15 Giugno 2018 3 commenti

Legion 2 season finale – Viva i twist che non sono veri twist ma in realtà lo sono comunque di Diego Castelli

Dopo una stagione a volte troppo lenta, il season finale di Legion è la perfetta chiusura e il perfetto rilancio

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SPOILER SU TUTTA LA STAGIONE

Alla fine, dopo lunga attesa, è arrivato lo scontro decisivo fra David e Farouk. Ma come era ormai sempre più prevedibile, non è stato il vero cuore del secondo season finale di Legion, perché la partita più importante si giocava altrove.

E dire che, perdiana, è stato un bello scontro. I due si sono avvicinati volando, incarogniti, cantanto Behind Blue Eyes degli Who, il cui testo sembrava quasi scritto apposta per la serie. Al momento di menarsi, poi, il loro scontro psichico ha assunto le forme di simulacri cartoonosi e coloratissimi, impegnati in battaglia senza esclusioni di colpi e di forme, uno spettacolone da mandare in sollucchero qualunque fan di fumetti e anime.
Però è finito tutto presto, anche grazie al contributo di Lenny e del suo fucile, perché c’era ben altro di cui discutere. Parliamo, naturalmente, del fatto che con questo finale Legion ha definitivamente trasformato il suo eroe protagonista nel cattivo della serie. Una scelta che, fatta momentanea pulizie delle tante follie viste in stagione, rimane più dirompente di questa annata.

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Quando David sta per uccidere Farouk a sassate vediamo un breve flashforward in cui Melanie e Oliver, il corpo nascosto chissà dove e la mente in pensione nel cubo di ghiaccio, informano lo spettatore della sostanziale distruzione (o quasi) della Terra, e mostrano di stare perfino dimenticando i vecchi compagni d’avventure.
Ahia.
Quando torniamo nel presente, Sydney si è presentata sul luogo dello scontro, armata di pistola, con l’obiettivo di fermare David con ogni mezzo, fosse anche ucciderlo.
E in effetti ci prova, terrorizzata all’idea che David possa diventare la vera minaccia per la razza umana, e a nulla valgono i suoi smarriti tentativi di farle cambiare idea. Tentativi che, va sottolineato, prevedono anche un uso dei poteri che però in quel momento risultano bloccati.

Sydney non nasconde più niente, mette sul piatto le sue peggiori paure, e David le rigetta come se fossero prive di senso. Sydney però è irremovibile, è ormai sicura che l’eroe della storia non sia lui, bensì lei stessa, e spara.
Arriva di nuovo il salvataggio di Lenny, che intercetta il proiettile con uno dei suoi, causando un’onda d’urto che stordisce i due (ex) innamorati. Sydney sviene e, prima che si riprenda, David fa la cazzata: usa i suoi ritrovati poteri per cancellare dalla mente di Syd il ricordo delle ultime ore, facendola tornare docile e innamorata.
Nel mezzo, fra lo sparo e la manipolazione, c’è una specie di break pubblicitario in cui David si ritrova nella sua vecchia cameretta, con un po’ di televisori sintonizzati sugli interludi mistico-filosofici di Jon Hamm, a dialogare con altri due se stessi, che cercano di convincerlo di come l’amore per Syd sia stato in realtà un’illusione, un modo per lui di contenere il suo potere. David (quello che possiamo chiamare il David ufficiale) non ci sta, non ha intenzione di rinunciare a ciò che desidera, perché lui l’amore se lo merita.

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Ogni cosa sembra tornata al suo posto, Farouk catturato e David e Syd di nuovo insieme, ma sappiamo che tutto si basa su una menzogna che non potrà che cadere. Tornati alla Divisione 3, David usa un paio di proiezioni psichiche per fare l’amore con Syd (sotto una colonna sonora parecchio inquietante), e per parlare con l’incatenato Farouk, che prima cerca di intenerirlo con storie della loro comune infanzia, e poi lo minaccia, assicurandogli che presto negli occhi della sua amata vedrà solo odio, perché lei saprà che lui l’ha manipolata perché l’amasse.
Cosa che naturalmente succede: prima c’è Cary che, ricostruendo gli eventi dello scontro, si rende conto dell’incantesimo praticato da David sulla mente di Syd; e poi c’è la stessa Sydney, che viene in qualche modo “risvegliata” da un topolino appositamente istruito da Farouk.

Giunge l’ora del processo al Signore delle Ombre, e David pensa sarà l’occasione per poter testimoniare contro di lui, in attesa di una condanna a morte che sarà più che certa: o lo ammazzano loro, o lo ammazza lui.
Peccato che in realtà il processo diventi occasione per Syd e compagni di imprigionare proprio lui, David: Sydney ormai ricorda tutto, e il fatto che David l’abbia drogata coi suoi poteri per poi farci l’amore assomiglia tanto a uno stupro.

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Gli amici provano a offrire a David un’ultima possibilità: intraprendere un percorso di farmaci e psicoterapia con cui il protagonista possa mondare i suoi peccati e, soprattutto, evitare di diventare la terribile calamità che tutti temono.
Ma ormai non c’è più spazio per un dialogo: David si sente braccato da ogni parte, e ritiene che gli ormai ex amici lo stiano condannando per colpe che non ha ancora commesso. Riesce quindi a fuggire, prende Lenny e scappa, lasciando spazio per un’ultima inquadratura: Sydney che dice “e ora?” e Clark che risponde “ora preghiamo.”
Sipario e arrivederci alla terza stagione.

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Non faccio mai i riassuntoni così precisi, più che altro per pigrizia, ma questa volta mi sembrava doveroso. Perché se è vero che questa stagione di Legion ha spesso rallentato troppo la narrazione, beandosi delle sue follie visive un tantino oltre il lecito, è anche vero che con questo episodio si arriva a un nocciolo importante della questione. Si aprono scenari inediti per una serie che finora ha certamente stupito molto con la sua messa in scena, rimanendo però legata a una dicotomia tutto sommato regolare fra un eroe problematico ma buono (David) e un cattivo fascinoso ma non per questo meno mortale (Farouk).
Il percorso che ci ha portato alla trasformazione di David è stato lento e piuttosto esplicito, visto che sono ormai settimane che si parla di questo possibile futuro malvagio per il protagonista, ma in fondo abbiamo sempre pensato che alla fine, in qualche modo, il nostro si sarebbe salvato dal lato oscuro. La scelta di consegnarlo alla tenebra, invece, rappresenta uno sfoggio di attributi notevole, sicuramente coerente con un personaggio che nemmeno nei fumetti è troppo monodimensionale (anzi) ma comunque coraggiosa nel mondo delle serie tv.

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Già di per sé basterebbe per un applauso, e per lasciare gli spettatori con un interesse bello corposo per la prossima stagione. Ma Noah Hawley si è spinto oltre, dando a questa trasformazione le sfumature necessarie per essere non solo sorprendente, ma anche credibile.

Da una parte, tutte le paure di Sydney sono fondate. È vero che David ha vissuto per anni con Farouk nella testa, ma è altrettanto vero che parte del male che ha compiuto sembra davvero attribuibile a lui. Allo stesso modo, David ha mostrato, specie in questo finale, un egoismo particolarmente inquietante e fastidiosamente infantile: non accetta alcuna critica, alcuna preoccupazione, si cura solo dei proprio scopi personali (uccidere Farouk e scappare con Sydney) mostrando poco o nessun interesse per convinzioni e sentimenti degli altri. Insomma, un discreto stronzo, che maschera con la sua faccina da vittima un grumo oscuro che sì, c’è, e si vede. L’accusa finale da parte di Sydney è in questo senso molto rivelatrice, perché spoglia le azioni di David della loro passione teoricamente genuina, per mostrarne gli elementi più manipolatori e noncuranti dell’altrui sentimento.

Dall’altra parte, però, c’è anche una seconda faccia della medaglia, o per lo meno c’è il terreno per farsi qualche domanda in più. Gli amici di David gli chiedono di farsi curare, e per certi versi la loro richiesta pare legittima. Però è una richiesta che viene fatta con la pistola in mano, e dopo averlo imprigionato in una bolla di energia. Viene insomma da chiedersi se la trasformazione di David non sia stata in qualche modo facilitata dalle azioni di chi stava cercando di impedirla.
La serie non sembra escludere lo scenario della profezia che si autoavvera, in cui l’isolamento che David subisce da parte dei suoi amici e soprattutto di Sydney è la vera scintilla che, per reazione, porta alla creazione di un David “cattivo” che si appresta a condurre una nuova vita di totale egocentrismo.

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Tutto l’episodio è percorso da incisi e voci fuori campo che tematizzano l’esistenza di più lati della stessa verità, ed è lo stesso David a ricordare più volte il monito cristiano per cui Dio apprezza più i peccatori dei giusti. È chiaro che se lo dice lui, un peccatore non ancora pronto a pentirsi, non vale, ma nella costruzione del senso della puntata concorre comunque alla nascita di molti dubbi sul comportamento di tutti.
L’impressione conclusiva, radicalmente opposta rispetto a tanti finali supereroistici, è quella di un fallimento totale, in cui nessuno è veramente innocente: non David, che si è crogiolato nei suoi effettivi problemi mentali ritenendoli una buona scusa per non prendersi alcuna responsabilità, ma nemmeno tutti gli altri, che a un certo punto l’hanno abbandonato sulla base di paure più che legittime, che però hanno probabilmente peggiorato la situazione.

Ci ritroviamo dunque con una terza stagione già ordinata, in cui i buoni hanno sbagliato tutto quello che potevano sbagliare, in cui l’eroe è diventato la principale minaccia per il genere umano, e in cui non sembra esserci granché margine per una ricomposizione. Mica male, no?

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Può essere una nuova e gradita svolta per Legion. La seconda stagione ha offerto nuovamente scorci di pura genialità, e 2-3 episodi realmente memorabili. Allo stesso tempo, e avendo ormai assistito al finale progettato da Hawley, possiamo anche dire che ci sono stati un paio di episodi di troppo, in cui la storia non andava avanti e lo spazio veniva colmato con deviazioni e follie che mostravano un po’ troppo il loro carattere di riempitivo. Questo giusto per ricordarci che sì, le serie tv sono “audiovisivo” e in quanto tale non dovrebbero mai sacrificare del tutto la messa in scena in favore della semplice trama, ma sono per l’appunto “seriali”, e la serialità, più del cinema, ha bisogno di una struttura narrativa che regga il peso di mesi e anni di programmazione.
Il twist di questo finale potrebbe salvare capra e cavoli: in un mondo in cui David Haller è il cattivo, nonché il mutante più pericoloso del mondo, c’è tantissimo da raccontare, potrebbero succedere mille cose in ogni episodio. E tutto senza rinunciare a una potenza visiva che da un David a briglia completamente sciolta potrebbe ricavare nuovo, fantastico impulso.

Quindi all’anno prossima, e dai dai dai.

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