa serie ai minimi storici. Non sto a dirvi di cosa si tratta perché dovrei scrivere 5mila battute per spiegare come si è arrivati a quel punto, ma vi assicuro che appena la vedrete la riconoscerete.

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The OA è tutta così, una specie di giostra che ti fa trattenere il fiato per la sorpresa, ma ti dà anche la sensazione di potersi schiantare in qualsiasi momento. Se seguite Serial Minds, sapete che noi siamo sempre dalla parte di chi osa e non si accontenta del compitino, così come non abbiamo problemi a esaltare chi decide che saltare lo squalo non è un rischio, ma una precisa scelta stilistica da perseguire con ostinazione.

Sui siti statunitensi, già si parla di The OA come della serie che vi aiuterà a sopportare i mesi che ci separano dalla seconda stagione di Stranger Things, ma ci pare onesto dirvi che non sarà così: ok, ci sono dei ragazzini, c’è la provincia e a un certo punto anche una bicicletta. Ma The OA è Stranger Things se fosse stato girato da M. Night Shyamalan, quindi una cosa completamente diversa. Anzi: cinque o sei cose completamente diverse.

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Di solito andiamo giù abbastanza duri con il giudizio anche dopo il solo pilot, questa volta proprio non ce la sentiamo: The OA è da vedere, ma come detto po esse fero o po esse piuma. L’unica certezza che ci sentiamo di avere è che non vi lascerà indifferenti, cosa comunque sempre importantissima.

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