16 Gennaio 2017 7 commenti

Good Girls Revolt – La battaglia femminile nel giornalismo degli anni ’60 di Alice Arduino

Una serie con un destino sfortunato, ma che merita una chance

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Poco da fare: le serie in costume di stampo femminista faticano a funzionare. Ce ne eravamo accorti già con Bomb Girls, purtroppo ce ne rendiamo di nuovo conto con Good Girls Revolt. Entrambe serie ben fatte e ben scritte, che però vengono cancellate per ascolti non proprio buoni.

Se Bomb Girls era ambientata nella seconda guerra mondiale, Good Girls Revolt riporta l’attenzione sulle tematiche delle battaglie per l’emancipazione femminle compiute negli anni Sessanta e Settanta. Non sono molte le serie che si interessano di questi temi, e Good Girl Revolt, rimarca la necessità di portare sul grande schermo certe storie sempre attuali.

Ispirata a fatti realmente accaduti, la serie parla di un gruppo di impiegate che decidono di fare causa alla rivista per la quale lavorano, con l’obbiettivo di richiedere gli stessi diritti dei loro colleghi uomini. Basato sul libro omonimo, scritto da Lynn Povich, è stata realizzata nel 2016 da Amazon Video e la prima stagione prevede 10 episodi diretti da 8 registe differenti.

Ambientata nel 1969, Good Girls Revolt ha come protagoniste Genevieve Angelson (vista in Backstrom) nel ruolo di Patti Robinson una giovane e talentuosa hippie, desiderosa di diventare reporter, Anna Camp nel ruolo di Jane Hollander, (l’ex Sarah Newlin di True Blood e la Catlin di The Good Wife) una ricca ragazza di buona famiglia, precisa e dedita al lavoro, in attesa di sposare il suo fidanzato imprenditore e Erin Darke (l’Annie di Battle Creek) nel ruolo di Cindy Reston, timida ed introversa, sposata con un marito assente e infatuata del fotografo della redazione, con cui scoprirà le gioie del sesso.

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Le protagoniste hanno un ruolo fondamentale all’interno della rivista: sono loro che svolgono le ricerche necessarie per la stesura di un articolo, prendono i contatti con le fonti da intervistare, si occupano di programmare gli appuntamenti per i colleghi reporter e spesso scrivono loro stesse gli articoli a macchina che poi girano ai colleghi maschi che li firmano. Il loro ruolo di impiegate e segretarie all’interno della rivista comporta molte responsabilità, spesso con un numero maggiore di ore lavorative. La loro paga risulta però, la metà di quella dei colleghi uomini e in più non possono firmare articoli, nonostante siano spesso più istruite e talentuose. Questi eventi porteranno le giovani a porsi delle domande all’interno della redazione, desiderose di diventare reporter e vedere il loro nome pubblicato sulla rivista. Sognano di avere un trattamento alla pari, vogliono emanciparsi, crescere e fare carriera. Alla loro posizione, si aggiunge il fatto che non hanno nessun tipo di diritto sul posto di lavoro e i loro superiori flirtano senza farsi troppi problemi, innescando tradimenti e relazioni con le ragazze.

Gli anni in cui si svolgono le vicende sono quelli della rivoluzione sessuale americana e del movimento giovanile degli hippie della Beat Generation. È in questo clima che le protagoniste vivono la loro quotidianità, fumando erba e partecipando a party parecchio libertini. Nella prima puntata la colonna sonora con i Doors di Jim Morrison risuona in sottofondo, sottolineando quell’aria di libertà e indipendenza che trascinerà le ragazze nella loro lotta. Cindy prenderà coscienza del proprio corpo, della sessualità e dell’orgasmo femminile, grazie anche alla semplice visione, attraverso uno specchietto, del suo organo genitale. Jane, invece, bella e bionda, desiderata dagli uomini, punterà sulla sua intelligenza, poco vista dal genere maschile, ammaliato solo dal suo corpo e sfiderà le convenzioni sociali che prevedono una donna arrivare vergine al matrimonio.

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Good Girls Revolt è sicuramente una serie interessante, che ha portato a casa buone critiche. Amazon ha però rinunciato a una seconda stagione e Sony non è riuscita a trovare un nuovo network che la ospitasse. Finisce quindi con la prima stagione e a noi resta un bel po’ di amaro in bocca.

 

Perché seguire Good Girls Revolt: ispirato ad una storia vera, per i pari diritti sul posto di lavoro, in puro stile femminile e vintage

Perché mollare Good Girls Revolt: se cercate azione e colpi di scena non è la serie adatta a voi



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