22 Maggio 2018 2 commenti

Innocent – Preferisci un innocente in galera o un colpevole in libertà? di Marco Villa

In Innocent c’è un imputato che viene assolto dopo sette anni e tre processi, ma nessuno crede sia davvero innocente: qual è la verità?

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L’errore giudiziario è quello che può mettere in carcere un innocente o quello che può mandare in libertà un colpevole. Due store e due esiti differenti, ma che possono essere legati alla stessa vicenda e alla stessa persona: basta solo cambiare il punto di vista e l’innocente scarcerato diventa un colpevole che non è stato possibile condannare. Il confine è labile e dipende esclusivamente dal verdetto di una giuria. Un verdetto che può dare speranza o creare disperazione, come accade nel pilot di Innocent.

Innocent è una serie tv in quattro puntate, andata in onda dal 14 al 17 maggio su ITV. La storia inizia quando il martelletto di un giudice sancisce che David Collins (Lee Ingleby) può tornare libero dopo sette anni e tre processi. L’accusa che l’aveva portato alla sbarra è quella dell’omicidio della moglie, da cui viene scagionato perché per tre volte una giuria non è riuscita a ritenerlo colpevole. Stampa e opinione pubblica, invece, l’hanno già ampiamente condannato e così, quando David prova a tornare a una vita normale, trova davanti a sé solo dei muri. Nei sette anni trascorsi in carcere lui ha perso i contatti con tutti, soprattutto con i propri figli, presi in affidamento dalla cognata (Hermione Norris) e dal marito. L’unico che gli è rimasto accanto è il fratello, perché anche gli amici di un tempo non hanno dubbi sulla sua colpevolezza. Mentre David prova a reinserirsi, la polizia riapre l’indagine, cambiando responsabile: non più l’investigatore che l’aveva seguita dall’inizio, ma la detective Cathy Hudson (Angel Coulby), che del precedente ispettore è la compagna, ma che non esita a scavare dove in apparenza ai tempi non si è approfondito più di tanto.

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A livello formale Innocent è un crime: c’è un omicidio, ci sono indagini, ci sono segreti da portare a galla. La differenza rispetto alla media è data dal fatto che non c’è un assassino da scoprire, ma un presunto colpevole da incastrare o da scagionare. Ovvero: i personaggi non partono tutti dalla medesima presunzione d’innocenza, perché ce n’è uno che deve dimostrare di non essere colpevole. Ovvio quindi che la prospettiva sia diversa: accanto all’indagine, infatti, ha grande forza il filone drammatico legato al destino del protagonista. Lui cerca di riprendersi un passato che gli è stato negato, ma il carcere l’ha ovviamente cambiato. Per come è scritta, Innocent non ci rivela da subito da quale parte cada l’errore giudiziario, ma ovviamente il bello della serie è proprio qui.

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Pur rispettando diversi canoni dei classici crime inglesi (nucleo famigliare, ambientazione fuori Londra, normalità degli investigatori), Innocent si pone in una categoria a sé, lontana tanto dal classico whodunnit, quanto dalla sfida tra assassino e investigatore. È un crime anomalo, più vicino al drama che alla detection, che può far scattare immedesimazione sia a favore, sia contro il protagonista.

Perché guardare Innocent: perché è un crime anomalo, che sfida le convinzioni dello spettatore

Perché mollare Innocent: perché state cercando un crime con indagine da manuale e non è questo il caso

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