13 Ottobre 2017 12 commenti

Mr. Robot 3×01 – Un ritorno migliore dell’addio di Diego Castelli

Dopo una seconda stagione fin troppo tosta, il ritorno è più godibile

Mr. Robot 3 (1)

SPOILER SUL PRIMO EPISODIO DELLA TERZA STAGIONE

Può suonare strano pensare che siamo solo alla terza stagione di Mr. Robot. Non solo perché il ritorno della serie di Sam Esmail arriva a un anno e tre mesi di distanza dal debutto della stagione precedente (basta cambiare clima e ci sembrano passati anni, siamo gente abitudinaria), ma soprattutto perché il ruolo e il peso di Mr. Robot nel mondo seriale è cambiato più di quanto non accada alla maggior parte delle serie tv.
Partita con enorme trasporto, circondata da un gruppo di fan accalorati ed entusiasti (anche se i freddi numeri dei dati di ascolto non sono mai stati eccezionali), Mr. Robot ha trascorso la sua prima stagione in una specie di bolla fatta di elogi e premi. Un’attenzione che era ben giustificata dallo stile della serie, così diverso rispetto a quasi tutto il resto della tv, e da una narrazione cupa e misteriosa, che solleticava certi pruriti complottisti e anarchici in modo così furbo, da farsi rilanciare sui social come se fosse un vero appello anti-potenti, con troppa gente che dimenticava di stare parlando di una serie tv americana che, di fatto, era stata voluta e prodotta dagli stessi potenti.

MR. ROBOT -- "eps3.0_power-saver-mode.h" Episode 301 -- Pictured: Rami Malek as Elliot Alderson -- (Photo by: Michael Parmelee/USA Network)

Con la seconda stagione, un calo. Di fama, di attenzione, di pubblico. In parte fisiologico, per una serie che non è costruita per essere un prodotto mainstream, in parte per colpa dello stesso Esmail, che nell’ansia di riempire il vuoto lasciato da certi misteri scomparsi nella prima stagione, aveva riempito la seconda con una trama molto complessa, troppo circonvoluta, che ha sballottato la mente di molti fan, lasciandoli fin troppo storditi.
Per essere meno accademici, nella seconda stagione di Mr. Robot c’erano troppi momenti in cui non si capiva una sega. Il che ogni tanto va bene, ma non può essere la costante di una narrazione seriale. Puoi permetterlo giusto se ti chiami David Lynch, ma anche in quel caso devi sapere che ti guarderanno in pochissimi.
A non essere mai mancato, questo no, era lo stile riconoscibile, l’eleganza di uno sguardo personalissimo e ficcante, e l’impressione costante che la mente di Elliot fosse un labirinto che meritava ancora di essere esplorato in tutti i suoi angoli e, soprattutto, nelle conseguenze del suo agire.

MR. ROBOT -- "eps3.0_power-saver-mode.h" Episode 301 -- Pictured: Carly Chaikin as Darlene Alderson -- (Photo by: Michael Parmelee/USA Network)

Forse conscio di alcuni errori, forse influenzato anche da certi avvenimenti di politica e cronaca reale, Sam Esmail ha così scritto e diretto una premiere di terza stagione che consente di tirare un po’ il fiato, senza per questo rinunciare ad aggiungere nuova carne al fuoco.
Durante il previously sorge nella mente un certo smarrimento, una cosa tipo “ah sì? Era successo tutto questo?”, ma fortunatamente l’episodio non chiede allo spettatore di ricordarsi anche il nome del postino di fiducia del protagonista, preferendo puntare su pochi concetti facili da ricordare/assimilare.
Dall’inizio della serie, Elliot ha portato avanti due obiettivi: migliorare la società brutta e cattiva in cui viveva, e da un certo punto in poi recuperare il controllo su una mente che credeva normale, e che invece non lo era.
Dopo averlo lasciato al suolo, colpito da una pallottola che credeva illusoria e invece era concretissima, Elliot inizia la seconda stagione con una certezza: il controllo che sperava di avere non esiste.
E su questa semplice riflessione si basa un doppio binario: da una parte il tentativo di impedire la famosa “fase 2”, che ora Elliot ritiene più dannosa che altro; dall’altra verificare di poter ancora contare sulla sua precaria sanità mentale.

MR. ROBOT -- "eps3.0_power-saver-mode.h" Episode 301 -- Pictured: Rami Malek as Elliot Alderson -- (Photo by: Michael Parmelee/USA Network)

In uno degli episodi più esplicitamente politici di tutta la serie, Esmail ci racconta i dubbi di Elliot attraverso la descrizione di una società che, dopo essere stata resettata e liberata dall’ombra della E Corp, è tutt’altro che rifiorita, anzi: gli attacchi alla megacorporation hanno creato un caos non sostituito da alcuna intelligenza o struttura, cosa che ha gettato la gente nel panico, favorendo se possibile un peggioramento della situazione.
In un lungo e già memorabile monologo, che unisce le parole di Elliot a immagini poco equivocabili, Esmail introduce una riflessione di ampissimo respiro che si aggancia con forza all’effettiva realtà extratelefilmica: la salita al potere di Trump diventa l’effetto perverso di un meccanismo che, nella serie, è stato iniziato dallo stesso Elliot. Il tentativo di liberare le persone dalla schiavitù (del denaro, del potere), il ragazzo incappucciato non ha fatto altro che spingerle nelle fauci di un predatore più grosso, che qui è rappresentato da Trump ma più in generale da tutti quei soggetti che sulla crisi hanno speculato, vedi ad esempio coloro che, sfregandosi le mani avide, hanno trasformato i simboli della FSociety in maschere e spillette da vendere per trarre profitto (un po’ quello che da sempre succede anche nella realtà, se pensiamo a icone come la faccia di Che Guevara o la maschera di V per Vendetta, trasformate in oggettistica da bancarella).
Quello che Esmail sembra voler mettere in scena, in un discorso davvero enorme che chissà se saprà gestire, è l’antico problema di tutte le rivoluzioni “violente”, che a volte sono semplicemente inevitabili, ma che sono sempre a rischio di involuzione e riassorbimento, se non sono sostenute da un pensiero coerente, da un’autocoscienza forte, e da una strategia di lungo periodo che permetta loro di non finire nelle mani di chi è pronto a sfruttarle a proprio esclusivo vantaggio.

MR. ROBOT -- "eps3.0_power-saver-mode.h" Episode 301 -- (Pictured: (l-r) Portia Doubleday as Angela Moss, Rami Malek as Elliot Alderson -- (Photo by: Peter Kramer/USA Network)

Immerso in un pessimismo abbastanza angosciante, sconvolto e mortificato per le conseguenze impreviste delle sue azioni e attirato da un ideale di libertà (personale, sociale) sempre più lontano e confuso Elliot prova allora a metterci una pezza, senza sapere che è tuttora un burattino nelle mani di se stesso. Sì perché questa premiere, anche quando si toglie dalla filosofia politica più generale per tornare al dettaglio dei suoi personaggi, ci mostra come il protagonista abbia ancora parecchia strada da fare, visto che perfino Angela è passata alla Dark Army e complotta con Mr. Robot per portare a termine la fase 2.
Insomma, Elliot non ci sta capendo niente, e ogni volta che prova a migliorare le cose, tamponando i suoi stessi errori, finisce in un gorgo di complottismo e dissociazione mentale che rende davvero complicato capire cosa accadrà, pur considerando difficile immaginare un lieto fine per tutti. Al massimo possiamo sperare che, da qui a fine serie, Elliot sia in grado di diventare il supereroe che ha sempre voluto essere, ma che la sua stessa psiche gli ha impedito di diventare. Non sarà la soluzione a tutti i problemi del mondo, ma potrebbe essere la soluzione ai suoi, e già ci farebbe piacere.

Ma se Elliot non ci sta capendo niente, la buona notizia è che siamo tornati a capirci noi. Messi finalmente di fronte a un episodio quasi del tutto comprensibile, iniziamo la stagione con rinnovato entusiasmo, finalmente liberi di bearci di nuovo dello stile ombroso e tecnologico, dell’ironia rara ma efficace (tipo il volume abbassato dentro quella specie di magazzino con gli hacker), applaudendo perfino l’arrivo di Bobby Cannavale: con il suo Irving (specie di pacatissimo eppure inquietante Mr. Wolf di tarantiniana memoria), l’ex protagonista di Vinyl rappresenta una gustosissima new entry, un dettaglio a cui appassionarsi in maniera completamente limpida, per la sua forza intrinseca, senza necessariamente farne carne da complotto.

MR. ROBOT -- "eps3.0_power-saver-mode.h" Episode 301 -- (Pictured: Bobby Cannavale as Irving -- (Photo by: Peter Kramer/USA Network)

È chiaro che rimarrebbe anche lo spazio per le critiche, ma non sarebbero diverse da quelle che la serie si becca dall’inizio: la scrittura di Esmail è sempre ambiziosissima, ai limiti del delirio di onnipotenza, e il rischio di sbrodolare troppo, o di essere troppo arroganti nella pretesa di raccontare tutte le verità più fondamentali del mondo, è sempre dietro l’angolo. Ma se questo è il vostro problema, ce l’avete dall’inizio, e probabilmente ve lo terrete fino alla fine, perché Esmail e soci non sembrano avere voglia di togliere il piede dall’acceleratore. Quello che notiamo, in questa premiere, è però una più salda presa sul volante. Il che è tutto di guadagnato.



CORRELATI