29 Novembre 2017 10 commenti

Future Man: quando a viaggiare nel tempo sono (gustosi) imbecilli di Diego Castelli

Future Man è citazionista come Stranger Things, ma con una netta virata verso il tamarro e il volgarotto (che mica ci dispiace)

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Quando io e il Villa studiavamo insieme all’università, quando Serial Minds non esisteva nemmeno come concetto, e non avevamo idea precisa di come ci saremmo guadagnati il pane da lì a pochi anni, professori e professoresse ci riempivano la testa di riflessioni sul postmoderno.
E uno dei tratti che caratterizzano il postmoderno è lo sguardo volto indietro, a forme, generi e stili del passato, che vengono ripresi, riadattati, ibridati, incrociati, tipicamente senza fare troppe gerarchie fra cultura alta e cultura di massa.
Certo, quelli che ne sanno dicono pure che il postmoderno, che è un nome figo, sfocia spesso nel manierismo, che invece non è una cosa buona, perché in mezzo ci passa il confine fra rielaborare il passato e copiarlo spudoratamente.

Se ci pensate, sono anni ormai che in ambito seriale (così come cinematografico, letterario, musicale ecc) assistiamo a forme più o meno marcate di nostalgia e revival, che hanno motivazioni economiche quando non di mancanza di creatività, ma che affondano le radici anche nel desiderio di rileggere con occhio nuovo il passato da cui siamo venuti.
Un’operazione che, ovviamente, si può fare bene come nel caso di Stranger Things, oppure si può fare male come nei mille mila remake che in questi anni ci hanno rubato preziose ore di vita sia in tv che sul grande schermo.
Fortunatamente, oggi parliamo di una serie vistosamente postmoderna, nei modi che ci siamo appena detti, che però riesce a non diventare pura scopiazzatura. Una serie, insomma, che ci sembra di aver già visto, ma che non per questo puzza di vecchio.
Il suo nome, forse non a caso, è Future Man.

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Disponibile in America su Hulu e prodotta da Seth Rogen, Future Man è una fantascienza comica in cui un giovanotto sfigato (che di cognome fa Futturman), ossessionato da un vecchio videogioco che nessuno è mai riuscito a finire, scopre che quel videogioco altro non era che una prova inviata da combattenti del futuro, per cercare un soldato abbastanza in gamba da aiutarli a impedire l’estinzione dell’umanità attraverso opportune modifiche del flusso temporale.
Se a qualcuno è venuto in mente Giochi Stellari (The Last Starfighter), il film del 1984 in cui succedeva più o meno la stessa cosa (un ragazzo reclutato tramite un videogioco), non solo ci avete preso, ma Future Man lo dice pure esplicitamente, proprio per bocca del suo protagonista.

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E questa, in fondo, è la cifra della serie: raggiunto da due guerrieri del futuro, Tiger (Eliza Coupe, faccia ben nota ai serialminder) e Wolf (Derek Wilson, visto in Preacher), che non conoscono nulla se non la guerra e l’essere duri come l’acciaio, il protagonista Josh si ritrova catapultato in un’avventura spaziotemporale che cita senza sosta i più famosi e amati classici del genere, da Terminator a Ritorno al Futuro.
Quello di Future Man non è però un citazionismo dolce e nostalgico, come quello della già citata Stranger Things, perché tutto è virato a un’azione spesso rapidissima, in cui la commedia sa essere particolarmente sguaiata e volgarotta. Eccezionale, in questo senso, il momento in cui Tiger e Wolf mostrano di conoscere il sesso solo nella sua componente biologica più grezza e fredda, priva di qualunque sfumatura romantica: quando Josh li trova che ci danno dentro come conigli, i due spiegano di stare eseguendo una pratica ben nota per scaricare la tensione della battaglia.

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In qualche modo, Future Man pesca da un grande bacino di storie più o meno recenti, su cui spalma una patina di trash consapevolissimo, con uno spirito quasi iconoclasta: ti mostro i due classici guerrieri del futuro, ma li privo della saggezza di cui gli abitanti del futuro si fanno spesso portatori, per trasformarli in grezzi gorilloni che la guerra ha reso totalmente inadeguati alla vita del ventunesimo secolo.
Il che, oltre che a rendere la parodia efficace, ha anche uno scopo prettamente narrativo: dare utilità a Josh, che altrimenti sarebbe un pessimo soldato, ma che proprio grazie alla sua nerditudine (e al suo essere una persona semplicemente normale) riesce a indirizzare le energie guerresche dei suoi nuovi compagni così da evitare la morte di praticamente tutti quelli che entrano in contatto con loro.

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Al momento ho visto solo quattro episodi di Future Man, anche se Hulu ne ha sputati fuori tredici in una volta, quindi mi riservo di ribbbaltare il risultato che neanche Alessandro Borghese qualora la prima stagione cominci a calare di qui a breve. Al momento, però, Future Man funziona: buon ritmo, buone idee, un equilibrio ben calibrato fra avventura, commedia, e un citazionismo a tratti più sottile e raffinato di quello che quei due grezzoni sullo schermo farebbero immaginare. L’impressione costante, guardando le puntate, è che da un momento all’altro possa esserci un’invenzione fra il nostalgico e il tamarro, che puntualmente arriva a giustificare il prezzo del biglietto.
Al momento, approvata.

 

Perché seguire Future Man: perché riesce a essere esageratamente citazionista, senza per questo perdere un suo stile fresco, vivace e gustosamente imbecille.
Perché mollare Future Man: se la fantascienza non vi interessa in alcun modo, anche la sua parodia potrebbe risultarvi indigesta.

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